David Petrović e il suo lavoro da… sogno

La stella nascente del Teatro dei burattini fiumano ci parla dell’amore per la recitazione

David Petrović con un burattino. foto Goran Zikovic

Il Teatro dei burattini negli ultimi anni ha ottenuto decine di premi, sia a livello nazionale che internazionale. Il 2019 è stato particolarmente prolifico, portando al Teatro più di trenta riconoscimenti sia per gli attori, i tecnici della luce, i musicisti, scenografi e altro personale tecnico, che per la regia e la realizzazione di spettacoli originali e interessanti come “Wanda Lavanda”, “Avanture maloga Juju” (Le avventure del piccolo Juju) e lo spettacolo “Zamrznute pjesme” (Le canzoni congelate), che ha portato all’ente scenico fiumano il maggior numero di premi. Nella compagnia di burattinai fiumani c’è David Petrović, un giovane attore che ha iniziato a realizzare interessanti progetti d’autore, come ad esempio lo spettacolo “Palačinka mog života” (La crèpe della mia vita) e che ci ha concesso un’intervista per raccontarci delle sue esperienze e dell’amore per il Teatro.
Quando hai scoperto di amare la recitazione?
“Il mio primo incontro con il teatro risale agli anni della scuola media superiore. Ero alunno della terza classe della Scuola per periti del traffico e sono stato contattato dalla bibliotecaria che aveva bisogno di volontari per preparare un pezzo da presentare alla rassegna Lidrano. Lo spettacolo era ‘Radovanova vrata’ (La porta di Radovan) e noi eravamo le voci narranti. L’esperienza mi è piaciuta talmente tanto che quando la professoressa Madlen Zubović ci ha avvisati che a Delnice stava per aprirsi una piccola scuola di teatro, gestita da Miro Gavran, mi sono subito fatto avanti. Penso che proprio la partecipazione a questo corso di recitazione a Delnice abbia fatto scattare la scintilla dell’amore per il teatro e questo pensiero non mi ha più abbandonato”.
Come sei entrato a far parte del Teatro dei burattini?
“Nel 2004 mi sono diplomato e subito dopo la conclusione degli studi ho avuto la fortuna di notare un bando di concorso del Teatro che cercava attori. Non ci ho pensato due volte, ho contattato il Teatro e mi sono presentato al provino e al colloquio di ammissione. Il mio talento è stato riconosciuto e ho avuto pure la fortuna di essere assunto prima dell’apertura dell’Accademia dei burattini a Osijek, quindi anche il fatto di non possedere un diploma universitario non è stato un deterrente alla mia assunzione”.
Hai iniziato con i burattini, come hai allargato la tua sfera d’interesse?
“Una volta che entri nell’ambiente le occasioni iniziano a piovere. Per me non si è mai trattato di un lavoro nel senso di un impegno da svolgere, ma è più una vocazione che seguo con estremo piacere. Non si tratta di una professione monotona, succedono sempre cose nuove, spettacoli nuovi, nuovi registi, nuovi ruoli, nuovi burattini, nuove storie e non mi annoio mai”.
Per un periodo ti sei allontanato dalla recitazione per cimentarti come autore…
“Sì, la scrittura di copioni o testi da presentare mi interessa tantissimo. Anche la regia rientra nella mia sfera d’interesse, soprattutto dopo aver seguito un corso di perfezionamento della durata di un mese in Francia, a Charleville-Mézières, dove è nata l’idea di realizzare qualcosa di mio. È così che è nato lo spettacolo ‘Palačinka mog života’ (La crèpe della mia vita), che recentemente è stato messo in scena per la 176.esima volta”.
Qual è la tua fonte d’ispirazione principale?
“Devo avere uno spunto esterno. In Francia eravamo seguiti da un attore che ci aiutava a esprimere le nostre idee e a trasformarle in marionette. Quando sono tornato a Fiume ho deciso di provare a realizzare un prodotto autentico senza guide esterne, ma essendo ancora insicuro, non ho voluto fare da regista, bensì ho creato un pezzo in cui io sono da solo in scena. Anche se la parte preparativa è stata più semplice perché facevo tutto da solo e non dovevo coordinare gli altri, tanto è stato stressante dover sostenere sulle mie spalle tutto il peso e la responsabilità del contatto con il pubblico. La prima è stata rimandata perché a causa dello stress mi ero ammalato, ma nonostante il ritardo alla fine è stato un successo. Poi ho realizzato anche gli spettacoli ‘Trsatski zmaj’ e ‘Beba bebač’ con Alex Đaković e già qui è stato tutto più facile”.
Nel tempo libero partecipi agli spettacoli del Centro culturale “Kalvarija”. Che differenza c’è nel rapporto con il pubblico di adulti rispetto a quello di bambini?
“Lo dicono tutti e ora mi sembra una frase fatta, ma non posso esimermi dal sottolinearlo ancora una volta. I bambini sono il pubblico più onesto e sincero che si possa avere. Se non trovano interessante lo spettacolo si metteranno a correre per il teatro o a parlare ad alta voce, mentre gli adulti ascoltano in silenzio e magari vagano coi pensieri e poi ti fanno pure i complimenti per il ruolo, anche se non sei convinto al cento per cento che gli sia piaciuto. D’altra parte la sensazione che si prova quando noti di aver conquistato i bambini, di tenere in pugno la loro attenzione, è indescrivibile. In quel momento hai la certezza di fare le cose per bene, nasce la magia, nasce il teatro”.
Come mai hai deciso di fare pure spettacoli per adulti?
“Io la considero una sorta di bilancia della mia vita. Da una parte i burattini, dall’altra le commedie per adulti. Questi due elementi sono in equilibrio e anche se il mio lavoro principale è al Teatro dei burattini, se dovessi rinunciare alle attività del Ri Teatar sentirei un vuoto. Gli spettacoli del centro ‘Kalvarija’ e soprattutto il cabaret mi danno la possibilità di tirare fuori il mio lato comico, di divertire, di far ridere il pubblico e di ridere con lui. Amo i momenti d’improvvisazione e amo lasciarmi trasportare dall’energia del pubblico che nei cabaret è molto attivo e presente”.
Quali sono gli aspetti negativi di questo lavoro?
“La medaglia, ovviamente, ha sempre un lato nascosto e in questo caso si tratta della preparazione degli spettacoli, delle prove estenuanti, dello stress prima degli spettacoli, delle giornate in cui forse sei giù di morale o hai dei problemi ma devi mettere tutto da parte per fare divertire il pubblico. Quando si lavora coi burattini succede spesso di dover stare per delle ore in pose innaturali tenendo in aria i burattini e anche fisicamente è impegnativo e bisogna mantenersi in forma. Però devo essere sincero e aggiungere che il lato bello del mio lavoro prevale sempre su quello difficile”.
In questo momento stai preparando qualche spettacolo?
“Sono sempre pieno di idee, quelle non mi mancano. Quando mi viene un’idea me la segno subito sul cellulare per non lasciarmela sfuggire. La maggior parte delle idee mi viene di notte, mentre sto dormendo. È incredibile, mi sveglio in piena notte, alle due o alle tre e ho un lampo di genio, un’illuminazione che devo subito segnare per non dimenticarla. La maggior parte delle mie creazioni è nata di notte o nelle prime ore del mattino. In questo momento qualcosa si sta muovendo, stanno succedendo delle cose, ma non sono ancora pronto a rivelare i dettagli”.

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