Diego Zandel omaggia i Balcani

Maja Cergol

CAPODISTRIA | Il pubblico di Capodistria ha avuto la possibilità di conoscere martedì sera l’ultimo libro di Diego Zandel, intitolato “Balcanica. Viaggio nel sud-est europeo attraverso la letteratura contemporanea”, ospitato dalla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” nella sede di Palazzo Gravisi. A fare gli onori di casa il presidente, Mario Steffé, tra il pubblico anche la consigliera comunale Ondina Gregorich Diabatè. A dialogare con l’autore ci hanno pensato i giornalisti Stefano Lusa e Walter Chiereghin.

Un esule fiero di esserlo

Zandel, scrittore di origine fiumana, che nella sua carriera vanta anche di aver firmato la prima spy story italiana, “Massacro per un presidente”, con “Balcanica. Viaggio nel sud-est europeo attraverso la letteratura contemporanea” ci aggiorna sulla produzione letteraria recente nei Paesi dell’ex Jugoslavia, nonché di altre realtà come Bulgaria, Romania, Albania, Grecia, Cipro, Turchia e Ungheria. L’autore precisa che il libro non si propone di essere un compendio delle letterature dei Balcani, ma tocca soltanto testi e autori dei quali si è occupato personalmente. “Da quello che ha scritto Diego Zandel è ovvio che si tratta di un esule fiero di esserlo, – ha spiegato Lusa –, la sua Fiume la vede come italiana, ma anche croata e ungherese”.
Chiereghin ha affermato che “ha capito già da bambino la particolarità della penisola balcanica, la sua ricchezza di carattere culturale, la grande quantità di persone che scrivono sia in italiano che in croato, sloveno o in dialetto. La letteratura fornisce le chiavi per capire il territorio”. Zandel, tra l’altro il primo esule a entrare nella redazione de “La Battana”, descrive modestamente la pubblicazione come un aiuto alla letteratura che merita.

La vita nel campo esuli

Durante la presentazione, il discorso si è esteso oltre “Balcanica”, per la quale sono comunque scaturite proposte per una seconda edizione, toccando le vicissitudini familiari, come pure il fatto di non aver mai sentito di essere figlio unico, visto che è nato in un campo esuli di Roma, dove in ogni padiglione alloggiavano undici famiglie e perciò c’era l’impressione di stare tra fratelli, oppure l’affetto per l’isola greca di Kos, che frequenta dal 1969 ed è casa della famiglia della consorte. Tra i temi affrontati legati al mondo dell’editoria, di cui Zandel è esperto, è stata messa in luce la provincialità dell’Italia nel pubblicare autori balcanici, che preferisce attendere il successo in altri Paesi europei, prima di proporli ai propri lettori. In conclusione Diego Zandel chiarisce: “L’editoria di ricerca non esiste più, le Case editrici sono legate all’andamento dei titoli azionari o alle vendite. L’ultima parola spetta al direttore del marketing”, precisando che la perdita di una Casa editrice come l’Edit di Fiume, che pubblica grandi autori, sarebbe una perdita enorme per la cultura.

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