«Discanto e altro 2025»: un repertorio da conservare

A Sissano è andata in scena la manifestazione dedicata alla musica popolare, che ha riunito gruppi vocali delle CI istriane, come pure quelli provenienti da altre parti della Croazia, dall’Italia e dalla Slovenia

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«Discanto e altro 2025»: un repertorio da conservare
Gallesano xota le pive e cantando ala longa

Canto, discanto ed è tutto un incanto. In un’atmosfera di ammirevole ed esclusivo compiacimento, sabato sera a Sissano si è compiuta la magia della musica popolare e del suo forte potere aggregante. La locale Comunità degli Italiani ha nuovamente fatto miracoli nel dimostrare quanto un genere, che è una delle espressioni più essenziali dell’identità comunitaria, non sia soltanto retaggio di appassionati del foclore o di docenti e ricercatori di etnomusicologia, ma anche del nostro pubblico. Gente che puntualmente in grande numero continua ad apprezzare una musicalità antica, per rinnovata curiosità, desiderio di approfondimento e volontà di recupero del lascito tramandato dai nonni e dai padri, sempre catturati dai ritmi vivaci che raccontano storie, tradizioni, usi e costumi tramandati da tempo immemore.

I “bassi” della CI di Dignano

La ritualità di un popolo
Meglio ancora quando la ritualità di un popolo celebra anche la “contaminazione” originata dall’incrocio di più culture vicine e lontane, che assieme inneggiano un’impagabile ed eloquente valore culturale umano. Perché è questo che è avvenuto grazie a “Discanto e altro 2025 – Dvoglasje i još ča drugo 2025”, evento sempre più aperto all’internazionalizzazione e alla divulgazione del locale, del bene immateriale assurto a Patrimonio Unesco, perché quasi tutto di quanto offerto nel “Giardin” a fianco della Chiesa di San Felice e Fortunato, rientrava nella categoria dei repertori più preziosi da conservare.
Sissano, dopo aver vinto anche le difficoltà iniziali del guasto tecnico all’impianto audiofonico, è stata generosa nell’offrire il proprio palcoscenico a dei generi canori vocalmente impegnativi, che anche nei non propensi ad amare esteticamente la qualità dell’espressione polifonica e “disincantata” popolare, fa nascere di sicuro l’opportunità di apprenderne la potenza, la spontaneità di esecuzione e la meraviglia delle voci che escono dal classico sistema musicale. E si è fatto anche di più conferendo alla manifestazione la peculiarità di una kermesse popolare, stuzzicando l’olfatto con gli odori della cucina tipica allestita in loco dai soci e cuochi della Comunità (maccaroni o polenta con sugo di cinghiale o pollo, e bussoladini per tutti gli ascoltatori), per assaporare e capire ancor meglio e da più aspetti da dove veniamo, chi siamo, chi eravamo e quanto sia necessario continuare ad essere.

Eccellente intrattenimento del Gruppo Folk Vruja di Capodistria

Numerosi esponenti delle istituzioni
Dietro all’entusiasmo e alla passione delle persone, però, ci stanno sempre le istituzioni. I due presentatori, Claudio Grbac ed Erika Forlani hanno formulato il saluto ai rappresentanti delle medesime di casa Paolo Demarin, presidente della Comunità degli Italiani ospitante e Marko Ravnić, sindaco di Lisignano, nonché rivolto uno speciale benvenuto a Jessica Acquavita, vicepresidente della Regione istriana, Marin Corva, presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Vladimir Torbica, assessore regionale della cultura e territorialità, Ennio Forlani presidente del Consiglio regionale della minoranza italiana autoctona. Un tanto senza mancare di sottolineare che tutto viene realizzato grazie al contributo finanziario dell’Unione Italiana, dell’Ufficio governativo per i diritti umani e le minoranze nazionali nonché il supporto della Regione istriana e del Comune di Lisignano.

Il folclore di Sissano difende la bandiera di casa

Saggio dei discanti e canti polivocali
“Dormi ti bela mi morì di sono”, mantignada cantata da Annamaria Benčić e Gino Šverko, nel nome dei padroni di casa, nonché l’intervento dell’etnomusicologo Dario Marušić hanno fatto da introduzione al grande saggio dei discanti e canti polivocali di tradizione, proponendo tra l’altro il video dei canti baschi. Dalle sponde dell’Oceano Atlantico, quindi, l’immediato ritorno a Sissano tra mantignade e canti xota le pive con protagonisti Gino Šverko, Patrik Kmet, Antonio Dobran e Maurizio Petrić; largo al coro spontaneo del gruppo focloristico “Val Resia” del Friuli Venezia Giulia per dare voce a una tematica comune a tanti canti popolari, quali la natura, i sentimenti, le gioie e le sofferenze d’amore, le difficoltà del vivere quotidiano, l’uomo semplice per eccellenza.
Poi la SAC Mate Balota di Castelnuovo con il proprio potente “kanat na tanko i na debelo”, che lascia intravvedere tecniche analoghe alle mantignade; i pittoreschi bassi dignanesi, diatonie ossia canti a due voci tra i più antichi brani legati all’istrioto, interpretati da Gloria Valle, Moira Lajić e Livio Belci della Comunità degli Italiani di Dignano; un po’ di piacevole variazione nel sud dei Balcani mediante la diatonia popolare macedone da parte del gruppo guidato da Edna Strenja Jurcan.

SAC Mate Balota interprete dell’eredità musicale di Castenuovo

I canti di una volta
A seguire i cantori di Lopar dell’isola di Arbe, altri ambasciatori dei canti di una volta da trasmettere alle giovani generazioni; le magnifiche e impeccabili Nuove quattro colonne dalla viècia Ruveigno alias Rovigno, per un autentico tuffo nelle Butunade e nel mare d’Istria attraverso le arie da nuoto cantate da Alessio Giuricin, Teodor Tiani, Antonio Curto e Luka Nreka. Hanno loro dato il cambio i cantori dell’isola di Pago esperti del nakant, di brani nuziali, mantinjade e canti carnascialeschi e sempre per celebrare ancora meglio la bellezza della diversità della cultura istriana, ecco contrapporti con orgoglio e caparbietà i canti a pera, a la longa e xota le pive intonate dai gallesanesi, Toni Moscarda, Domenico Šabana e Armida Leonardelli ossia della CI Armando Capolicchio.
Davvero speciale, salutata da applausi e ovazioni l’esibizione della Famiglia Fantuzzi da Viano (Reggio Emilia), composta da mamma, papà e nutrita figliolanza che ci ha regalato gli stili diversi della vocalità nel vivace canto reggiano, pure questo custode di memorie da non dimenticare. Un raro esempio di Vilotta da Portole in stile modale a discanto – preziosissima come tale – e la Bugarissa di Valle con al microfono Dario Marušić e Marino Kranjac, hanno chiuso il capitolo principale della serata. Dulcis in fundo la gastronomia locale, le chiacchierate e cantate tra amici, il tutto accompagnato dal gruppo folcloristico Vruja di Capodistria, musicisti d’eccezione richiestissimi da Muggia a Promontore.

La cucina tradizionale: assieme vecchie e nuove generazioni
Applausi e ovazioni alla Famiglia Fantuzzi da Reggio Emilia

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