Semplicemente divino! Nessuna immagine fotografica è in grado di rendere l’idea di cotanta bellezza. Ieri mattina, il Museo archeologico istriano ha esibito, finalmente urbi et orbi, quella che per Pola potrebbe essere la scoperta dell’ancora “giovane” XXI esimo secolo sennonché il capolavoro più iconico dell’arte antico-romana ereditata in loco. Roba da oscurare i boccoli di Agrippina minor (o presunta tale), il possente torso imperiale del grande teatro di Monte Zaro e la commovente figura del gallo morente al Tempio d’Augusto. Non è una testa o soltanto un magnifico pezzo di storia romana, ma un reperto integro, di marmo pregiato, probabilmente di Carrara, per giunta in grandezza naturale. Il… Bello addormentato, il Cupido dormiente, o parlando in termini di esattezza scientifica un Erotes, di cui si era scritto giorni or sono in versione ancora ufficiosa e basata su supposizioni, è stato esposto ancora nel suo “involucro”, imbrattato dalla patina del tempo, e lasciato sfiorare con dita. Si è permesso d’intendere che basterebbe “Lui” – Dio dell’amore, o forse adepto di Eros – e null’altro per rendere appagata un’intera carriera professionale nel campo della ricerca archeologica e portarla a conclusione con una felice quiescenza. Il bellissimo fanciullo alato, dalle proporzioni ineccepibili, dalla pettinatura mossa e in parte raccolta con ciuffo in cima alla fronte, dal viso angelico ammorbidito dal riposo, sembra essersi lasciato andare da un sonno profondo e innocente, adagiato su quel suo lettino fatto di pelle di leone, mentre una lucertola sembra osservarlo apparentemente incuriosita. A vederlo è pura poesia, e, chi non è del mestiere, direbbe che di imbroglio si tratta: troppo perfetto, di raffinata esecuzione e con dovizia di dettagli, per essere un originale dell’epoca classica, vecchio quasi duemila anni, quanto piuttosto un remake, una contraffazione rinascimentale, come quella famosa di stampo michelangiolesco. Ma gli esperti del Museo archeologico e della ditta ricercatrice privata di Rovigno “In Situ” non barano, giurano sull’autenticità senza riuscire a trattenere la soddisfazione del poter mostrare ai mass media e al pubblico una scultura di siffatte proporzioni, antica origine e splendide fattezze, tale da dover ridisegnare il progetto museale dell’allestimento permanente, al fine di assegnarle principesca collocazione.
Questa è una «fuoriserie»
“Questa scultura – parole di Darko Komšo – é una ‘fuoriserie’, per Pola e in senso molto molto più ampio. È stata rinvenuta in via Castropola ad opera dell’In Situ, gestita dai ricercatori Aleksandra Paić ed Elvin Zejnilhodžić e il valido apporto del coordinatore dell’investimento, Aleksandar Knežević, con cui il Museo e i conservatori della sovrintendenza ai beni culturali, in detto caso rappresentato da Marko Uhač, intrattengono un’ottima collaborazione. Quest’area dove la ricerca si muove a puntate, da 5-6 anni a questa parte, ha già regalato numerosi reperti entro un eccellente contesto archeologico, dove non molto tempo fa abbiamo prelevato un larario, sacrario domestico con scultura. Ma questo è davvero qualcosa di eccezionale che abbiamo deciso di presentare prima di passare al restauro conservativo. Il Cupido adesso attende il processo di pulizia con laser, l’incollatura delle piccole parti staccate tra le quali un’ala. È un’operazione che non durerà molto”.
Il ritrovamento in via Castropola
L’aspetto più emozionante della storia viene raccontato da Aleksandra Paić, l’archeologa che per prima ha visto sbirciare dal terreno qualcosa di meravigliosamente sospetto, al punto da decretare l’immediato arresto delle ruspe. “Nell’arco di un anno e mezzo, abbiamo scandagliato una grande superficie, sulla quale si trovano i resti di una domus romana, precisamente due strutture antiche ubicate tra i clivi Cvečić e Glavinić. Una settimana fa siamo finiti per risvegliare il nostro dormiente. L’emozione è indescrivibile. Una cosa del genere può capitare una volta nella vita e mai più! In un primo istante ci pareva un fraintendimento, una presa in giro. Abbiamo visto spuntare dal sottosuolo queste prime forme. Era la fine dell’orario di lavoro, durante un’uggiosa giornata di pioggia. A quel punto, nulla ci poteva fermare, abbiamo subito cominciato a pulire, spazzolare, rovistare accuratamente come dettano le regole della professione, fino a tirare fuori il prezioso reperto, mentre ancora oggi non siamo riusciti a tornare in sesto e a calmare gli animi”. Di bello vi è che, come informa l’archeologa, il lavoro da fare è ancora tanto, la ricerca continua, pronta a sperare in qualcosa d’altro, oltre alla grande quantità di frammenti di marmo e affreschi parietali e da soffitto, tasselli di mosaico rinvenuti prima, inclusa una monetina dell’imperatore Claudio. Tutto questo è “niente” rispetto a questo divino fanciullo recuperato a tre metri di profondità dall’odierna superficie pedonale, dentro al cumulo appartenente allo strato antico (un metro e mezzo circa), di terreno franato ancora in epoca storica. Gli ambienti generosi di cotanto lascito romano sono stanze di vero e proprio lusso, che una volta esaminate potranno ricostruire la visione d’insieme e la funzione del nostro dolce amorino addormentato. La “pesca miracolosa” per l’archeologia continua dunque, tra detriti di smottamento, e non in situ, non nei posizionamenti originari. E vi sono anche tracce di combustione per cui si suppone che alla domus sia capitato qualcosa anomalo e disastroso, tanto da seppellire e preservare per i posteri un bel po’ di testimonianze di vita antica. Stando alla spiegazione di da Darko Komšo, si può supporre che le medesime abbiano subito proprio questa (s)fortuna e pertanto non abbiano fatto la fine del ricco patrimonio romano scultoreo di Pola, prelevato e sparpagliato in tante ignote direzioni.
Funzione decorativo-abitativa
“Niente di strano, se nell’intérieur di una villa di così grande lusso si trovi anche una scultura del genere”: è l’opinione data, sempre in conferenza stampa da Silvana Petešić, responsabile del dipartimento di storia antica presso il Museo archeologico. Quest’ultima ha spiegato che il reperto – lungo 93 centimetri, largo 44, alto 30 – risale indubbiamente al II secolo, è di marmo bianco a granelli minuti, di cui non si può ancora stabilire l’origine in tutta certezza. Forse è un Carrara o un materiale derivante dalla penisola attica della Grecia. A dare la risposta esatta sarà l’analisi petrografica. “Quello dell’Erotes, in origine – ha spiegato – era soltanto un concetto che rappresentava la forza cosmica sacra e non era ancora immaginato come divinità, poi compariva nella poesia d’amore, sempre soltanto quale concetto, per poi acquisire le sue forme antropomorfe appena in seguito, con gli scultori greci. Vedi Lisippo Skopas e Prassitele. Fu quest’ultimo a lanciare l’esperimento degli eroti raffigurati nella posizione dormiente. All’inizio la figura dell’Amore era un bellissimo giovane, che all’epoca ellenistica e romana diventava pian piano più infantile, fino a ridursi ad un piccolo bimbo paffutello. Il nostro, poggia il capo sulla testa del leone, lavorato in maniera minuziosa. Sculture del genere non erano rare nell’impero romano, e oggi sono diffuse soprattutto nei musei d’Italia a Roma, Napoli, Firenze – Galleria degli Uffizi, ma anche d’Europa e d’Inghilterra – British museum. Ve ne sono circa 180, ma non tutte così ben conservate e integre, mentre le raffigurazioni documentate con la lucertola non esisterebbero più di 25. Questi eroti sono stati rinvenuti in un contesto sepolcrale, come decorazione tombale d’epoca imperiale dal I.mo al IV secolo, quando venivano prodotti su grande scala. Nel caso nostro la sua funzione è sicuramente decorativo-abitativa, o forse anche votiva. I genitori usavano procurare gli eroti per invocare la salute o la guarigione dei figli, mentre il motivo della lucertola non è del tutto insolito. Di animali ce ne potevano essere anche due come presenza in funzione ludica per i bimbi dormienti, o simbologia della rigenerazione, della primavera e della speranza nella continua rinascita”.
Eros o Somnus, demone del sonno…
Seducente interpretazione dell’archeologa Alka Starac
Cupido, Eros, Amor o Amore se non Hipnos o Somnus: ma chi è di preciso questa magnificenza appisolata, che ora arricchisce la storia antica di Pola? E perché dorme proprio sopra una pelle di leone? La sete di sapere non riesce proprio ad estinguersi e talmente è importante l’argomento ieri messo al centro dell’attenzione mass mediatica, che piace andare a caccia di un ulteriore approfondimento. A fornircelo, su nostra specifica richiesta, con aggiunta e ribaltamento di carte in tavola è l’archeologa esperta dell’epoca antica, Alka Starac, che a suo tempo ha portato avanti la ricerca nel fecondo sito di via Kandler e prodotto diverse pubblicazioni tra cui una dedicata al Tempio e al culto di Ercole, “patrono” romano, protettore di Pola, molto prima del suo successore (San Tommaso). Non fosse per le ali, un povero ingenuo potrebbe credere che a ronfare sia un Ercole bambino… Ma ecco, sentiamo come si fa a scoprire e a … complicare l’arcano, rendendolo oltremodo intrigante. “Ercole o Heraclo si innamora – spiega l’archeologa – ed Eros gli ruba la pelle di leone e la clava. È la storia del furto degli attributi di Ercole che sta a simboleggiare la vittoria dell’amore sulla forza, la superiorità del sentimento amoroso sull’erculea potenza. Alcuni esemplari di eroti dormienti, hanno anche la clava. Ma non è detto che di Eros si tratta. È importante precisare che nelle vesti del personaggio di Eros risulta spesso rappresentato il personaggio greco di Hipnos Dio del sonno, che in latino recita Somnus ed ha un’altra accezione. Per i Romani non è un dio, ma un demone del sonno che spesso si rappresenta personificato come Amor. È per tale motivo che le sculture dei piccoli eroti alati distesi e addormentati vengono menzionati come Hipnos o Somnus in moltissimi casi. Queste sculture erano molto popolari tra i romani in epoca imperiale, dal I al IV secolo, e soprattutto nel II e III secolo. Si trovano in svariatissimi contesti: giardini di case private e ville di lusso, sedi di enti e associazioni pubbliche e come motivi sepolcrali. Certe sono anche dedicate proprio a Ercole, in quanto “depredato” dai suoi simboli. Anche la lucertola, viene interpretata in maniera interessante. Compare spesso accanto alle figure infantili. Si ricollega ai bambini, ma anche alla morte infantile, come simbolo consolatorio”.
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