«Esercitazione alla vita – seconda volta»: dialogo tra Storia e microstorie

Katarina Mažuran Jurešić, Nikola Petković, Sanja Bojanić, Aleksandra Jovićević, Melita Sciucca e Marin Blažević

A più di tre settimane dalla première del tanto atteso spettacolo “Esercitazione alla vita – seconda volta”, si è tenuta mercoledì scorso una tavola rotonda nel corso della quale si è voluto esaminare l’impatto della pièce sul pubblico e sui professionisti nel campo del teatro, come pure mettere a confronto lo spettacolo attuale con l’originale di trent’anni fa. All’evento, che si è svolto nell’ambito del progetto Fiume Capitale europea della Cultura, hanno preso parte Sanja Bojanić, direttrice del Centro per gli studi avanzati dell’Europa sud-orientale, Aleksandra Jovićević, professoressa di teatrologia, Nikola Petković, scrittore e critico letterario, Melita Sciucca, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, e Marin Blažević, sovrintendente del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, mentre in veste di moderatore è intervenuta Katarina Mažuran Jurešić, direttrice del programma di sviluppo del pubblico del Teatro.
Idea coraggiosa
La moderatrice ha dato il via al dibattito chiedendo ai relatori di esprimere la loro opinione sullo spettacolo, al che Nikola Petković ha caratterizzato come coraggiosa l’idea di mettere nuovamente in scena uno spettacolo di culto a Fiume, mentre Sanja Bojanić ha dichiarato di essere rimasta impressionata dalla forza sovrumana del personaggio di Mafalda. Aleksandra Jovićević ha messo in rilievo le attrici Neva Rošić e Mira Furlan, mentre Melita Sciucca ha detto di non essere ancora giunta a un giudizio e di pensarci ancora.
Marin Blažević ha spiegato che il lavoro allo spettacolo è stato una grande sfida, ma che, nonostante lo status di culto di “Esercitazione alla vita” del 1990, non si è sentito sotto pressione durante la creazione della nuova versione. Ha ricordato che inizialmente lo spettacolo doveva essere diretto da Larry Zappia, ma che il regista si era ritirato dal progetto, dopodiché Blažević lo ha preso in mano.
Storie personali
Petković si è quindi soffermato sugli elementi che distinguono lo spettacolo del 1990 da quello attuale. “Come professore all’Università, tengo lezioni su ‘Esercitazione alla vita’ e su Fabrio e praticamente vivo con questo testo da trent’anni – ha precisato -. Il primo spettacolo lo avevo visto assieme a Fabrio. Nella nuova versione ho apprezzato molto il dialogo tra la grande Storia, quella che travolge i popoli, e le storie individuali, ovvero le microstorie, alle quali è stato aggiunto ancora uno strato: le storie personali delle attrici. Mi chiedo, comunque, se chi non ha visto lo spettacolo di trent’anni fa o letto il libro abbia potuto comprendere proprio tutti i segmenti della rappresentazione”, ha osservato Petković. Alla sua domanda ha risposto Aleksandra Jovićević, la quale ha osservato che, non avendo letto il libro, nè visto lo spettacolo originale, ha trovato un po’ difficili da seguire alcuni segmenti della pièce, nonostante questi vengono spiegati nel prosieguo dello spettacolo. Ha rilevato che forse la rappresentazione avrebbe guadagnato in chiarezza se ci fosse stato un prologo che spiegasse le vicende chiave. “La parte più commovente dello spettacolo sono i destini umani, mentre l’intrecciarsi delle vicende del secolo scorso con quelle attuali concorre a creare una pièce del XXI secolo”, ha puntualizzato Aleksandra Jovićević. Sanja Bojanić ha osservato che lo spettacolo è un caleidoscopio di immagini e che la sua drammaturgia ricorda quella di Bertolt Brecht.
Grandi aspettative
Melita Sciucca ha dichiarato di aver seguito “Esercitazione alla vita – seconda volta” con grandi aspettative, soprattutto perché aveva visto lo spettacolo del 1990 circa dodici volte. “Trent’anni fa, Fiume si risvegliava da decenni di torpore: si era cominciato a parlare di temi fino a quel momento sottaciuti, tra cui anche dell’esodo degli italiani – ha puntualizzato -. ‘Esercitazione alla vita’ era diventato un simbolo di Fiume ed è probabilmente per questo motivo che le mie aspettative per questo nuovo spettacolo erano molto alte, forse anche troppo. All’inizio dello spettacolo mi aveva colpito molto vedere Andreja Blagojević, Galiano Pahor e Neva Rošić nei loro ruoli di trent’anni fa, ma nel prosieguo mi aspettavo qualcosa che non è mai arrivato. Devo dire che mi ha dato un po’ fastidio sentire gli attori del Dramma Italiano parlare un pessimo croato e quelli del Dramma Croato un altrettanto scadente italiano. Nello spettacolo era assente lo spirito di fiumanità. Inoltre, il ruolo di Mira Furlan, che amo molto come attrice, mi è sembrato fuori luogo alla fine dello spettacolo”, ha osservato Melita Sciucca, aggiungendo di essersi identificata con il personaggio di Mafalda quando, parlando di Fiume, dichiara di non riconoscere più la città, ma di amarla lo stesso. Petković ha ribattuto che il fatto che gli attori del DI e del DC parlino male l’italiano e il croato sia proprio un tratto distintivo di Fiume, in quanto questa città è ed è stata sempre un miscuglio di etnie, lingue e culture.
Appoggio istituzionale alla cultura

Melita Sciucca e Marin Blažević

La moderatrice ha messo a confronto l’appoggio dell’amministrazione cittadina, guidata dall’allora sindaco Željko Lužavec, che aveva visto nella cultura un fattore di sviluppo e progresso, allo spettacolo di trent’anni fa e quello attuale, che si riflette nel progetto Fiume CEC. Blažević ha rilevato che il progetto CEC si può osservare come una nuova tappa nella scoperta dell’identità di Fiume. “Per quanto riguarda l’eventuale assenza di fiumanità nella pièce, credo che ce ne sia di più nello spettacolo che nel romanzo di Fabrio. Infatti, in una fase del lavoro alla rappresentazione avevamo pensato di far tradurre tutte le repliche di personaggi fiumani in fiumano e di quelli ciacavi in ciacavo, ma Neva Rošić ci aveva fatto notare che così una parte del pubblico non avrebbe capito lo spettacolo e si sarebbe dovuto ricorrere ai sottotitoli (e anche questi possono deconcentrare lo spettatore)”, ha spiegato Blažević.
Omaggio alle donne
In conclusione, Nikola Petković ha invitato tutti a continuare a esercitarsi alla vita perché ne vale la pena, Sanja Bojanić ha voluto sottolineare l’omaggio alle donne nello spettacolo, mentre Melita Sciucca si è detta molto colpita dalla storia personale di Zrinka Kolak Fabijan, giunta da Vukovar devastata dalla Guerra patriottica, e ha sottolineato che “il nostro compito è non permettere che la storia si ripeta. Inoltre, è anche importante sapere che la storia di Fiume non si limita al Novecento. La sua storia è molto più ricca”, ha concluso.

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