Croatia Cruciata di Romolo Venucci restaurata ed esposta a Zagabria

“Croatia Cruciata” fu commissionata dai Padri Salesiani di Fiume nel 1971

ZAGABRIA | È stato collocato nella sacrestia della Chiesa parrocchiale di Maria Ausiliatrice, nel rione della Knežija nella capitale croata, il quadro “Croatia Cruciata”, opera imponente realizzata dal pittore connazionale fiumano Romolo Venucci.
L’evento è coinciso con la festa di Maria Ausiliatrice, solennemente celebrata con una processione di fedeli, cui ha fatto seguito l’ufficio della S. Messa, e infine la benedizione del dipinto di Venucci, destinato ad abbellire lo spazio dell’ampia sacrestia. L’imponente lavoro di carattere storico supera i cinque metri di larghezza e quasi tre di altezza. A distanza di quasi quattro decenni dalla sua creazione, “Croatia Cruciata” è stata sottoposta a un’attenta opera di restauro effettuata da Željko Šegović.
L’opera fu commissionata al Venucci dai Padri Salesiani di Fiume nel 1971 e fino a qualche anno fa era stata custodita nel Provincialato dei Salesiani a Zagabria.

La Croazia attraverso i secoli

Il dipinto rappresenta la storia della Croazia nel corso dei secoli con tutta una serie di personaggi leggendari, tra i quali gli Zrinski, i Frangipani e i re croati, posti nella parte sinistra della tela. A destra, invece, sono ritratti i massimi protagonisti del Risorgimento croato, ovvero Ljudevit Gaj, il bano Josip Jelačić, i “padri della patria” Stjepan Radić, Ante Starčević, come pure i prelati della Chiesa croata: i cardinali Josip Juraj Strossmayer, Franjo Šeper e Alojzije Stepinac. In primo piano, ai due lati sono rappresentate le popolazioni di tutte le regioni croate, abbigliate nei caratteristici e coloratissimi costumi nazionali. Posta al centro e in alto, spalleggiata dalla Chiesa di S. Marco, signoreggia una candida figura femminile incoronata, personificazione della Croazia.
Nella sua imponente e statuaria femminilità, ella sorregge, con espressione afflitta, una grande Croce, simbolo del Calvario, del travaglio storico e umano patito dal popolo croato.

Lavoro fatto di nascosto

Come ci rivelò la compianta storica dell’arte Erna Toncinich, autrice assieme a Sergio Molesi della magnifica monografia dedicata all’artista fiumano, e alla quale si deve la “riscoperta” dell’opera zagabrese, “Venucci realizzò il lavoro di nascosto, considerato il soggetto e i tempi che correvano, nella sala del teatrino dei Salesiani di Fiume. È un’opera di grandi dimensioni. Per riuscire a fotografarla abbiamo dovuta stenderla nel cortile dell’Oratorio salesiano, e solo allora il fotografo, che era dovuto salire al piano superiore, l’ha potuta riprendere. Il soggetto dell’opera di per sé suggerisce che Venucci non nutriva preconcetti nazionalistici, e in qualche modo fa cadere l’accusa di essere stato ‘pittore di regime’ del periodo fascista, etichetta del tutto impropria che gli ha nuociuto non poco”.

Il «Tintoretto fiumano»

Venucci prediligeva le opere di carattere storico e di grandi dimensioni, tanto che la nota storica dell’arte Radmila Matejčić lo definì il “Tintoretto fiumano”.
Romolo Venucci, che mai si era interessato di politica, dipinse quadri e affreschi storici di grandi dimensioni sia durante il Ventennio che dopo; opere che per il pittore rappresentavano la più grande sfida e alle quali egli guardava con gli occhi dell’artista e dell’uomo di cultura, non certo con quelli del “politico”. L’opera presenta chiare assonanze stilistiche con “Da Attila a Lepanto” (1959), ambedue dipinti in maniera realistica. Il secondo era stato realizzato per il concorso indetto da parte italiana per un dipinto da collocare su una parete del Palazzo ducale di Venezia, di fronte a un immenso lavoro del Tintoretto. Purtroppo la partecipazione al concorso gli fu preclusa perché, essendo Venucci rimasto a Fiume, aveva dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana.

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