Dall’Azra allo Zucchero

Il biglietto per il concerto degli Azra nel 1981

Stiamo vivendo un momento storico in cui ci lasciamo pervadere dalla nostalgia al solo pensiero del cappuccino al bar, che da qualche tempo non ci possiamo permettere a causa del Covid-19. Il ricordo del barista o del cameriere ci sembra lontano quasi quanto gli eventi di cui ci occupiamo in questo testo. Il caffè al bar, secondo quelle che sono le anticipazioni che trapelano in merito alla sospensione di alcune misure messe in atto per contenere il contagio da coronavirus, lo gusteremo presto. Lo faremo osservando delle norme a cui ci siamo ormai abituati, mantenendo le distanze. In un modo o nell’altro, questo segmento dell’economia ripartirà, lentamente, ma non quanto l’industria dell’intrattenimento in quasi tutte le sue espressioni, più e meno pagane, colte o “volgari”. Essere artisti oggi è davvero dura. Si sa che l’industria, l’agricoltura, il terziario e tutto ciò che è legato alle telecomunicazioni troverà il modo per uscire dalla crisi entro tempi ragionevolmente contenuti, a differenza del mondo dello spettacolo, citando, in ordine sparso, sport, teatro, musica e quant’altro abbia tra i protagonisti il pubblico.
Distanti ma… vicini
La prospettiva di rivedere gli stadi, i teatri e i palasport gremiti, che si tratti di concerti o di eventi sportivi, è remota, probabilmente molto più lontana di quanto si possa immaginare. Ricordiamo, attraverso una raccolta di foto e di momenti raccontati, vissuti in prima persona, in epoche diverse, a partire dagli anni Ottanta, limitandoci alla sfera pop-rock. Più precisamente, ci dedichiamo a band e personaggi distanti geograficamente dal contesto locale fiumano a cui facciamo riferimento. Vi sono stati concerti di cui non possiamo testimoniare con delle immagini. Cercheremo, se non altro, di menzionarli con la certezza matematica di aver escluso ingiustamente qualcuno. Convinti delle proprie valutazioni, possiamo sostenere che tutti quelli di cui non ci siamo scordati hanno meritato di trovarsi su queste pagine. Sui gusti, comunque, non si discute. I canoni qualitativi sono un’altra cosa. Non ci sono difficoltà nel giustificare questa selezione di foto, condizionata anche dalla disponibilità di documenti originali. Rendere giustizia a tutti non è semplice.

 

Lo sapevate che…
Nel 1973 venne costruito il palazzetto dello sport a Tersatto, finanziato attraverso uno degli autocontributi dei lavoratori fiumani che rinunciavano a una percentuale dello stipendio per edificare in città diverse opere, funzionanti tutt’oggi. Quel palasport, oltre a quelli sportivi, ospitò fin dall’inizio anche dei concerti. E che concerti…. Per motivi anagrafici non abbiamo la possibilità di raccontarli o di mostrare delle foto di tutti. Vi si esibirono, nella seconda metà degli anni Settanta, star già affermate come Tina Turner e Suzy Quattro, ma anche un certo Bob Geldof, non ancora noto al grande pubblico, che nel ’79, nell’ambito di un festival, suonò a Tersatto con il suo gruppo punk The Boomtown Rats. Nel 1985 fu uno dei promotori del Live Aid, mise insieme la Band Aid e partecipo al progetto U.S.A. For Africa, riunendo il meglio del meglio della scena pop e rock mondiale.
Oggi sarebbe uno scandalo
Quella dei Bijelo dugme nel 1981 fu una provocazione bonaria e nessuno si scandalizzò più di tanto. L’anno precedente, quando morì Josip Broz Tito, la band di Sarajevo incise il suo quinto LP “Doživjeti stotu”, su cui si basò il tour nell’ex Jugoslavia e da cui nacque l’album dal vivo registrato al Kulušić di Zagabria “5. april ‘81”. Fin qui nulla da dire. Sulla copertina del vinile come sui biglietti d’ingresso per i concerti c’era l’immagine di una bambina di due anni vestita “da grande”, anzi, parzialmente denudata. Il tutto superò il filtro della censura, che all’epoca aveva un grande potere discrezionale. Chissà cosa succederebbe oggi se venissero presentate pubblicamente immagini di questo tipo… Chiuso questo discorso, ricordiamo un grande concerto in un palasport di Tersatto gremito in ogni ordine di posti. Non c’è la foto dello spettacolo, ma rimane un biglietto grazie al quale abbiamo potuto esserci. Goran Bregović e Željko Bebek, leader e cantante della band, di lì a poco si sarebbero separati. Quello fu il loro ultimo concerto a Fiume, insieme, prima di intraprendere carriere nuove. Della “scuola bosniaca” ricordiamo anche i concerti del Plavi Orkestar e Zabranjeno pušenje, entrambi in attività.
Rivoluzione slovena
Laibach, toponimo tedesco per Lubiana, è anche il nome di un gruppo che più di ogni altro, tra quelli sorti nell’ex Jugoslavia, riuscì a conoscere un successo globale pur appartenendo a quella che possiamo definire una sfera alternativa. A Fiume, dapprima al palasport di Tersatto e poi all’Opera, nei locali del Teatro Fenice, non ebbero nel 1989 e nel 1990 remore morali nell’annunciare in modo implicito, ma comprensibile, l’imminente sfascio della Jugoslavia. Di loro abbiamo sia delle foto che il biglietto d’ingresso. La scena rock slovena fu sempre accolta bene, non solo a Fiume. Si espresse con generi diversi, ma mai banali, dal punk dei Pankrti al synthpop dei Videosex con Anja Rupel, straordinaria in una serata del 1990 al Palach. Siamo nell’anno dei grandi cambiamenti in cui il Palach ospitò i Borghesia, i Miladojka Youneed e Lačni Franz (Zoran Predin). Chi tornò a suonarvi successivamente arrivò con il passaporto.
Venti di guerra
Gli EKV (Ekatarina Velika), con il frontman Milan Mladenović, band serba nata nel 1982, si sciolse con la morte del suo leader. Si impegnarono, negli anni degli eventi bellici, schierandosi contro le posizioni del regime serbo e di Slobodan Milošević. A Fiume ebbero un concerto straordinario nel palasport di Tersatto nel 1989. Sulla stessa falsariga, appartenenti alla stessa scuola di pensiero, ci furono i Partibrejkers, espressione fonetica dall’inglese per dire “guastafeste”. Una delle band che segnò la storia del rock nell’ex Jugoslavia fu quello guidato da Bora Đorđević, cioè i Riblja čorba che a Tersatto nel 1981 fecero registrare il sold out in una serata indimenticabile. Il leader del gruppo, negli anni dei grandi cambiamenti nell’ex Jugoslavia, si schierò con la linea di Milošević, chiudendo le porte verso la Croazia. Del complesso belgradese fece parte Momčilo Bajagić, che conosciamo come Bajaga, tutt’ora attivissimo e gradito ospite dalle nostre parti. Assieme alla sua band, gli Instruktori, suonò a Tersatto nel 1985 e 1986. Il Palach fu una tappa obbligata per tutti, anche per i Disciplina kičme, band serba alternativa che ha conosciuto il successo anche lontano dai Balcani. Siamo imbarazzati nel parlare di Vlatko Stefanovski, musicista macedone di fama mondiale, a cui non possiamo dedicare più spazio. Con il suo gruppo, i Leb i sol, suonò nel ‘95 al Palach, ma arriva regolarmente ogni anno dalle nostre parti. Dal Montenegro, invece, arriva Antonije Pušić, conosciuto come Rambo Amadeus, piombato nel ‘91 al Milde Sorte di Preluca, l’ex discoteca, un luogo tutt’altro che alternativo con un pubblico che lo accolse un po’ sbigottito.
I veterani…
In Croazia, intanto, prima del coronavirus restavano gettonatissimi veterani come Parni valjak e Prljavo kazalište, dei quali non abbiamo immagini “storiche”. C’è Darko Rundek, con una carriera da solista, che con il gruppo Haustor si esibì, manco a dirlo, al Palach. Goran Bare nel ‘99 ebbe un concerto nell’ex Lovorka Kukanić, un’overdose di blues memorabile. Funky, soul, pop, rock, electro; sono i generi a cui si lega il nome di Dino Dvornik, scomparso nel 2008. Per lui una vita spericolata e tanti concerti, tra cui uno a Tersatto nel ‘93. Non abbiamo lo spazio per tanti altri, dai Pips, Chips & Videoclips, Psihomodo Pop, Film… Infine, degli Azra guidati da Johnny Štulić conserviamo un biglietto del dicembre ‘81, di un concerto a Tersatto. Il loro era un rock grezzo, essenziale, canzoni che anche i giovani di oggi continuano a cantare, a gridare.
Le star italiane
Abbiamo cominciato e concludiamo con delle star a livello planetario. A Preluca, territorio amministrativo di Fiume, nel ‘96 ci fu un concerto di Zucchero, preceduto da una campagna pubblicitaria a dir poco blanda. Davanti a 3 o 4mila fan, pochissimi per uno che già allora riempiva gli stadi, Zucchero seppe creare un’atmosfera straordinaria… per pochi intimi. Dieci anni più tardi arrivò Eros Ramazzotti, nel tempio del calcio fiumano, allo stadio di Cantrida. Non ci sono più gli accendini, ma i telefonini quando si spengono le luci sul palco per un brano lento.

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