L’altra sera, nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, nell’ambito della Settimana della cultura fiumana, è stata presentato “El bosco del Stribor”, la prima versione in dialetto fiumano della celebre fiaba “Šuma Striborova” di Ivana Brlić-Mažuranić, edito dalla Comunità degli Italiani di Fiume. Un’iniziativa di particolare valore culturale e simbolico che unisce tutela del patrimonio linguistico, educazione e creatività giovanile, nata grazie all’impegno degli allievi della Scuola media di Scienze naturali e di Grafica e alla traduzione curata da Tiziana Dabović, caporedattrice del mensile per ragazzi “Arcobaleno” dell’Edit. Ad aprire l’incontro è stato Enea Dessardo, presidente del sodalizio fiumano, il quale ha sottolineato il carattere eccezionale dell’evento anche dal punto di vista linguistico, poiché il lancio si è svolto in forma bilingue e in alcuni momenti persino trilingue. Accanto alla traduttrice erano presenti i giovani Luka Mandić e Damjan Vlastelić, intervenuti a nome dei numerosi compagni che hanno partecipato alla realizzazione dell’iniziativa.
Giovani e patrimonio linguistico
Nel corso della serata è stato illustrato il percorso che ha portato alla nascita dell’albo illustrato. L’attività è stata sviluppata nell’ambito della materia opzionale Scuola in comunità, attraverso la quale gli studenti sono chiamati a confrontarsi con problematiche di interesse nazionale, regionale e locale. I partecipanti hanno scelto di concentrarsi sulla tutela del patrimonio linguistico croato e delle parlate autoctone, rilevando come tra i giovani l’inglese goda spesso di maggiore prestigio rispetto alla lingua madre e come gli anglicismi siano sempre più presenti nella comunicazione quotidiana. Per sensibilizzare la comunità hanno organizzato laboratori, lezioni e attività divulgative dedicate alle parlate locali. In questo contesto si sono avvicinati al sodalizio fiumano, riconoscendolo come un esempio virtuoso di promozione e tutela del patrimonio linguistico.
Come ricordato da Dessardo, il gruppo è giunto in CI accompagnato dalla professoressa Tanja Šego Miketa. L’incontro con il presidente e Moreno Vrancich ha permesso loro di approfondire la storia del dialetto fiumano, le attività dedicate alla sua salvaguardia e il suo valore identitario. Da questo scambio è nata anche la consapevolezza della scarsità di opere letterarie disponibili in fiumano e, come spiegato da Mandić, proprio tale constatazione ha portato alla decisione di tradurre un classico della letteratura croata. La scelta è infine ricaduta sulla fiaba “Šuma Striborova”, oggi disponibile in una nuova veste grazie al lavoro congiunto di allievi, insegnanti e collaboratori. Nel dialogo con il presidente è emerso quanto l’esperienza abbia modificato la percezione che i giovani avevano della Comunità degli Italiani. Molti si aspettavano una realtà più piccola, quasi di nicchia, rimanendo invece colpiti dalla sua vitalità e dalla presenza di numerose famiglie che ancora oggi conservano il dialetto fiumano. È stata inoltre ribadita l’importanza di preservare questa parlata quale elemento fondamentale dell’identità cittadina. I protagonisti del progetto hanno raccontato anche le difficoltà e le soddisfazioni legate alla realizzazione dell’albo illustrato, frutto di mesi di lavoro, collaborazione e impegno comune.

Da Malik a Malisaz
Nella seconda parte della serata è intervenuta Tiziana Dabović, che ha ricordato come questo sia stato il suo primo confronto diretto con un’opera di Ivana Brlić-Mažuranić, una delle figure più importanti della letteratura croata, conosciuta fin dagli anni della scuola. La traduttrice ha spiegato che il lavoro ha richiesto un approfondimento accurato del testo per coglierne pienamente significati, riferimenti culturali e sfumature linguistiche. Inoltre, ha sottolineato il valore del dialetto fiumano quale patrimonio immateriale e componente fondamentale della memoria cittadina, evidenziando come la traduzione sia stata accompagnata da un attento lavoro di revisione svolto dalle professoresse Gianna Mazzieri Sanković e Martina Sanković Ivančić, nonché da Bruno Bontempo. Particolarmente interessante si è rivelato l’adattamento dei nomi propri. Il personaggio di Malik Tintilinić, appartenente alla tradizione letteraria croata, è diventato Malisaz Dindolin, figura recuperata dall’immaginario locale attraverso le opere di Giacinto Laszy e di Mario Schittar, noto con lo pseudonimo di Zuane de la Marsecia. Una scelta che ha permesso di avvicinare ulteriormente il racconto al contesto culturale fiumano. Dabović ha infine espresso soddisfazione per un progetto nato grazie all’iniziativa degli studenti, definendolo un dono per la Comunità degli Italiani e per le scuole con insegnamento in lingua italiana del territorio.
La pubblicazione ha coinvolto diversi indirizzi della Scuola media di Scienze naturali e di Grafica, mettendo in dialogo competenze e creatività diverse. Le illustrazioni, curate dalle diplomande Nika Kosović e Sara Železni, hanno dato forma visiva ai contenuti, mentre numerosi allievi hanno partecipato attivamente all’elaborazione grafica, seguendo le indicazioni e la supervisione dei docenti. A rendere ancora più vivace la serata è stato un breve sketch teatrale, interpretato dagli studenti Niko Pulić e Sara Vuletić.
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