David Byrne in Arena: esibizione da 10 e lode

Definire quello che si è visto sul palco dell'anfiteatro polese è difficile: un concerto, un musical, uno show immersivo con un megaschermo che avvolge la performance, con i musicisti che si muovono liberamente

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David Byrne in Arena: esibizione da 10 e lode
Una scenografia tanto semplice quanto efficace per l’esibizione di David Byrne. Foto Filip Kovačević

Ci sono concerti dai quali ti aspetti poco e ricevi tanto. Ci sono concerti dai quali, viceversa, ti aspetti tanto e ricevi poco. E poi ci sono i concerti da quali ti aspetti tantissimo e ricevi altrettanto, se non di più. E quello di David Byrne di domenica sera in Arena è stato proprio uno di quest’ultima categoria, dove ogni centesimo del prezzo del biglietto era giustificato. Per chi non lo sapesse, David Byrne era il frontman dei “Talking heads”, celebre gruppo rock statunitense formatosi a New York nel 1974 e attivo fino al 1991. Considerati pionieri della musica new wave e post-punk, hanno unito sonorità rock, funk e world music con uno stile intellettuale e d’avanguardia. Ma Byrne, per fortuna degli amanti della musica, non si è fermato agli inizi degli anni Novanta, ma è andato avanti per la sua strada regalando chicche tanto che nel settembre dell’anno scorso è uscito l’album “Who is the sky” che dà anche il titolo alla tournée in atto.

David Byrne (al centro) in versione ballerino. Foto Filip Kovačević

Definire quello che si è visto sul palco dell’anfiteatro è difficile: un concerto, un musical, uno show immersivo con un megaschermo che avvolge la performance, con i musicisti che si muovono liberamente, senza posizione fissa, seguendo coreografie precise. In fin dei conti, i balletti di Byrne sono leggendari da ben prima dell’avvento dei social, e non stupisce che una nuova generazione lo abbia riscoperto per la forza delle sue canzoni e per la sua presenza scenica.

Esibizione a 360 gradi

È stata in poche parole una performance a 360 gradi: musica, parole, coreografie e costumi. David e i suoi ballerini e musicisti si esibiscono appunto in coreografie continue e multicolori. Qui si ha a che fare con un genio della musica, uno di quei diamanti ancora mancanti nella gloriosa collana “musicale” dell’Arena. In un’ora e 45 minuti smonta e ricostruisce la scena a ogni canzone, lo spazio viene continuamente riconfigurato, mentre lui si divide tra balletti e chitarre. Sul palco non esiste una postazione fissa: anche tastieristi e percussionisti hanno strumenti agganciati al corpo, privi di fili e di legami con un punto stabile. Alle ore 21.12 David Byrne si è materializzato sul palco. La grande attesa per lo show è svanita sulle note di “Heaven”, sicuramente non il brano più celebre dei “Talking heads”, ma sufficiente a far capire che (buona) piega avrebbe preso la serata. E se un artista come lui ha deciso in questo tour di rispolverare i pezzi della sua gioventù significa che vuole rimettersi in gioco, affiancando i brani datati con quelli di nuovo conio. Della serie, non si vive di sola gloria.

Le strade di New York sullo sfondo. Foto Filip Kovačević

Messaggi di pace e amore

A dimostrazione di ciò il secondo pezzo è “Everybody laughs”, il singolo che ha preceduto il recentissimo album. Il concerto è semplicemente bello, divertente e pieno di tante cose. Solo musica e parole, bastano 13 musicisti vestiti come i medici in camicie blu che non si fermano un attimo e vanno avanti per quasi due ore di alta classe (21 i brani eseguiti) su un palcoscenico insolito. Nessun videowall che riprende live il concerto, un impianto luci sobrio e, cosa insolita, nessun cavo allacciato. La tecnologia oggi fa miracoli e il sound dagli altoparlanti è perfetto con la voce unica di David Byrne. Qua e là introduce i brani e la storia che sta dietro alla loro composizione. Durante l’esecuzione di “T Shirt” sullo sfondo “girano” alcune scritte: da I Love Pula a Make America Gay Again (con la scritta Gay che reca i colori dell’arcobaleno). Ma non erano tutti qui i messaggi, uno recitava anche “L’amore e la gentilezza sono atti di resistenza”.

Prima ancora sono state proiettate alcune immagini di Pola come ad esempio un edificio da 12 piani a Monte Paradiso e il Canyon di Verudella. E anche questo è un segnale di rispetto verso chi ti ospita. Chapeau!

Buon successo di pubblico per David Byrne in Arena. Foto Filip Kovačević

A comporre la scaletta è il “miglior” Byrne. Prevalgono sì i brani dei “Talking heads”, da “(Nothing but) Flowers” a “This must be the place”, fino al travolgente finale con “Psycho killer”, “War during lifetime” e “Once in a lifetime” suonati uno dopo l’altro, che scatenano la platea. Da “Who is the sky?”, invece, una manciata di brani che non sfigurano affatto.

L’entusiasmo va alle stelle ed è “Burning down the house” a chiudere un concerto che è già storia, nel quale, oseremmo dire, anche David Byrne si è trovato alla grande. Sembrava divertirsi come i suoi fan.

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