È stata inaugurata presso la galleria ALUZ di Zrenjanin la mostra del collettivo Art ćakula, intitolata “Alla ricerca di una seconda vita”, che ha riunito artisti e appassionati di diverse provenienze, sia in presenza che da remoto. Con sensibilità e intuito curatoriale, le artiste Jasna Opavski e la connazionale Lea Čeč hanno aperto l’esposizione, introducendo il pubblico a un percorso creativo denso di significati. Matilda Muller ha reso l’evento accessibile in streaming, mentre su Zoom hanno partecipato Vesna Opavsky, Kristina Kinkela Valčić, Tin Andonovski, Nina Lekić, Ljubica Lovrenčić, Ivana Kutuzović, Aleksandra Marić e Ivana Egić, quest’ultima in veste di moderatrice del dialogo online. Autrici del progetto curatoriale sono le storiche dell’arte Jelena Simić (Serbia) e Romana Tekić (Croazia).
Trasformare lo scarto in visione
La mostra invita a una riflessione profonda sulla possibilità di attribuire nuovi significati, funzioni ed estetiche a oggetti dismessi, trasformandoli in veicoli espressivi. Ciò che conta non è tanto il prodotto finale, quanto il processo di metamorfosi che lo genera, che si fa linguaggio universale. Centrale è il concetto di upcycling, concepito come raffinata evoluzione del ready-made, una trasmutazione poetica di ciò che è stato scartato in nuova bellezza. Il visitatore attraversa un caleidoscopio di tecniche e sensibilità, tradotte in installazioni, oggetti, grafica digitale, creazioni testuali e tessili che si intrecciano in un mosaico vitale. Accompagnati da Opavski e Čeč, i presenti hanno esplorato i legami tra arte contemporanea e sostenibilità, tra decostruzione e ricostruzione di nuovi valori. Tra le opere più significative, emerge la scultura in metallo e polistirolo della fiumana Nina Lekić, che riflette sul tema dell’identità e della trasformazione attraverso il riciclaggio dei materiali; affiorano poi le grafiche di Ana Lompar, dedicate all’attimo fugace, al silenzio e ai materiali naturali, e si distinguono le strutture realizzate da Sanja Pribić, composte interamente da materiali riciclati, evocanti la figura femminile e il concetto di protezione. A queste si affiancano i lavori degli altri membri: la decostruzione di una sedia del giovane artista Tin Andonovski, le forme organiche, astratte e virtuali di Ljubica Lovrenčić, la “maschera” di Matilda Muller, che interroga sull’appartenenza e la resistenza dell’uomo nel mondo, insieme a svariate opere ispirate a radici, natura e paesaggi interiori.
Natura e geometria
Particolarmente evocative risultano le tre sculture di Lea Čeč, elementi organici nati da un sapiente assemblaggio di materiali d’archivio, tessuti, immagini, testi, che rinascono come testimoni silenziosi di una poesia della trasformazione. Durante il dialogo, l’attenzione si è soffermata anche sul rapporto tra natura e geometria, sottolineando come nella prima nulla sia perfettamente parallelo. Le forme, pur richiamando schemi, conservano sempre un’imperfezione viva, che alimenta lo sguardo e nutre l’anima. La serata si è conclusa in un clima conviviale, animata da domande, riflessioni e scambi. Le organizzatrici hanno evidenziato la bellezza della diversità, riconoscendo nell’unicità di ciascun artista un’unità profonda, fondata sulla ricerca creativa e sull’apprendimento reciproco. La mostra resterà aperta fino al 30 agosto prossimo.

Foto: FORNITA DA LEA ČEČ
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