Dramma Italiano. Nel segno della continuità e del rinnovamento

A colloquio con la sovrintendente del Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc» di Fiume, Dubravka Vrgoč, sulle linee della stagione 2026/2027. Il programma spazia dalle collaborazioni con importanti istituzioni teatrali europee alle celebrazioni per gli ottant’anni della compagnia di prosa fiumana

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Dramma Italiano. Nel segno della continuità e del rinnovamento
Dubravka Vrgoč Foto gentilmente concessa da Dubravka Vrgoč

FIUME

Alla vigilia dell’ottantesimo anniversario della sua fondazione, il Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume attraversa una fase di particolare rilevanza per il proprio sviluppo artistico e istituzionale. Unica realtà teatrale professionale di lingua italiana operante al di fuori dei confini della Repubblica Italiana, si accinge ad affrontare un nuovo ciclo produttivo nel quale coproduzioni internazionali, collaborazioni con alcune tra le più autorevoli istituzioni della scena europea e un rinnovato rapporto con la Comunità Nazionale Italiana concorrono a definire l’orizzonte di una progettualità ampia e articolata. È questo il quadro illustrato dalla sovrintendente Dubravka Vrgoč nel corso di una conversazione dedicata alla programmazione artistica e culturale della stagione 2026/2027. Un confronto maturato all’indomani del recente avvicendamento alla direzione artistica, culminato nella nomina di Noemi Dessardo quale direttrice ad interim per sei mesi in seguito alla conclusione del rapporto professionale con Giacomo Pedini per ragioni di carattere amministrativo.

Qualità artistica e presenza
Una parte significativa della riflessione proposta da Vrgoč riguarda il ruolo che il DI è chiamato a esercitare all’interno della CNI e nel più ampio contesto culturale del territorio. In tale lettura, il legame con la comunità di riferimento viene assunto quale elemento strutturale della sua missione culturale e della sua stessa ragion d’essere istituzionale. Rientra in questa impostazione anche la volontà di costituire un organismo consultivo composto da personalità autorevoli della comunità italiana, invitate a offrire il proprio contributo all’elaborazione dei principali indirizzi programmatici dell’ente.
Su un piano parallelo si colloca il lavoro rivolto alla costruzione di rapporti con teatri nazionali e con alcune tra le più prestigiose fondazioni e organismi culturali europei, attraverso coproduzioni affidate a registi e artisti di riconosciuta levatura internazionale. Un’attenzione altrettanto marcata viene riservata all’ensemble del DI, al quale è attribuita una posizione centrale nell’architettura artistica della stagione. Ripercorrendo le iniziative sviluppate negli ultimi mesi, la sovrintendente ha richiamato alcune tra le collaborazioni più significative del recente cammino artistico del DI. Da “La moglie saggia” di Carlo Goldoni nella regia di Giorgio Sangati a “Castelli di rabbia” di Alessandro Baricco diretto da Valter Malosti, passando per “Illusioni” di Ivan Vyrypaev con la regia di Vinicio Marchioni, “Mirandolina” affidata a Caitríona McLaughlin, “Cechov in commedia: due atti unici in lingua rustica” diretto da Marco Zoppello e “La nonna ha perso il filo” di Massimiliano Cividati, produzione per la quale si sta considerando una versione in lingua croata. Fra gli sviluppi più rilevanti richiamati nel corso dell’incontro figura inoltre il partenariato con il CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia di Udine, indicato come una collaborazione di particolare valore. Nel loro insieme, tali iniziative compongono il quadro di un ente che individua nell’eccellenza artistica, nella continuità degli scambi culturali e nell’apertura al confronto con altre realtà culturali alcuni dei principi cardine del proprio operare.

Una tradizione in movimento
Tra i temi affrontati nel corso del colloquio, particolare rilievo ha assunto l’imminente ottantesimo anniversario del DI, destinato a rappresentare uno degli appuntamenti centrali della stagione 2026/2027. Per l’occasione è in preparazione un articolato programma che accompagnerà per un’intera settimana le celebrazioni dedicate a una presenza che da otto decenni costituisce un riferimento stabile nel panorama culturale dell’area adriatica. Nelle parole della sovrintendente, la ricorrenza offre l’opportunità di osservare nella sua interezza la vicenda storica della compagnia, evidenziandone la continuità attraverso stagioni profondamente diverse e la capacità di misurarsi con mutamenti politici, sociali e culturali senza rinunciare ai propri tratti distintivi. In questa direzione si inscrivono anche le iniziative promosse insieme al sodalizio fiumano e alle altre istituzioni della minoranza, accanto a progetti rivolti alle scuole e a nuove fasce di pubblico. L’ampliamento della partecipazione rappresenta, del resto, una delle priorità perseguite con maggiore determinazione dalla direzione dello “Zajc”. A questo proposito, Vrgoč ha ricordato come, al momento del proprio insediamento alla guida del teatro, le produzioni del DI registrassero una presenza di pubblico significativamente inferiore rispetto a quella attuale. Da allora è stata progressivamente costruita una relazione più estesa con lo stesso, accompagnata da un costante investimento nell’avvicinamento di nuovi spettatori.
A questo disegno si collegano anche le ospitalità di importanti compagnie e centri di produzione italiani. Tra quelle richiamate dalla sovrintendente figura “A Place of Safety” del collettivo Kepler-452, diretto da Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, indicato quale espressione emblematica delle più recenti linee di ricerca del teatro italiano contemporaneo. “La funzione del Dramma Italiano”, ha osservato Vrgoč, “è quella di riunire la comunità italiana attorno al teatro e, allo stesso tempo, offrire i propri progetti all’intera cittadinanza”.

Cittadinanza culturale europea
Nel delineare le linee portanti della stagione, Vrgoč ha dedicato attenzione anche alla dimensione internazionale dell’attività dello “Zajc”, che non trova espressione soltanto nelle coproduzioni artistiche. In tale ambito si inserisce GOVART – Governance for Culture: Cross-Border Models for Artistic Networks and Public Cooperation, iniziativa sostenuta dal Fondo europeo di sviluppo regionale attraverso Interreg Italia-Croazia e finalizzata alla sperimentazione di nuovi modelli di cooperazione culturale transfrontaliera. Al centro del progetto vi è la volontà di favorire il confronto tra istituzioni, amministrazioni pubbliche, operatori culturali e artisti dei due Paesi, incoraggiando forme innovative di sinergia e contribuendo alla costruzione di rapporti stabili tra soggetti appartenenti a contesti differenti. Capofila del partenariato è la Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca, da anni impegnata nella diffusione della cultura teatrale e musicale, cui si affiancano il TNC “Ivan de Zajc”, i Teatri di Bari e la Città di Ploče. Da questa collaborazione prenderà forma una nuova produzione realizzata insieme all’istituzione pugliese e direttamente collegata alle questioni poste al centro di GOVART. Il percorso comprenderà inoltre attività laboratoriali, incontri e occasioni di approfondimento dedicate a temi di carattere civile e sociale. Nelle considerazioni sviluppate dalla sovrintendente, questo versante dell’attività assume un significato che trascende la dimensione organizzativa. La partecipazione a GOVART viene infatti considerata una leva attraverso la quale ampliare il raggio d’azione dell’istituzione e rafforzarne la presenza all’interno di circuiti internazionali, facendo della cooperazione culturale uno strumento concreto di crescita, confronto e maturazione istituzionale.

Nuove scritture, grandi repertori
Ad aprire la nuova stagione sarà “Mio figlio cammina solo un po’ lentamente” di Ivor Martinić, con la regia di Marcela Serli, realizzato in coproduzione con il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e in scena a Fiume il 13 giugno prima dell’approdo a Udine. Ripercorrendo la genesi del progetto, Vrgoč ha ricordato di aver curato anni fa al Teatro dei giovani di Zagabria la prima assoluta mondiale del testo, soffermandosi sul significato che questa scelta assume per il DI. L’inserimento della drammaturgia di Martinić nel cartellone assume il valore di un’importante apertura nei confronti della più recente produzione teatrale croata. “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, affidato alla regia di Carmelo Rifici e realizzato insieme al LAC – Lugano Arte e Cultura, rappresenterà il secondo grande appuntamento dell’offerta e andrà in scena il 26 novembre a Fiume e il 2 dicembre a Lugano nell’ambito delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del DI.
La scelta di confrontarsi con Pirandello dopo una lunga fase caratterizzata da una marcata attenzione alla nuova drammaturgia assume, nelle riflessioni proposte dalla sovrintendente, un significato preciso. L’universo pirandelliano, con la sua natura problematica e le sue continue fratture tra identità, rappresentazione e verità, continua infatti a offrire strumenti di lettura particolarmente efficaci per interpretare le tensioni del nostro tempo. Il 21 gennaio 2027 sarà quindi la volta dell’”Orestea” di Eschilo, ancora con la regia di Carmelo Rifici. Lo spettacolo nasce dall’intesa tra LAC Lugano Arte e Cultura, TPE – Teatro Piemonte Europa, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e il TNC “Ivan de Zajc”. Sul palcoscenico saranno riuniti interpreti provenienti dalle diverse istituzioni coinvolte, ai quali si affiancherà l’attore del DI Stefano Iagulli. Richiamando lo spessore che la tragedia greca continua ad assumere, Vrgoč ha osservato come i grandi testi classici conservino intatta la propria forza interrogativa. La loro attualità risiede nella persistenza di temi che riguardano l’esercizio del potere, la responsabilità individuale e il destino delle comunità.

Un mosaico di poetiche
Il percorso proseguirà con “Orlando furioso”, realizzato insieme al Teatro Nazionale di Genova e con la regia di Davide Livermore, la cui prima è prevista per il 24 febbraio 2027, seguito dal ritorno di Giorgio Sangati, già regista de “La moglie saggia”, impegnato in un lavoro molto probabilmente incentrato sugli atti unici di Italo Svevo. Il titolo definitivo non è stato ancora individuato, mentre la messa in scena è prevista tra aprile e maggio del 2027. Osservate nel loro complesso, le produzioni annunciate da Vrgoč restituiscono l’immagine di un cartellone caratterizzato dalla compresenza di registri espressivi, sensibilità estetiche e riferimenti culturali profondamente diversi. Pirandello, Eschilo, Ariosto, Svevo e Martinić compongono infatti una costellazione di voci che abbraccia secoli di storia letteraria e teatrale, offrendo prospettive molteplici attraverso le quali leggere questioni che continuano a interessare la contemporaneità.
Accanto ai nuovi allestimenti troverà spazio anche una serie di iniziative destinate a rafforzare il radicamento del DI nella vita cittadina e nella CNI. Fra queste figura “Aperifiaba”, ciclo di brevi spettacoli ispirati alle fiabe italiane raccolte da Italo Calvino che, a partire da gennaio 2027, saranno proposti con cadenza mensile nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, cui si affiancherà la lettura scenica di “Qualcosa che inseguiamo con rabbia” di Jonathan Lazzini. Per quanto riguarda il repertorio, continueranno a essere presentati “Mio figlio cammina solo un po’ lentamente”, “La nonna ha perso il filo” e “Cechov in commedia”. Nell’ambito delle Notti estive fiumane, inoltre, il 1º e il 7 luglio la compagnia porterà davanti allo “Zajc” “La dolce balera”, progetto di Giuseppe Nicodemo concepito come creazione autoriale dell’intero ensemble.

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