Da Apollo a Odeon: le mille vite di uno spazio storico

Inaugurato nel 1912 a pochi passi dalla Stazione ferroviaria di Fiume, quello che oggi è il Teatro dei burattini ha attraversato il Novecento cambiando più volte nome e volto, tra varietà, cinema e jazz band, fino a rinascere nel 1961 come sede stabile delle marionette

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Da Apollo a Odeon: le mille vite di uno spazio storico
L'ingresso dell'odierno Teatro dei burattini Foto: Roni Brmalj

Nel tessuto urbano che si sviluppa attorno alla Stazione ferroviaria di Fiume, c’è uno spazio che da oltre un secolo vive di spettacolo, trasformandosi insieme alla città. È l’ex Teatro Apollo, inaugurato nel 1912 e passato attraverso nomi, mode e funzioni diverse, fino a diventare la sede stabile del Teatro dei burattini. Una storia che attraversa il Novecento tra varietà, cinema, jazz band, guerra e rinascita culturale.

L’Apollo aprì i battenti il 2 novembre del 1912 nell’edificio interno del cortile della casa in via Alessandro Volta 6 (oggi via Blaž Polić 6). A guidarne la direzione era Ermano Troppauer. La posizione era strategica – scrive la ricercatrice fiumana Nana Palinić nella sua monografia “Riječka kazališta” (“I teatro fiumani”) –: a pochi passi dalla Stazione ferroviaria e circondato da alberghi quali l’Imperial e il De la Ville, situati nella stessa via, oltre all’Hungaria, al Bristol e al Deak, a due isolati di distanza. Una concentrazione di viaggiatori, commercianti e ospiti che garantiva un pubblico vasto e variegato. Dell’aspetto originario del teatro si sa poco. La documentazione progettuale non è stata conservata e le fonti scritte sono scarne: si parla di un foyer, della platea, di un balcone e di un palcoscenico. Elementi essenziali, ma sufficienti a restituire l’immagine di una sala concepita secondo i canoni teatrali dell’epoca, pronta ad accogliere spettacoli dal vivo in una città in quell’epoca in piena espansione. Nel 1922 lo stabile fu acquistato da Albano Wurzer, che ne promosse una ristrutturazione radicale. Vennero introdotti ventilazione e riscaldamento centrale, innovazioni che miglioravano sensibilmente il comfort del pubblico. Nel mese di settembre dello stesso anno, lo spazio riaprì con un nuovo nome, ovvero come Teatro Alhambra. La stampa dell’epoca, in particolare “La Vedetta d’Italia”, lo descriveva come un “elegante e profumato angolo a prezzi moderati”, sottolineandone il fascino popolare, ma curato. Il cartellone privilegiava programmi combinati di cinema e varietà, sostenuti da un’orchestra stabile.

Intrattenimento

La vocazione all’intrattenimento si ampliò ulteriormente nel 1923, quando il teatro si dotò di buffet e ristorante, trasformandosi in un luogo di socialità, oltre che di spettacolo. Dal 1925 entrò in scena il programma Music-Hall Dancing, con frequenti esibizioni di jazz band, segno dell’arrivo delle nuove sonorità d’oltreoceano. Nell’agosto dello stesso anno, ci fu un ulteriore cambio di identità: diventò “Dancing Bomboniera Varieté”, in cui ogni sera si alternavano spettacoli di varietà e balli, in un clima che doveva richiamare l’atmosfera dei locali più vivaci dell’epoca. Non è noto quanto queste trasformazioni abbiano inciso sull’assetto interno della sala, ma è plausibile che siano stati effettuati adattamenti per adeguare lo spazio alle nuove esigenze sceniche e musicali. All’inizio del 1927 è documentato un nuovo intervento. Il 20 gennaio la Commissione dell’Ufficio tecnico effettuò un sopralluogo e il 3 marzo venne inaugurato il cinema-varietà “Carnaro”. Da quel momento, l’attività di varietà divenne complementare a quella cinematografica, segnando una svolta verso una programmazione in cui il film occupava il ruolo centrale.

Un cambio di funzione

Nel 1933 il locale assunse il nome di “Odeon”. Due anni più tardi, nel luglio del 1935, venne rinnovata la cabina di proiezione e la sala riaprì al pubblico il 29 settembre dello stesso anno. Con questa denominazione, lo spazio continuò a operare fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Poi, come accadde a molti edifici destinati allo svago, la sua funzione cambiò bruscamente: chiuso al pubblico, venne adibito a “mensa” della milizia. La storia, tuttavia, non si concluse con quella parentesi. Nel 1961 il valore dello spazio fu riconosciuto e l’edificio venne trasformato nella sede stabile del Teatro dei burattini, che ancora oggi occupa quei locali. Prima dell’insediamento, l’interno fu profondamente rinnovato e adattato alla nuova funzione. Il balcone venne rimosso, sopra la platea fu realizzata una nuova struttura del soffitto e si ricavarono spazi per una sala prove e un laboratorio di marionette. Nello stesso anno, una parte della sala fu suddivisa e venne costruito un nuovo palcoscenico. Un secondo importante intervento seguì nel 1973: la sala fu completamente ristrutturata, il palcoscenico ricostruito, installati i tiri e la struttura di servizio con ponte in acciaio, allestite le cabine elettriche e del suono, e potenziati riscaldamento e ventilazione. Nel 1978 si intervenne ancora, modificando il pavimento e l’inclinazione della platea, ora realizzata a gradoni; vennero installate panche per tre adulti o cinque bambini e acquistata un’attrezzatura sonora di alta qualità. L’ultima grande ricostruzione risale al 1995, su progetto dell’architetto Ognjen Jurin. Furono rinnovati la sala, gli spazi dell’amministrazione e degli attori, ampliati i locali per questi ultimi e acquistata una moderna dotazione tecnica per il suono.

Così, tra cambi di nome – Apollo, Alhambra, Dancing Bomboniera Varieté, Carnaro e Odeon – e di funzione, lo spazio ha attraversato il Novecento fiumano adattandosi ai gusti e alle necessità di ogni epoca. Da teatro mondano a cinema, da sala da ballo a mensa, fino a diventare la casa dei burattini: una metamorfosi continua che racconta la metamorfosi di uno degli edifici storici di Fiume.

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