Dalle differenze alla condivisione: il valore del volontariato

I volontari nel campo della cultura dell'HKD di Sušak a Fiume fanno parte di un programma ideato nell'ambito del progetto Capitale europea della Cultura 2020 e tuttora attivo, al servizio di tutta la città. A raccontarne il funzionamento sono la responsabile Asja Brusić, Marta Ivančić e Marijana Mladenić

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Dalle differenze alla condivisione: il valore del volontariato
Foto Roni Brmalj

In occasione della Giornata mondiale del volontariato, celebrata il 5 dicembre scorso, i volontari nel campo della cultura della Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak, Anamarija Kruljac e Nikola Cimeša, hanno ottenuto il riconoscimento del Centro di volontariato dell’associazione SMART nell’ambito della cerimonia di conferimento del premio “Volontari dell’anno”. Qualche giorno dopo, l’HKD, in veste di organizzatore del volontariato, è stato insignito del Premio nazionale per il volontariato, il più importante riconoscimento assegnato dalla Repubblica di Croazia per questa attività e il contributo nella sua promozione, che viene conferito annualmente su suggerimento della Commissione nazionale per lo sviluppo del volontariato.

Questi premi rientrano tra i numerosi riconoscimenti finora assegnati ai volontari per la cultura dell’HKD, che sotto la direzione della responsabile del programma Asja Brusić contribuiscono alla realizzazione di tutta una serie di eventi a Fiume. Chi frequenta assiduamente i numerosi appuntamenti culturali che si svolgono a Fiume, ha sicuramente potuto notare le persone in maglietta rossa che con gentilezza e un sorriso sempre pronto fanno sì che tutto trascorra nel migliore dei modi. Sono i volontari culturali, che scegliendo di donare il loro tempo alla comunità contribuiscono al suo miglioramento e si sentono appagati per essere stati un tassello nell’edificazione di una società più solidale e gentile.

A raccontarci la storia del programma di volontariato per la cultura dell’HKD e il modo in cui funziona quest’attività sono state Asja Brusić e le volontarie Marta Ivančić e Marijana Mladenić.

“Il Centro di volontariato dell’associazione SMART per lo sviluppo della società civile, la Città di Fiume e la Regione litoraneo-montana conferiscono dal 2009 il premio ‘Volontari dell’anno’ in diverse categorie – ha spiegato Asja Brusić –. Nel 2020, l’HKD è stato insignito di questo premio come organizzatore del volontariato, mentre ogni anno candidiamo qualcuno dei nostri volontari per questo riconoscimento. Con la cerimonia di premiazione, come pure con diverse attività che la precedono, ovvero laboratori di vario tipo, viene celebrata la Giornata mondiale del volontariato. Vorrei anche aggiungere che il 2026 sarà l’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile”.

Il lavoro dei volontari culturali dell’HKD è riconosciuto e immagino che nel corso degli anni sia diventato anche indispensabile nell’organizzazione di eventi di vario tipo.

“I volontari amano dire che sono ormai diventati un brand culturale fiumano. Credo che le persone che frequentano gli eventi culturali abbiano sicuramente notato i volontari in maglietta rossa perché essi avevano preso parte anche alla preparazione della candidatura di Fiume al progetto di Capitale europea della Cultura 2020 e successivamente hanno continuato a occuparsi di volontariato nel campo della cultura. Nel corso degli anni, nell’ambito del lavoro di istituzione del programma di volontariato per la cultura, abbiamo dovuto superare numerose sfide, in quanto alcuni organizzatori di eventi culturali non erano così flessibili e aperti ad accettare l’aiuto dei volontari. Nel corso degli anni, però, soprattutto con lo scoppio della pandemia, che ha influito molto negativamente sul progetto Fiume CEC, queste persone si sono rivelate indispensabili nell’organizzazione degli eventi che si sono tenuti, nonostante tutto, negli anni pandemici. Oggigiorno è normale che gli organizzatori di eventi culturali ci contattino per ingaggiare i volontari. Annualmente, diamo una mano a una novantina di organizzazioni, da enti culturali ad esponenti della scena culturale indipendente. In pratica, sono pochissimi gli avvenimenti ai quali non è presente uno dei nostri volontari. Ci sono diverse organizzazioni che ingaggiano i volontari per i loro eventi autonomamente, ma noi siamo l’unico centro di volontariato organizzato in Croazia. Il programma di volontariato ha la sua sede nell’HKD, ma non è soltanto al servizio di questo ente, bensì di tutta Fiume”.

L’unione fa la forza

Fiume è una delle poche città che sono state capitali europee della cultura nelle quali il programma di volontariato è ancora attivo. Com’è stato mantenuto?

“Siamo riconoscenti alla Città di Fiume per aver compreso il valore e l’importanza del lavoro di centinaia di cittadini che avevano preso parte al progetto. Quando Fiume CEC si è concluso, diversi progetti sono stati soppressi, altri si sono mantenuti fino ad oggi. Il programma di volontariato è stato mantenuto perché include la comunità e vi prendono parte tutte le categorie di cittadini, diversi per il livello di istruzione, di interessi, di conoscenze e competenze, di età, esperienze, che qui però si riuniscono con l’obiettivo comune di migliorare la cultura e il nostro ambiente. Siamo stati molto lodati, in una delle riunioni annuali delle ex città CEC, dai rappresentanti di Liverpool – il cui progetto CEC è stato uno dei meglio riusciti –, come città che porta avanti con successo il programma di volontariato.

Come funziona l’organizzazione dei volontari per un determinato evento? Dapprima, gli organizzatori mi contattano, mi forniscono informazioni sull’evento, sulla data e sull’orario del suo svolgimento, sul numero di volontari necessari e sulle competenze che dovrebbero avere, dopodiché dalla nostra base di volontari contatto un certo numero di persone. Spesso contatto specificamente determinate persone sapendo che si tratta di un evento che potrebbe loro interessare, oppure che possiedono le competenze e le qualità necessarie. Spedisco un invito ai volontari, mentre al termine dell’evento questo viene pubblicato nei nostri gruppi Facebook e Instagram. Annualmente, possiamo contare su ottanta o cento volontari attivi. Accade molto raramente che non ci sia alcun riscontro per un determinato evento. In quel caso, posso sempre contare su un certo numero di volontari che sono sempre disponibili in casi di emergenza. Questo non vuol dire che queste persone se ne stiano con le mani in mano aspettando la mia chiamata: tutti i nostri volontari sono persone attive, alcune lavorano, altre studiano, mentre quelle che sono in pensione si occupano di mille cose. Molti pensano che i volontari siano dei dilettanti, mentre invece si tratta di professionisti nel loro campo che possono insegnarci molto. Questo è secondo me il lato più bello del volontariato: esso unisce persone diversissime tra di loro, che forse nella vita non si sarebbero mai incontrate, e facendo volontariato fanno amicizia e arricchiscono così la loro vita”.

Qual è la percezione del volontariato nella nostra società? Si può dire che abbia preso più piede in Croazia, o è ancora un’attività marginale?

“Credo che quando si parla di volontariato si faccia in primo luogo riferimento a situazioni di crisi ed emergenze, quando c’è bisogno di persone che diano una mano. Il volontariato culturale è ancora un concetto astratto e non viene nemmeno menzionato nelle inchieste sul volontariato. Molte persone non sanno nemmeno che la cultura è un campo nel quale si può fare volontariato. Attraverso una serie di attività, noi cerchiamo di cambiare questo stato di cose e di dimostrare che anche il volontariato per la cultura è una preziosa forma di attività che contribuisce alla società. Per questo motivo lavoriamo con i club di volontariato nelle scuole elementari e medie superiori, collaboriamo con le scuole per mezzo di progetti creativi. Uno degli esempi è il nostro lavoro con gli alunni della scuola ‘Centar’, con i quali abbiamo dipinto lo spiazzo dinanzi alla scuola. Un altro esempio di volontariato con i ragazzi delle scuole è stato nel Teatro dei burattini ed è stato accolto con entusiasmo dagli alunni. Il nostro lavoro è quindi volto alla promozione del volontariato nella cultura. A piano a piano, la percezione sta cambiando, soprattutto tra i cittadini che frequentano gli eventi culturali e che sono più spesso a contatto con i nostri volontari”.

Quanti volontari partecipano in media a un evento?

“Quando si tratta di grandi eventi culturali come ad esempio il festival ‘Porto etno’, anch’esso un lascito del progetto Fiume CEC, viene ingaggiata una trentina di volontari, mentre quando si tratta di accadimenti in teatro basta una decina di persone. Agli eventi di minore entità prendono parte da due a cinque volontari. Annualmente, da settanta a un centinaio di eventi vengono ‘coperti’ dai nostri volontari. Abbiamo avuto molto lavoro anche nel 2020, nonostante la pandemia. Infatti, poco tempo dopo l’inaugurazione del progetto Fiume CEC era stato proclamato il lockdown durato fino alla fine di maggio, ma dopo gli eventi erano ripresi, anche se si svolgevano nel rispetto delle misure antiepidemiche. Nel 2020 abbiamo preso parte a 130 eventi culturali ai quali hanno aderito 360 volontari. Nonostante la crisi, credo che possiamo essere soddisfatti per il fatto che molti programmi sono stati comunque realizzati anche se non nella modalità pianificata inizialmente”.

Partecipazione di oltre 600 cittadini

Qual è l’evento culturale al quale avete preso parte in veste di volontari che vi è rimasto impresso come una delle esperienze più belle?

Asja: “Il programma di inaugurazione del progetto Fiume Capitale europea della Cultura 2020 è stato per me un battesimo del fuoco, siccome avevo assunto questo incarico soltanto tre settimane prima. Non conoscevo nessuno dei volontari e non sapevo molto di coordinazione dei volontari, ma credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Mi piacciono molto i programmi che includono i bambini, ma l’evento che più mi è rimasto impresso è stata la catena umana e il trasferimento dei libri dalla vecchia sede della Biblioteca civica a quella nuova due anni fa. Questa è stata un’esperienza straordinaria che ricorderò per sempre: vi hanno preso parte più di 600 cittadini tra ragazzi e adulti, nonché i nostri volontari che hanno coordinato la catena umana”.

Marijana: “Personalmente mi piace molto, quando sono in Corso e sto distribuendo i volantini, avere l’opportunità di fermare per pochi attimi i passanti per spiegare loro che cosa stia succedendo e consegnare loro il volantino. Molti cittadini non sanno che cosa stia accadendo nella loro città, per cui in questo modo ho l’opportunità di stuzzicare la loro curiosità”.

Marta: “Ricordo la prima volta che ho fatto volontariato, alla corsa ‘Homo si teć’, ma il festival ‘Porto etno’ è per me l’evento preferito. Incontrare così tante persone di nazionalità diverse è sempre molto appagante per me”.

Come avete deciso di occuparvi di volontariato?

Marta: “Ho sempre voluto fare volontariato, ma finora non ho mai avuto il tempo per dedicarmi a questa attività. Inizialmente pensavo di fare volontariato in una casa di riposo, ma sentivo che il lavoro con gli anziani sarebbe per me emotivamente troppo difficile. Avrei avuto lo stesso problema anche nell’Ospedale pediatrico, lavorando con i piccoli pazienti oncologici. Poi ho pensato di andare a fare volontariato all’asilo per cani a Viškovo, ma sono sicura che in quel caso non potrei fare altrimenti che adottarne alcuni. La mia ricerca è finita quando su Facebook avevo scoperto che un mio amico si occupava di volontariato culturale, il che mi sembrava interessante. Gli avevo chiesto come diventare volontaria, al che egli mi mise in contatto con Asja. All’epoca ero già in pensione, per cui avevo finalmente tempo per dedicarmi a questa attività. Mi interessano gli spettacoli, i concerti, ma anche eventi come la corsa ‘Homo si teć’, dove sono presenti tantissimi volontari. Mi rende felice vedere che i cittadini che approcciamo, quando ad esempio stiamo distribuendo dei volantini, ci accolgono con un sorriso. Per me è importante contribuire alla comunità e credo che ognuno dovrebbe farlo, anche con piccoli gesti quotidiani. Si tratta di un’attività che mi appaga molto. Un altro aspetto bellissimo di questo lavoro è che grazie al volontariato ho conosciuto delle persone meravigliose”.

Marijana: “Per me il volontariato è un’abitudine, in quanto essendo cresciuta in Inghilterra ho avuto modo di partecipare a numerose attività di volontariato nel corso degli anni. Quando ancora vivevo nel Regno Unito mi occupavo di volontariato nelle gallerie e nei teatri, ma una volta tornata in Croazia ho voluto riprendere questa attività. In occasione del progetto Fiume CEC avevo deciso di unirmi ai volontari, anche per conoscere meglio la mia città, in quanto non vi sono cresciuta, e per conoscere persone nuove. Mi fa piacere che il programma di volontariato nato per il progetto Fiuwme CEC si sia mantenuto e che a piano a piano i cittadini stanno diventando sempre più consapevoli della sua esistenza. È bello vedere le persone sorridere quando ci vedono con le nostre magliette rosse”.

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