TRIESTE
Per il ciclo dei “Lunedì dello Schmidl”, il Civico Museo Teatrale Museo Teatrale “Carlo Schmidl” dedica un nuovo appuntamento a una delle figure più importanti della musica italiana del Novecento. Nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste si tiene infatti la conversazione “Luigi Dallapiccola e il Novecento tra musica e impegno civile”, affidata al musicologo e studioso Mario Ruffini e introdotta da Stefano Bianchi, che apre l’incontro ricordando l’intenso programma di iniziative dedicate al compositore istriano in queste settimane.
Sguardo internazionale
Dopo i saluti istituzionali, Ruffini ringrazia il Museo e ricorda il proprio precedente legame con Trieste, sottolineando come il capoluogo giuliano sia stato tra le poche città ad aver mantenuto viva nel tempo la memoria di Luigi Dallapiccola. Da qui prende avvio un percorso che attraversa la vita e l’opera del compositore, nato a Pisino nel 1904 e destinato a diventare una delle voci più autorevoli della musica europea del Novecento. Al centro dell’intervento emerge soprattutto il rapporto tra biografia e creazione artistica. Ruffini ripercorre l’infanzia istriana di Dallapiccola, segnata dall’incontro tra culture diverse e dalle tensioni che caratterizzano il territorio dell’allora Impero austro-ungarico, per poi soffermarsi sull’esperienza dell’esilio e sulle vicende che contribuiscono a formare la sua sensibilità. Proprio il legame con l’Istria rappresenta uno dei fili conduttori dell’incontro.
L’esperienza maturata tra il mondo italiano, quello slavo e quello mitteleuropeo contribuisce a definire uno sguardo aperto e internazionale che accompagnerà il compositore per tutta la vita. Non è un caso che il progetto promosso dallo “Schmidl” insista sulle “radici istriane” dell’autore, mettendo in luce il rapporto tra una vicenda personale profondamente legata all’Adriatico orientale e una produzione artistica capace di parlare ben oltre i confini del territorio d’origine. Un passaggio importante è dedicato alla scoperta della vocazione musicale, maturata negli anni giovanili e destinata a svilupparsi negli studi fiorentini che lo porteranno prima all’insegnamento e poi a diventare uno dei principali innovatori del linguaggio musicale italiano.

La figura di Laura Luzzatto
Ampio spazio viene riservato alla figura di Laura Luzzatto, futura moglie del compositore, che Ruffini definisce fondamentale per comprendere la vicenda umana e artistica di Dallapiccola. Lo studioso ricostruisce i continui spostamenti della giovane tra Trieste e Firenze negli anni precedenti alle leggi razziali e ricorda il matrimonio celebrato nel 1938, in un clima già segnato dalle persecuzioni imminenti. Laura, ebrea e raffinata intellettuale, diventa per il compositore un punto di riferimento essenziale. Non a caso Ruffini cita il proprio volume a lei dedicato, ribadendo come senza la sua presenza sarebbe difficile immaginare il percorso creativo di Dallapiccola. Da questa esperienza personale nasce anche una parte significativa della sua produzione musicale. Ruffini richiama opere come i “Canti di prigionia”, “Il prigioniero” e i “Canti di liberazione”, lavori nei quali il tema della costrizione, della speranza e della ricerca della libertà assume un valore insieme storico e universale. Composizioni che riflettono il confronto diretto con i totalitarismi e con le tragedie del Novecento, trasformando vicende vissute in prima persona in materia artistica.

Incontri e collaborazioni
Nel corso della conversazione emergono anche altri aspetti della sua attività: il rapporto con il Maestro Ernesto Consolo, l’inserimento negli ambienti culturali italiani del primo Novecento, gli incontri con figure di primo piano della vita artistica nazionale e l’interesse per il teatro musicale e per il balletto. Ruffini richiama inoltre “Ulisse”, considerata da molti l’opera più ambiziosa del compositore e il punto d’arrivo di una lunga riflessione artistica e umana sviluppata nell’arco di decenni. In chiusura, il relatore ricorda gli appuntamenti che completano il progetto “Il Novecento di Luigi Dallapiccola: radici istriane, orizzonti universali”, tra cui la produzione de “Il prigioniero” prevista alla Risiera di San Sabba e le lezioni-concerto in programma ieri sempre a Trieste.
La serata si conclude con un momento musicale affidato al coro diretto dal Maestro Andrea Mistaro, che propone la prima serie dei “Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane” per coro a cappella. Un’esecuzione che riporta all’ascolto una delle pagine meno frequentate ma più rappresentative del catalogo dallapiccoliano e che offre una conclusione coerente a un incontro costruito attorno al legame tra ricerca musicale, memoria storica e responsabilità civile.

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