Nell’ambito della Settimana della cultura fiumana, si è tenuta presso la Comunità degli Italiani di Fiume la presentazione della tesi di dottorato di Kristina Blagoni, responsabile del settore Cultura del nostro quotidiano, intitolata “Prospettive ecolinguistiche e sociolinguistiche del dialetto fiumano”. Una dissertazione imponente, composta da 344 pagine e frutto di sette anni di ricerca sul campo, che si distingue per rigore metodologico, profondità analitica e una notevole sensibilità etnolinguistica. Il lavoro si fonda su 247 interviste raccolte attraverso questionari e si interroga sullo stato di salute del dialetto, sulla sua trasmissione e sulla sua capacità di sopravvivere in un contesto sempre più dominato dal plurilinguismo e dalla mobilità identitaria. Un’opera scientifica, profondamente radicata nella sfera civile e culturale, nata da un’intima appartenenza alla comunità oggetto di studio.
La voce autorevole dell’accademia
Ad aprire la serata è stata la prof.ssa Corinna Gerbaz-Giuliano, a capo del Dipartimento di Italianistica dell’Ateneo quarnerino e membro della commissione della discussione della tesi di dottorato, che ha tracciato un quadro d’insieme del lavoro, soffermandosi sulla sua architettura scientifica e sulla ricchezza documentaria. La docente ha spiegato che la tesi, articolata in tredici capitoli, comprende oltre cento tabelle e ventuno appendici, un vero e proprio archivio della lingua fiumana nella sua dimensione contemporanea. Ha sottolineato che la ricerca considera il dialetto non solo come idioma familiare o nostalgico, ma come dialetto urbano minoritario, ancora vitale nei contesti pubblici, scolastici e comunitari. “La tesi di Blagoni – ha osservato – è un contributo fondamentale per comprendere le dinamiche ecolinguistiche e identitarie della nostra città”.
Cinque livelli per un idioma in transizione
La parola è poi passata alla studiosa, che ha ripercorso le tappe della sua ricerca, redatta sotto la supervisione della prof.ssa Sandra Tamaro e discussa lo scorso dicembre presso l’Università degli Studi di Zara. “L’idea di questo lavoro – ha spiegato – è nata proprio qui, all’interno del nostro Circolo. È stato naturale tornare in questo luogo per condividere i frutti di tanti anni di indagine”. La ricercatrice ha riferito che il dialetto fiumano vive oggi in un ecosistema linguistico complesso, condiviso con il croato, il ciacavo e l’italiano standard. Da questa consapevolezza nasce l’elaborazione di cinque livelli di rapporto tra i parlanti e il dialetto, ciascuno dei quali esplora un diverso aspetto dell’uso, della percezione e dell’eredità linguistica. Nel primo, ha rimarcato Blagoni, si osserva come il fiumano venga trasmesso all’interno della famiglia, dove alcuni casi riportano situazioni di trilinguismo precoce. Ha citato, ad esempio, l’intervistato “Croazia CM94”, cresciuto parlando fiumano con la madre, ciacavo con il padre e i nonni paterni, italiano a scuola fino alle sesta classe e dopo croato con i coetanei. “Un esempio vivido – ha sottolineato – di come il fiumano si inserisca in dinamiche linguistiche fluide, anche in contesti multilingui”.
Una lingua che cerca casa
Il secondo livello riguarda l’uso del fiumano come parte del proprio repertorio comunicativo. Spesso, ha riferito, l’apprendimento avviene a scuola o tra amici, anche in assenza di un contesto familiare fiumanofono. Le testimonianze raccolte rivelano una forte appartenenza identitaria e il ruolo centrale della comunità scolastica italiana. Nella terza parte, dedicata all’uso quotidiano, Blagoni ha evidenziato il declino dell’italofonia familiare monolingue (risultano 121 fiumanofoni monolingui) e l’aumento di famiglie croatofone. Tuttavia, ha rilevato che “le donne mostrano maggiore fedeltà all’idioma”, spesso assumendosi il compito di mantenere viva la lingua nel quotidiano, nonostante le sfide sociali e culturali.
Il quarto livello analizza la trasmissione del dialetto alle nuove generazioni. “Il dialetto – ha ribadito la studiosa – vive nella misura in cui lo si parla”. Alcuni genitori ammettono di averlo trascurato, soprattutto durante la pandemia, mentre altri raccontano di averlo trasmesso con orgoglio, anche in famiglie bilingui. Un nonno, ad esempio, continua a parlare in fiumano con i suoi nipoti, anche se alcuni gli rispondono in croato. L’ultimo livello è quello della consapevolezza metalinguistica. “Ben l’80 p.c. degli intervistati – ha osservato Blagoni – ritiene che il fiumano stia scomparendo”.
L’identità come coscienza collettiva
Un intero capitolo del lavoro è dedicato al concetto di identità fiumana, che la ricercatrice definisce come dignità, memoria e coscienza di sé. “Ciò che ha sempre contraddistinto i fiumani – ha spiegato – è la capacità di muoversi tra più universi linguistici”. Oggi questa ricchezza rischia di andare perduta se non sostenuta da una riflessione collettiva e da politiche di valorizzazione. Blagoni ha anche osservato che i dati del censimento croato non considerano il bilinguismo né riconoscono il dialetto come lingua madre, una grave lacuna che ostacola ogni intervento sistemico. “Senza dati – ha sottolineato – è difficile costruire politiche linguistiche efficaci e mirate”.
Che fare per salvare il dialetto fiumano?
“La mia tesi – ha spiegato ancora Kristina Blagoni – non nasce per proporre soluzioni, ma per capire”. Tuttavia, ha avvertito la necessità di proporre una cornice d’azione per la salvaguardia. Secondo la ricercatrice, è indispensabile una politica linguistica articolata su più livelli e attori: la società, la scuola, la comunità e l’individuo. In tale contesto sono emerse svariate proposte come l’introduzione del dialetto nelle scuole come materia facoltativa, la creazione di gruppi online, l’incoraggiamento dei nonni a parlarlo, la realizzazione di un quotidiano e di un programma radiofonico in fiumano. Alcune idee, come fingere di non capire il croato, favorire il ritorno degli esuli o sposarsi tra fiumani (e fare figli fiumani) sono volutamente provocatorie ma rivelano un profondo desiderio di resistenza linguistica.
Note e versi di una parlata viva
Alla fine della serata è seguito un evento che va ad arricchire il fondo della biblioteca della Comunità degli Italiani di Fiume: Kristina Blagoni ha donato una copia della sua tesi alla CI della sua città natale.
A suggellare la serata di altissimo spessore culturale sono stati due interventi artistici che hanno offerto emozione e bellezza alla riflessione accademica. La poetessa Laura Marchig ha simpaticamente interagito con il pubblico con la lettura del suo componimento “Gravità”, mentre Alida Delcaro, con la canzone vincitrice del Festival delle canzonette fiumane 2024 “Parlime in fiuman”, ha restituito voce e melodia al dialetto oggetto di studio. Tra rigore scientifico, voci autentiche e suggestioni creative, la presentazione della tesi di dottorato Kristina Blagoni ha rivelato il fiumano come lingua viva, da abitare, tramandare e reinventare. Finché ci sarà anche un solo parlante disposto a custodirlo, il dialetto continuerà a risuonare nelle strade, nelle case e nell’anima stessa di Fiume.


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