Edvin Liverić: «Attendiamo pronti la fine della quarantena»

A colloquio con Edvin Liverić, direttore dell’HKD di Sušak, che propone un atteggiamento positivo

Edvin Liverić. Foto: Željko Jerneić

Uno dei tanti enti che ai tempi della pandemia di coronavirus ha dovuto chiudere i battenti è il Centro culturale croato (HKD) di Sušak, il cui sempre ricco e variegato programma attira regolarmente un folto pubblico. Anche se l’edificio è chiuso ai visitatori da più di un mese, al suo interno si continua a lavorare al fine di giungere preparati alla riapertura del palazzo e per poter accogliere il pubblico con nuovo vigore. Con il direttore del Centro culturale croato, Edvin Liverić, abbiamo parlato del modo in cui l’ente affronta questa difficile situazione e in che modo si impegna a superarla.
“Ovviamente, l’edificio è chiuso ai visitatori e i programmi sono sospesi – esordisce Liverić –. Non appena l’Unità di protezione civile ci permetterà di ricominciare con il lavoro, noi saremo pronti. Non abbiamo ancora cancellato né rimandato i programmi previsti per la seconda metà di maggio e per giugno ma, considerata la situazione, credo che saremo costretti a cancellare e rimandare anche quelli. In questo momento stiamo cercando di recuperare i programmi saltati in marzo e aprile rimandandoli a settembre, ottobre, novembre e dicembre, anche se comunque l’agenda di quei mesi era già di per sè molto fitta di eventi. Potete immaginare, quindi, quanto sia impegnativo trovare delle nuove date nei mesi in cui l’HKD è già occupato al 90 per cento. E poi non ci sono nemmeno certezze che tutti questi programmi alla fine andranno in porto”.
Lo Spring Forward Festival sarà online
“Un altro problema è che il nostro ente non produce spettacoli ed eventi in proprio, per cui non possiamo trasmetterli online, mentre per proporre quelli di altre istituzioni bisognerebbe pagare i diritti d’autore. Se non fosse per questo, saremmo molto più attivi online. Ad ogni modo, in questo momento stiamo preparando lo Spring Forward Festival, in programma dal 24 al 26 aprile, nell’ambito del progetto Fiume Capitale europea della Cultura, il quale, però, si svolgerà interamente online. Verranno presentati 22 spettacoli di danza nelle località previste a Fiume e ad Abbazia. Inoltre, al party finale, ovvero all’online quarantine show, sarà ospite il popolarissimo gruppo Dubioza kolektiv”.
Com’è organizzato il lavoro all’interno dell’HKD in queste settimane?
“Lavoriamo a turni. L’edificio è aperto ogni giorno dalle ore 8 alle 16 per i dipendenti. Ogni giorno qualcuno è di turno in portineria, nel servizio tecnico e nel servizio di pulizie. Coloro che possono lavorare da casa lo fanno. Si tratta dell’80 p.c. di persone che lavorano in ufficio e che ogni giorno mi inviano un resoconto del lavoro che hanno svolto. Inoltre, teniamo riunioni o via Skype o per mezzo del servizio Zoom. Abbiamo approfittato del periodo di chiusura per sistemare un po’ il palazzo, per cui in alcuni punti abbiamo montato delle nuove finestre, abbiamo riverniciato i muri, rifatto i pavimenti, risanato diversi punti della facciata meridionale del palazzo dove si verificavano infiltrazioni d’acqua e stiamo inoltre lavorando alla strategia dell’ente. Infatti, essendo questo un nuovo ente della Città di Fiume, siamo tenuti a stilare questo documento. Si lavora anche a un piano di aiuto alla scena teatrale extraistituzionale, che è stata particolarmente colpita dalle conseguenze della pandemia. Nell’ambito di questo piano cerchiamo di trovare delle soluzioni per dare una mano a questo settore nell’arco dei prossimi dodici mesi a superare la crisi. L’obiettivo è aiutarlo a mantenere la propria attività e produzione teatrale senza dovere spendere troppo”.
Quali soluzioni avete individuato?
“Abbiamo pensato di bandire dei concorsi per la realizzazione di coproduzioni, nel senso che l’HKD può offrire gratuitamente il supporto tecnico, occuparsi della promozione degli spettacoli, mettere a disposizione il servizio di vendita dei biglietti, le date in cui il palcoscenico è disponibile… Tutte queste agevolazioni saranno a disposizione a seconda dei programmi che saranno selezionati da un apposito consiglio: quelli teatrali, di danza, musicali e via dicendo. Cercheremo di mettere in scena gli spettacoli che erano già stati pianificati, ma che a causa di questa situazione forse non disporranno del budget previsto. Molto probabilmente verranno allestiti appena in settembre, dal momento che d’estate comunque non abbiamo l’abitudine di mettere in scena spettacoli in spazi chiusi e il pubblico preferisce stare all’aperto””
Quest’anno sarà difficile anche dal punto di vista finanziario. Disponete di una stima delle perdite che avete subito in seguito alla cancellazione dei vari eventi?
“Abbiamo registrato notevoli perdite, in quanto da diversi spettacoli ci aspettavamo di guadagnare una determinata somma, mentre d’altro canto le bollette continuano a pervenire e devono essere saldate. Gli stipendi si devono versare, anche se sono certo che in un prossimo periodo questi subiranno dei tagli. Di ciò siamo consapevoli e ce lo aspettiamo. Per quanto riguarda i nostri programmi più ambiziosi, sicuramente anche questi subiranno dei tagli o semplicemente non verranno realizzati in questo momento, in quanto si tratta di ospiti dall’estero che attualmente non possono raggiungerci,considerata la chiusura dei confini. Stiamo esaminando il programma in maniera estremamente razionale, tenendo anche conto di dare la precedenza soprattutto agli autori e alla scena teatrale nostrana. Cerchiamo di non cancellare nemmeno uno dei programmi realizzati da autori croati”.
È d’obbligo anche una domanda legata al progetto Fiume CEC al quale anche il vostro ente ha partecipato. Per il momento, tutti i programmi sono paralizzati e non è ancora noto in che modo questo progetto procederà.
“Devo confessare di essere un po’ sorpreso per il modo in cui i responsabili del progetto hanno affrontato questa crisi. Credo che non abbiano gestito bene la situazione e che siano stati colti alla sprovvista dalla pandemia. Ritengo che si aspetti ormai da troppo tempo che qualcosa accada o che la situazione cambi. Sono consapevole che è difficile funzionare in tempi straordinari come questi, ma credo che questa sia pure un’occasione per vedere chi si adatta meglio alla situazione ed è capace di adeguare le sue strategie e i suoi piani alle circostanze. Naturalmente, il programma di Fiume CEC si è al momento arrestato, e ciò è visibile anche sul sito del progetto – che non è stato aggiornato da parecchio tempo -, mentre al contempo Galway in Irlanda continua a proporre programmi anche in tempi di lockdown. Pertanto, credo che l’evolversi del progetto dipenda dal management e dalla sua capacità di adeguarsi. Ritengo che i responsabili di CEC dovrebbero essere più proattivi. Credo che anche i questa difficile situazione ci sia comunque spazio per la creatività e la comunicazione con il pubblico. Soprattutto se prendiamo in considerazione i vantaggi che ci offre la tecnologia”.
Come affronta lei personalmente questo periodo di reclusione forzata?
“Personalmente, mi reco in ufficio ogni giorno e posso dire che mi manca molto il pubblico. Trovo molto strano il silenzio che regna nell’HKD e il fatto che non ci siano visitatori alla galleria Kortil. È strano vedere da ormai un mese i medesimi manifesti nelle bacheche del nostro ente. Mi manca il viavai che caratterizza questo lavoro in situazioni ordinarie. D’altro canto, qui si continua a lavorare e a svolgere mansioni per le quali di solito abbiamo pochissimo tempo. Ci siamo dedicati, ad esempio, al nuovo sito dell’HKD e stiamo caricando in rete l’archivio della galleria Kortil. Abbiamo spedito inoltre una candidatura ai fondi Ue per un progetto”.
“Nonostante tutte le difficoltà, credo che questo sia un periodo in un certo senso molto interessante e cerco di osservarlo dal lato positivo – conclude Edvin Liverić –. Lo vedo come una sfida che ci costringe a pensare e a trovare modi diversi di sistemare le cose, orientarci su altre priorità. Questo non è necessariamente qualcosa di negativo. Da questa crisi scaturirà sicuramente anche qualcosa di positivo. La vita continua e le attività proseguiranno, anche se forse in maniera diversa, il che può anche essere un bene. Dal punto di vista personale, sono più in contatto con persone con le quali prima mi sentivo raramente per motivi di tempo, mi dedico di più alla cucina e scopro sapori nuovi. Abbiamo sicuramente perso molto, ma sono certo che qualcosa abbiamo anche guadagnato.”

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