Design nazionale in miniatura dentellata

Un blocco filatelico in 20mila esemplari rende omaggio alla moda croata contemporanea e alla sua tradizione artigiana. Tra gli abiti spicca il corsetto ideato da Juraj Zigman

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Design nazionale in miniatura dentellata
Un modello dei quattro francobolli a firma di designer e stilisti croati. Foto Poste croate

Il 23 febbraio le Poste croate immetteranno in circolazione un nuovo blocco filatelico appartenente alla serie “Cultura popolare”, dedicato quest’anno al design dell’abbigliamento quale espressione significativa della creatività nazionale. L’emissione, stampata in 20mila esemplari e accompagnata dalla busta del primo giorno, riunisce quattro valori da 1,70 euro ciascuno. Sulle superfici dentellate si stagliano un vestito firmato da Branka Donassy, un corsetto ideato da Juraj Zigman, un cappello dell’atelier “Kobali” e una creazione calzaturiera del marchio artigianale “Ledenko”. L’impianto grafico reca la firma della designer zagabrese Alenka Lalić, mentre le immagini dell’abito “Il volto di Eva” e del modello “Medusa d’oro” sono affidate agli obiettivi di Zvonimir Ferina e Mateja Vrčković Bučar, interpreti sensibili della qualità plastica e luministica di queste creazioni.

Scultura da indossare

Branka Donassy, protagonista del rinnovamento stilistico croato sin dalla fine degli anni Settanta, ha orientato la propria ricerca verso una dimensione sperimentale, esplorando con lucida tensione analitica la soglia che separa l’abito dall’opera plastica. Dal 1985 è membro dell’Associazione croata degli artisti di Arti applicate (ULUPUH) e nel 1988 fonda, insieme ad altri progettisti, il collettivo Modagram, attivo per un decennio con l’intento di promuovere una produzione d’avanguardia in ambito internazionale. Il suo lavoro si distingue per l’impostazione scultorea delle forme, per l’analisi attenta dei rapporti tra materia, cromia e struttura, per l’uso consapevole delle tecniche di rifinitura. Ogni creazione si configura come costruzione tridimensionale che si relaziona al corpo, lo avvolge e lo ridefinisce. Il vestito “Il volto di Eva” del 1988, ispirato al volume “I tre volti di Eva” di Corbett H. Thigpen, costituisce un esempio emblematico di questa tensione concettuale. L’abito diviene dispositivo critico che indaga identità e rappresentazione, assumendo una dimensione performativa. Le sue collezioni sono state presentate a Parigi e a New York, accanto a collaborazioni con teatro, balletto e cinema che hanno ampliato il raggio della sua attività, confermandone la statura internazionale.

Sartoria in scena

Juraj Zigman, nato a Fiume nel 1984, appartiene a una generazione cresciuta in costante confronto con la scena globale. Formatosi all’Istituto Europeo di Design di Milano e dopo un’esperienza presso la casa di moda “Roberto Musso”, nel 2008 fonda il proprio marchio, inaugurando un percorso in cui alta sartoria e spettacolarità convergono in un lessico stilistico distintivo. Il corsetto, elemento ricorrente della sua produzione, diviene terreno di esercizio tecnico e simbolico. Nel modello “Medusa d’oro” si manifestano solidità d’impianto, sofisticazione strutturale e una femminilità accentuata, tradotte in architetture di forte impatto visivo. Le sue creazioni sono state indossate da interpreti della musica internazionale in occasioni quali gli MTV Awards, i Grammy e i BRIT Awards, oltre che in allestimenti teatrali e programmi televisivi.

Storie di mani e di forme

Accanto a queste firme, il blocco valorizza due realtà radicate nella tradizione artigiana, custodi di un sapere trasmesso nel tempo. “Ledenko”, laboratorio familiare fondato a Spalato nel 1959 e oggi guidato da Ivan e Sandra Ledenko, rappresenta una delle poche manifatture croate dedicate alla produzione manuale di calzature femminili. L’attività si fonda sull’impiego di pellami selezionati e su tecniche di modellazione che rispettano criteri anatomici ed ergonomici, con attenzione alla stabilità e alla vestibilità. Il modello “Rosa Croazia” esemplifica un orientamento che privilegia personalizzazione e comfort rispetto alla serialità industriale. Le loro creazioni sono state scelte per esibizioni pubbliche e per manifestazioni di rilievo come l’Eurovision Song Contest, contesti in cui qualità costruttiva ed equilibrio formale risultano determinanti.

L’atelier “Kobali”, attivo a Zagabria, affonda le proprie origini nel secondo dopoguerra. Katarina Šušteršić Kobali apprese il mestiere presso la pellicceria Tomić in via Masarykova, assimilando tecniche e proporzioni legate alla cultura urbana dell’epoca. Negli anni Settanta la figlia Nada Kobali avviò un laboratorio indipendente, consolidando una produzione su misura modellata su forme lignee, con bordi calibrati e decorazioni misurate. Dopo la sua scomparsa nel 2019, Marina Kobali ha proseguito l’attività mantenendo la lavorazione manuale e adeguando l’estetica alle sensibilità contemporanee. Ogni copricapo si presenta come esito di perizia tecnica e consapevolezza formale, sintesi di tradizione e aggiornamento.

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