Nel suggestivo scenario del Castello di Tersatto, questa sera alle 19.30 andrà in scena la prima rappresentazione dello spettacolo “Tre fratelli e tre torri”, una produzione teatrale rivolta ai bambini dai tre anni in su, ma in grado di offrire spunti e sorrisi anche agli adulti. La pièce trae ispirazione dall’omonimo albo illustrato di Velid Đekić, trasposta per il palcoscenico grazie alla sensibilità registica e drammaturgica di David Petrović. Lo spettacolo si inserisce nell’ambito del progetto “Sulle rotte dei Francopani”, promosso dalla Regione litoraneo-montana, che coniuga in maniera originale patrimonio culturale e linguaggi artistici contemporanei. Alla sua realizzazione hanno contribuito il Ministero della Cultura e dei Media, la Città di Fiume e la stessa Regione, mentre l’Ente per il Turismo del capoluogo quarnerino ha reso possibile l’allestimento nella cornice storica del Castello. A presentare la pièce ai media nella sede della Regione sono stati il regista e drammaturgo David Petrović, affiancato dalle attrici Petra Šarac e Andrea Špindel. Per Petrović si tratta della seconda messinscena ispirata alle pubblicazioni illustrate nate per il summenzionato progetto, dopo il fortunato esordio con “Il bastoncino testardo”, andato in scena nel 2023 e replicato in numerose località croate.

Foto: Goran Žiković
Una fiaba di pietra e vento
“Tre fratelli e tre torri” è un progetto dell’associazione culturale “RECiŠOU”, che da anni si dedica alla produzione teatrale e cinematografica per tutte le età e che attualmente sta lavorando al suo secondo lungometraggio. L’idea e l’organizzazione della nuova rappresentazione sono frutto dell’impegno di Nisa Hrvatin Petrović, mentre la voce narrante è affidata a Damir Orlić. La scenografia e il visual design portano la firma di Mihajlo Uzelac, e le musiche, punteggiate dalle inconfondibili sonorità delle sopile, sono state composte da Krešimir Kunda.
La storia si svolge sull’isola di Veglia, dove tre fratelli, Ivan, Vid ed Henrik, convivono non senza contrasti. Diversi per temperamento, inclinazioni e desideri, i giovani si ritrovano a ricevere dal padre, il nobile Francopan, un compito di grande responsabilità: edificare delle torri. L’incarico si trasforma presto in un’occasione di crescita, un pretesto per imparare a conoscersi, rispettarsi e collaborare. Costruendo, scoprono che ciò che davvero conta non sono solo le torri visibili, ma ciò che in esse si deposita, cioè la fiducia, l’affetto e la capacità di creare un rifugio condiviso. Ogni torre, come ciascun fratello, è unica. Eppure, insieme, raccontano una storia più grande.
Tradizione che si reinventa
Petrović ha scelto di allontanarsi dalla convenzione dell’animazione classica per seguire la via del teatro di oggetti. Una decisione, ha spiegato, particolarmente adatta al contesto insulare, evocato attraverso materiali semplici e carichi di memoria quali il legno, il metallo, lo spago. Il risultato è un universo scenico che attinge all’essenzialità della tradizione, ma che, attraverso il gioco e l’immaginazione, riesce a mutare forma in continuazione.
Petra Šarac ha sottolineato come lo spettacolo sia pensato per coinvolgere un pubblico eterogeneo, dai più piccoli ai nonni. Le diverse chiavi di lettura, i livelli d’ironia e i dettagli inseriti nella drammaturgia permettono a ciascuno di trovare un punto di contatto con ciò che accade in scena. L’intento, ha rilevato l’attrice, era quello di partire da elementi della cultura locale, radicati nella storia del territorio, per contaminarli con spunti moderni. Il messaggio di collaborazione che emerge dallo spettacolo riflette anche la natura stessa dell’associazione “RECiŠOU”, fondata proprio sul valore della cooperazione.
L’ambizione del gruppo, ha aggiunto Šarac, è quella di portare in scena tutte le pubblicazioni realizzate per “Sulle rotte dei Francopani”, attraversando con il teatro l’intero territorio della Regione litoraneo-montana e, perché no, proponendo questo percorso anche ad altre aree, affinché i castelli e le storie dei Francopani vengano conosciuti da un pubblico sempre più vasto. Andrea Špindel, infine, ha evidenziato l’importanza del lavoro sulla lingua, in particolare sull’idioma ciacavo, presente in alcune parti del testo. L’approfondimento del dialetto e della cultura dell’isola di Veglia ha costituito una parte fondamentale del processo creativo. Gli elementi visivi si rifanno alla tradizione: oggetti semplici, materiali grezzi, forme essenziali che rimandano a un tempo più antico, dove la materia raccontava ciò che le parole non dicevano. L’ingresso è libero.
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