«Esercitazione alla vita-seconda volta» poteva dare di più

Loredana Gašparović analizza in maniera ponderata il grande evento teatrale di questi giorni

Loredana Gašparović. Foto: Goran Žiković

“Esercitazione alla vita-seconda volta” ha diviso la critica teatrale e il pubblico in due grandi gruppi contrapposti: quelli che hanno amato lo spettacolo dalla prima scena e coloro fortemente delusi dal risultato dopo tanti mesi di pubblicità e aspettative. Loredana Gašparović, per molti anni responsabile del settore marketing e pubblicità del Teatro fiumano, ma anche personaggio chiave della rappresentazione originale in quanto profonda conoscitrice del romanzo di Nedjeljko Fabrio, al quale era legata da un’intensa amicizia, ha condiviso con noi la sua opinione riguardo al riallestimento di “Esercitazione alla vita”. Inoltre, suo marito Darko Gašparović, direttore del Dramma Croato e successivamente anche sovrintendente dello “Zajc”, è stato autore assieme a Fabrio della drammatizzazione del romanzo.
«La risposta è negativa»
“Mi chiedete se a distanza di una settimana le mie impressioni sono meno travolgenti, ovvero se ho fatto un po’ di ordine tra le sensazioni destatemi dallo spettacolo ‘Esercitazione alla vita-seconda volta’ e la risposta è negativa. Continuo a nutrire lo stesso identico parere riguardo a questo spettacolo, anche se non sono andata a rivederlo come avevo affermato di voler fare subito dopo la prima. Mi darò tempo fino a settembre e poi riproverò a dare una chance al progetto di Marin Blažević, sempre che la situazione col virus me lo permetta”, ha dichiarato Gašparović.
Uno spettacolo nuovo e diverso
Loredana Gašparović ha ricordato pure il momento in cui fu ventilata la prima proposta di rimettere in scena lo spettacolo ispirato al romanzo di Fabrio e ha ricordato pure un significativo incontro con Marin Blažević.
“All’epoca era sovrintendente Oliver Frljić, mentre Blažević era direttore dell’Opera e in un certo senso mano destra del sovrintendente – ha continuato –. Blažević venne a farci visita a casa, a me e a mio marito (Darko Gašparović, nda) per parlarci di ‘Esercitazione alla vita’. Ricordo chiaramente che mio marito gli disse in quell’occasione e ribadì più volte che si pensò a rimettere in scena lo spettacolo già nel 2000, ovvero a dieci anni dalla prima di febbraio del 1990, anche se una riproposta era stata in realtà già nel 1996 in occasione dei cinquant’anni ovvero giubileo d’oro del TNC ‘Ivan de Zajc’”.
Problemi di regia
“Mio marito disse a Marin (Blažević) – ha continuato – di aver parlato più volte con Fabrio di questo tema e che la conclusione è sempre stata che non esiste un motivo valido di rifare uno spettacolo così ben riuscito perché è impossibile che un’altra versione raggiunga i livelli dell’originale del 1990. A distanza di così molti anni una parte degli attori aveva scelto altre carriere o altre istituzioni, un’altra parte purtroppo ci aveva lasciati per sempre e mio marito reputava che tutte le novità che venivano introdotte all’epoca non calzavano allo spettacolo originale e non riuscivano a raggiungere quell’apice creativo avuto nel 1990. Mio marito credeva anche che se un giorno si dovesse rifare ‘Esercitazione alla vita’, tale impresa sarebbe dovuta iniziare dal buon principio per rimettere in piedi uno spettacolo a sé stante e non legato al primo. Penso che in parte Marin Blažević si sia fatto guidare da questo consiglio, anche se in origine non era sua intenzione fare la regia, che doveva venire assegnata a Lary Zappia, il quale dapprima accettò pensando di dare un tocco ambientale allo spettacolo, iniziando tutto sulle Rive, passando per il centro e concludendo tutto nel teatro. Alla fine rifiutò adducendo come motivo impegni di altro tipo e allora si pensò a Franka Perković, ma nemmeno in questo caso la decisione andò in porto. Non potendo trovare collaboratori Marin Blažević decise di prendersi quest’enorme impegno e fare tutto da solo, sia la regia che la drammaturgia, in collaborazione con tre giovani ragazze appena laureate all’Accademia di arte drammatica di Zagabria”.
Elaborazione concettuale al femminile
La concezione che Blažević ha voluto dare al nuovo spettacolo è una nota principalmente femminile. Loredana Gašparović gli fa i suoi più calorosi complimenti per il coraggio e per essere riuscito a portare le donne in primo piano, ma reputa che il risultato non sia riuscito. Ci sono dei momenti belli e intensi, ma guardando lo spettacolo come un tuttuno, non si tratta di una vera “Esercitazione alla vita”, né prima né seconda volta, ha affermato con sicurezza la nostra interlocutrice.
Innanzitutto Blažević, a differenza di Paro, non si è dimostrato come un grande regista, né un grande drammaturgo; in secondo luogo le nostre compagnie teatrali non sono ai livelli di quelle dell’epoca e purtroppo abbiamo perso i grandi nomi del Teatro, come Galiano Pahor, Andreja Blagojević, Giulio Marini, Claudio Misculin, Slavko Šestak, Ivan Brkić e altri. È anche vero che i grandi personaggi femminili sono interpretati da grandi nomi teatrali, di cui il più importante è Neva Rošić, seguita da Olivera Baljak nei panni di Mama Flora di cui Gašparović non apprezza il costume e la lunghezza della scena, Zrinka Kolak Fabijan nei panni di Tonka Despot, una famiglia croata di Kostrena che dimostra una coesione particolare nello spettacolo.
“Kolak Fabijan e Denis Brižić nei panni dei coniugi Despot hanno svolto un ottimo lavoro – ha dichiarato Gašparović –, proprio come Dražen Mikulić nei panni dello Straniero, Jasmin Mekić e Dean Krivačić, tutti membri della famiglia Despot. Reputo superflua l’introduzione nello spettacolo di una linea privata delle attrici, anche se ci sono frammenti apprezzabili. Mi dispiace che Elis Lovrić non sia stata messa maggiormente in risalto, né nei panni di Fanica, né personalmente. Anche la coppia Andreja Blagojević e Livio Badurina, che trent’anni fa aveva fatto furori, questa volta ha avuto un impatto minore con Jelena Lopatić ed Edi Ćelić”.
La seconda parte è superflua
Il finale dello spettacolo ovvero la lettura di appunti che Mira Furlan scrive a sé stessa viaggiando tra Los Angeles e Fiume è assolutamente superfluo, reputa Gašparović, pur rispettando immensamente Furlan come attrice. Pure la barca con il Carnevale dei politici è un elemento del quale si sarebbe potuto fare a meno. Il vero finale è l’uscita di scena di Neva Rošić, la quale in maniera calda e drammatica recita una breve dichiarazione d’amore per Fiume, la sua città natale.

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