«Crazy Pony»: un cavallino, un banjo e tanta fantasia

Due serate al Parco archeologico di Fiume tra acrobazie, teatro e virtuosismo musicale hanno entusiasmato grandi e piccoli

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«Crazy Pony»: un cavallino, un banjo e tanta fantasia
Il duo Swiss Banjo Circus

Le mura del Parco archeologico, nel cuore della Cittavecchia di Fiume, hanno fatto da cornice a due serate all’insegna della musica, del circo contemporaneo e del divertimento. Nell’ambito del programma delle Notti estive fiumane, il pubblico ha avuto l’opportunità di assistere al coinvolgente “Crazy Pony”, uno spettacolo che ha saputo fondere esibizioni dal vivo, acrobazie, teatro e comicità, conquistando spettatori di ogni età. La pièce è stata interpretata dal celebre duo internazionale Swiss Banjo Circus, formato dalla musicista svizzera di lingua francese Léa Rovero e dall’artista inglese Frank Powlesland. Lo spettacolo ha attirato soprattutto l’attenzione dei bambini grazie a una buona combinazione di virtuosismo musicale, comicità e numeri circensi. Il pubblico è stato trascinato in un vortice di emozioni, risate e stupore.

Frank Powlesland si avvolge con la fune

Sintonia artistica
Il suono esotico del banjo e del contrabbasso si è intrecciato con spettacolari evoluzioni acrobatiche, giocoleria, equilibrismi e gag comiche, dando vita a uno spettacolo dinamico. Frank Powlesland ha persino avvolto Léa Rovero con una fune, formando un grande cerchio attorno a entrambi in uno dei momenti più suggestivi della serata. In un’altra esibizione, la musicista, sempre affaticata secondo la narrazione dello spettacolo, trovava sollievo grazie al compagno di scena che la sollevava facendole continuare a suonare il contrabbasso sospesa in aria, quasi “tra le nuvole”.
I protagonisti hanno dimostrato sintonia artistica, trasformando i brani musicali in una performance teatrale. Nei loro sketch interpretavano anche ritornelli di celebri canzoni come “Oh! Susanna” di Stephen Foster e “Take me home, Country roads” di Bill Danoff, Taffy Nivert e John Denver, coinvolgendo il pubblico nel canto. Sul palco si è inoltre susseguito un vivace alternarsi di lingue: inglese, italiano, francese e perfino croato, quest’ultimo letto con l’aiuto della pronuncia trascritta su un foglio di carta per evitare di sbagliare le parole. La loro capacità di passare con naturalezza da un’esecuzione musicale di alto livello a numeri circensi ha confermando il motivo per cui “Crazy Pony” è diventato uno degli spettacoli più apprezzati nei festival europei dedicati al circo contemporaneo.

Léa Rovero sospesa in aria

Coinvolgimento del pubblico
Tra i momenti più divertenti non è mancata una sorpresa fuori dal comune: Frank Powlesland, indossando una grande testa di pony, è sceso tra il pubblico per conoscere gli spettatori per poi risalire sul palco. I bambini hanno vissuto un’esperienza indimenticabile: sono stati coinvolti direttamente nello spettacolo, hanno partecipato con entusiasmo alle gag e alle interazioni proposte dagli artisti e una bambina è salita sulla scena in un momento dello show. Anche gli adulti si sono lasciati conquistare dall’energia contagiosa del duo, dimostrando come “Crazy Pony” riesca ad abbattere ogni barriera generazionale e linguistica. A rendere ulteriormente simpatica l’atmosfera contribuiva anche l’abbaio, di tanto in tanto, di un cagnolino presente tra gli spettatori, quasi parte integrante dello spettacolo. Il repertorio musicale, ispirato alla tradizione bluegrass, è stato arricchito da composizioni originali e da raffinate influenze jazz. Durante la serata gli artisti hanno anche regalato un loro CD alla spettatrice che aveva tifato e applaudito con maggiore entusiasmo.

Formula originale
Creato nel 2011, il Crazy Pony Show continua a raccogliere consensi in tutto il mondo. Nel corso degli anni è stato rappresentato in oltre venticinque Paesi distribuiti su quattro continenti, partecipando ad alcuni dei più prestigiosi festival internazionali, tra cui il celebre Montreux Jazz Festival in Svizzera e il Glastonbury Festival nel Regno Unito. I numerosi riconoscimenti ottenuti, tra cui il primo premio al Winzerfest di Döttingen nel 2014 e al Kleinkunst Emmendingen nel 2015, testimoniano l’eccellenza di uno spettacolo capace di unire musica, teatro e arti circensi in una formula originale e coinvolgente.
Prima del saluto finale, un piccolo modellino rosso di una funivia svizzera ha attraversato il palco, assicurando alla performance un ultimo tocco di fantasia e leggerezza. Le due serate al Parco archeologico si sono concluse tra applausi, sorrisi ed entusiasmo.

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