L’intervista. Duško Jeličić Dule: «Le canzoni nascono dalla vita»

Dopo il grande concerto alla Crekvina di Castua per gli 80 anni, il noto musicista ripercorre le tappe di una lunga carriera, dagli esordi con i «Bonaca» ai successi del Ča-val, raccontando gli incontri, le amicizie e i luoghi che hanno accompagnato il suo percorso artistico

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L’intervista. Duško Jeličić Dule: «Le canzoni nascono dalla vita»
Il cantante ha festeggiato di recente il suo 80º compleanno. Foto: Roni Brmalj

Dopo una serata carica di emozioni, musica e ricordi, il cantautore, musicista e uomo dalle mille risorse, Duško Jeličić Dule, abbaziano di adozione, ripensa ancora con stupore al concerto con cui, alla Crekvina di Castua, ha festeggiato i suoi 80 anni. Una vita dedicata alla musica, sessant’anni di carriera musicale e cinquant’anni con i suoi “Bonaca”, ma anche un rapporto profondo con il territorio, la parlata ciacava e le persone che hanno accompagnato il suo percorso. Sul palco, insieme a lui, sono saliti amici e colleghi di lunga data, trasformando la serata in una grande festa. Abbiamo incontrato Duško Jeličić per parlare delle emozioni di quella serata di metà agosto, degli amici che hanno condiviso con lui il palco, delle sue canzoni più amate e del futuro della musica ciacava.

A distanza di qualche settimana, quali sono le emozioni che ricorda più intensamente di quella serata a Castua?

“È difficile scegliere un momento particolare, perché mi è piaciuto tutto il concerto. È stata una cosa incredibile. Non è stata soltanto quella sera: l’emozione è iniziata già un mese e mezzo, forse due mesi prima, quando è stato annunciato il concerto. Mi hanno detto che in un solo giorno era tutto esaurito e che si dovevano aggiungere altre sedie. In caso di maltempo, infatti, il concerto sarebbe stato spostato nel bocciodromo ‘Slavko Stanić’, che però non avrebbe potuto accogliere un pubblico così numeroso. Quando poi hanno visto che le previsioni annunciavano bel tempo, hanno deciso di aggiungere altre 150 sedie e anche quelle sono state vendute in mezz’ora. Per un artista, naturalmente, è una grande soddisfazione. Ti chiedi: ‘Verrà qualcuno al mio concerto?’, e invece è successo tutto questo. A 80 anni mi sono sentito una vera star! Naturalmente c’era anche una grande responsabilità e una pressione incredibile”.

Una carriera sul palco

Sul palco ha avuto accanto molti amici e colleghi con i quali condivide decenni di musica e amicizia. Quanto ha significato per lei averli accanto proprio in occasione del suo 80esimo compleanno?

“È stato bellissimo. Verso la fine del concerto abbiamo cantato ‘Da bimo i k letu’, la canzone che aveva vinto il Festival Melodie dell’Istria e del Quarnero, il MIQ, nel 2021. Mauro Staraj era già sul palco, mentre Nevia Rigutto e Tamara Brusić erano tra il pubblico. L’organizzatore Vjeko Alilović le ha viste e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto cantare con loro. Io ho detto di sì, ma gli ho chiesto prima di domandare a loro se volessero salire sul palco. Alla fine ero felicissimo di vederci tutti e quattro insieme. E poi ci sono stati Šajeta – un vero enfant terrible, un fenomeno della natura –, Battifiaca, Mauro Staraj e la klapa Sveti Jakov, che ha regalato una versione meravigliosa in stile klapa di ‘Mularija’. Le emozioni di quella serata sono ancora molto forti”.

Dražen Turina Šajeta ha scritto per lei “Najboji čovek na svete”, che aveva poi eseguito al ČAnsonfest nel 2024. Come ha reagito quando l’ha ascoltata per la prima volta?

“Naturalmente mi ha fatto molto piacere. Šajeta aveva presentato la canzone al ČAnsonfest, dove ero presente anch’io. Per fortuna mi avevano avvertito prima che avrebbe cantato un brano dedicato a me, perché se l’avessi sentito per la prima volta direttamente al festival sarei rimasto completamente spiazzato! L’avevo sentita al mitico caffè Barić di Abbazia, dove ci ritroviamo e dove organizziamo anche il nostro ormai tradizionale ‘campionato mondiale’ delle pukalnice. Si tratta di un antico gioco della nostra infanzia: con un pezzo di ramo di sambuco svuotato all’interno si costruiva una piccola canna, mentre come ‘munizioni’ si usavano spesso bacche di alloro. Spingendo un piccolo bastoncino di legno all’interno, la ‘munizione’ usciva dall’altra estremità. Da bambini ci divertivamo moltissimo, anche se spesso finivamo con la maglietta completamente macchiata!
Proprio durante una di queste occasioni mi avevano invitato al caffè Barić. Io non capivo nemmeno perché dovessimo incontrarci per organizzarci, visto che da anni facevamo sempre la stessa cosa. Quel giorno ero arrivato in moto e, a causa della pioggia, ero bagnato fradicio. Entrato nel locale avevo visto tantissime persone, Šajeta, i membri della klapa Kastav e alcuni giornalisti. Non capivo assolutamente che cosa stesse succedendo. Poi Šajeta aveva eseguito la canzone e avevo capito tutto. È stata una sorpresa bellissima e, naturalmente, mi aveva fatto molto piacere”.

Battifiaca, durante la serata, l’ha definita “un vero Uomo, con la U maiuscola”, sottolineando di non aver mai sentito una parola cattiva su di lei. È un valore al quale ha sempre dato importanza?

“Non ho mai pensato di fare intenzionalmente qualcosa di male a qualcuno. Se non è necessario, preferisco non parlare male di una persona e non dirle cose spiacevoli: piuttosto lascio perdere. A meno che qualcuno non faccia qualcosa di veramente grave, non sento il bisogno di intervenire. Una cosa che invece non sopporto è quando qualcuno si comporta male con gli animali”.

Due grandi feste

L’anno scorso ha celebrato al Centro Gervais i 60 anni da quando è salito ufficialmente per la prima volta sul palco. Ora ha festeggiato 80 anni di vita a Castua. Che cosa hanno avuto in comune questi due concerti?

“Sono stati entrambi molto emozionanti. I 60 anni li ho festeggiati al Gervais il 28 novembre scorso. La mia prima esibizione ufficiale risale invece al 1965, a Lič, vicino a Fužine. Suonavamo ogni sabato nella caserma dei pompieri, perché il nostro batterista frequentava la stessa scuola del presidente della gioventù di Lič. Tutta la nostra attrezzatura stava in due borse. Oggi a Fiume si può trovare un’attrezzatura eccezionale, allora era tutto molto diverso.
Inizialmente volevo festeggiare quei 60 anni semplicemente in quel caffè, tra amici. Poi il sindaco di Abbazia, Fernando Kirigin, ne è venuto a conoscenza e ha deciso di organizzare la serata al Gervais, con il grande aiuto di Vjeko Alilović. All’inizio si pensava a un ingresso libero, ma alla fine si è deciso di mettere i biglietti in vendita, non per guadagnare, bensì per evitare che si presentassero più persone di quante la sala potesse contenere: sarebbe stato un vero caos. Si sono esauriti in circa 27 minuti. Anche allora avevo paura che non sarebbe venuto nessuno. Invece è stata un’altra sorpresa incredibile”.

Sia il Gervais che la Crekvina hanno registrato il pienone. Che cosa crede che oggi continui a legare così fortemente il pubblico alle sue canzoni?

“Non scrivo mai le canzoni con l’intenzione di provocare una determinata reazione nel pubblico. Scrivo semplicemente ciò che mi viene. Il Ča-val, per esempio, è iniziato con la canzone ‘Petersin i češanj’. All’inizio la gente si chiedeva come fosse possibile fare rock and roll in ciacavo, ma poi la canzone è diventata popolare quasi per caso e ha avuto un successo enorme.
Credo però che Andrej Baša e Milka Čakarun abbiano capito che alla nostra gente mancava la lingua ciacava nella musica. Dopo il successo di ‘Petersin i češanj’ sono arrivati altri brani, tra cui ‘Pod Učkun’, ‘Lovran gradić mali’ e ‘Marija’. Quando è uscita ‘Marija’, è arrivato un altro grande successo. Dopo sei anni di pausa è tornato anche il MIQ e Baša mi ha convinto a partecipare con ‘Neverin’. Io ero abituato a cantare i ‘Beatles’, ‘Rolling Stones’, Uriah Heep e quel tipo di musica, quindi all’inizio mi sembrava strano. Oggi, invece, ‘Neverin’ viene cantata quasi come una canzone popolare”.

Ricordi e incontri

Tra le sue numerose canzoni, ce n’è una particolarmente legata a un ricordo personale?

“Direi ‘Beli, Cres i Lubenice’. Non l’avevo scritta pensando al MIQ. Ho un’amica di Laurana, originaria di Vallon di Cherso, e ogni aprile, per il suo compleanno, andiamo lì. In quel periodo il paesino è un vero paradiso: tutto pace e silenzio. Un giorno, mentre ero in barca – per anni ho fatto professionalmente il pescatore e pescato anche scampi – il ritmo del motore mi ha suggerito le parole. È così che è nata la canzone. Andrej Baša aveva ascoltato la canzone e mi disse subito che doveva andare al MIQ. Così, con ogni mia canzone, riuscivo a farmi notare al festival, anche se ‘Beli, Cres i Lubenice’ era arrivata tra le ultime. Alla fine, però, è diventata la canzone più trasmessa nella storia del MIQ. È rimasta per quattro anni, per ben 200 settimane, nella classifica radiofonica ‘Glista’ di Radio Rijeka. Alla 199esima settimana Robert Ferlin mi ha chiamato chiedendomi se forse non fosse arrivato il momento di togliere la canzone dalla classifica. Gli ho detto di sì, anche perché io la radio la ascolto praticamente solo in macchina. Mi continuavano però a dire in quale posizione fosse la canzone e proprio alla 199esima settimana era ancora al primo posto. Alla 200esima settimana era scesa al secondo posto e poi è stata tolta dalla classifica. È incredibile pensare che sia rimasta per quattro anni nella top list”.

Quest’anno i “Bonaca” compiono cinquant’anni: come è iniziata questa lunga storia e chi sono i musicisti che l’hanno portata avanti insieme a lei?

“Quest’anno abbiamo celebrato i 50 anni dei ‘Bonaca’. Ci siamo formati nell’autunno del 1976, quando due gruppi si sono sciolti e da lì è nato il gruppo ‘Bonaca’. Purtroppo alcuni membri non ci sono più, ma siamo ancora in tre della formazione originale: mia moglie Silvana Jeličić, Edi Lazarić e io. Oggi con noi suonano anche Ivan Harej al basso e Spartaco Črnjarić alla chitarra, con noi da molti anni. È un percorso davvero lungo, che continua ancora oggi”.

La musica ciacava oggi ha diversi interpreti e autori che le danno un’impronta personale e riconoscibile. Come vede il loro contributo e chi vorrebbe in particolare ricordare?

“Sono molto contento di quello che stanno facendo i musicisti più giovani. Devo citare Šajeta, Mauro Staraj, Nikola Peršić, Mario Lipovšek Battifiaca e Aleksandar Valenčić, come arrangiatore e compositore. Anche il gruppo ‘Finta de mona’ mi piace molto: sono un gruppo punk, ma interpretano a modo loro le nostre canzoni locali”.

Forte legame con il pubblico

Dopo il grande interesse suscitato dai concerti al Gervais e alla Crekvina, possiamo aspettarci un altro grande concerto?

“Già quella sera a Castua mi chiedevano perché non avessi organizzato subito due concerti, visto il grande interesse. Ma non è così semplice: anche i miei ospiti hanno le loro serate e i loro impegni, e non è facile organizzare tutto. Comunque, qualche idea per il prossimo anno ce l’abbiamo già. Io però devo ancora un po’ riprendermi da tutto questo, perché è stato davvero un grande stress”.

A 80 anni, Duško Jeličić continua a vivere la musica con la stessa passione che lo accompagna da sempre. Tra le canzoni che hanno segnato intere generazioni, nuovi progetti e una “Bonaca” che continua a suonare, il suo legame con il pubblico resta forte e autentico. Forse perché, come racconta lui stesso, le canzoni non nascono mai con l’obiettivo di provocare una reazione: nascono semplicemente dalla vita, dai luoghi, dalle persone e dai ricordi che, con il tempo, diventano parte di tutti. Forse è proprio questa sincerità all’origine delle sue canzoni a spiegare perché, ancora oggi, il pubblico continui a sentirle così vicine.

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