Emozioni musicali schubertiane con il Trio pianistico fiumano

Graditissimo concerto all’ex Palazzo del governo con i tre giovani talentuosi concertisti

Il Trio pianistico fiumano. Foto: Ivor Hreljanović

Applausi scroscianti e scanditi al Palazzo del governo per il Trio pianistico fiumano, composto dai tre baldi musicisti Filip Fak al pianoforte, Krunoslav Marić al violino e Vid Veljak al violoncello. L’evento rientrava nell’ambito del ciclo di concerti “Fiume musicale”, dovuta all’Ente zagabrese “Cristoforio“.
Una serata schubertiana che sicuramente rimarrà nella memoria del pubblico sia per l’arduo impegno che per la forza espressiva dei concertisti, i quali sono riusciti a trasmettere generosamente emozioni e riflessioni alla platea.
In apertura, i tre talentuosissimi musicisti si sono cimentati con il Trio pianistico n. 2 in mi bem., brano che non finisce di stupire per la complessità e la vastità, sia della concezione sia della realizzazione musicale. Fin dal primo movimento è emersa l’eccezionale unità di sentire e di pensare dei musicisti, i quali agivano e funzionavano come un organismo unico. Hanno perseguito una lettura fedele, chiarissima, armoniosa, stabilita e vissuta fin nei minimi particolari del pensiero schubertiano. A queste pagine si sono accostati con virile energia, perentoria incisività e strepitosa drammaticità, tanto da sembrare – in più occasioni – tre “Cavalieri alla conquista di Gerusalemme”. Nel secondo movimento abbiamo, tra l’altro, assaporato la gentile e sentita liricità melodica. Naturalmente, di primaria importanza è la qualità del suono, che in questo caso si è rivelato caldo, pieno, potente, modulato in pregevoli impasti timbrici.
“L’Allegro moderato è una delle più audaci cattedrali sonore che il compositore abbia mai eretto con l’ausilio di tre soli strumenti”, così il grande musicologo di origine fiumana, Sergio Sablich, mentre Schumann scrisse come queste pagine vibrassero “di un furore represso e di un’appassionata nostalgia”, mentre l’Adagio è “percorso da un sospiro che tradisce alla fine un’angoscia profonda”.
Abbiamo voluto citare i pensieri di questi illustri critici in quanto rendono in maniera efficace lo spirito di queste ardue pagine; pagine che i nostri concertisti hanno saputo gestire ed esprimere con piena coscienza musicale e suggestiva plasticità.
Ancora Schubert come pezzo finale, vale a dire l’ampio e articolato “Notturno” in mi bem. magg. H 897. Iniziato con un remoto e sonnolento “pianissimo”, dai nostri concertisti (calma atmosfera notturna) il “racconto” si sviluppa gradualmente fino a raggiungere un acme poderoso di incredibile lacerazione, nel quale i tre interpreti si sono dati totalmente.
A questi giovani concertisti, dotati di incisive personalità musicali, auguriamo tanto successo, perché quando si offre la musica in questa maniera, succede una dimensione umana superiore, oggi decisamente trascurata.
Rileviamo che il Trio pianistico fiumano l’anno scorso è stato in tournée in Cina, dove ha ottenuto ottimi riscontri da parte di pubblico e critica.

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