Costituzioni, utopie e visioni

A cent’anni dalla promulgazione della Carta del Carnaro, preparata da Alceste De Ambris e modificata da Gabriele D’Annunzio, si svolge il 4 e il 5 settembre, a Pescara un convegno di studi internazionale. Del documento parleranno esperti in materia, storici, giuristi e docenti

La Carta del Carnaro, scritta da Alceste De Ambris e ritoccata di proprio pugno da d’Annunzio stesso

Nel settembre 2019, in coincidenza con l’anniversario dell’“entrata” in città del poeta soldato, era finita sotto lente d’ingrandimento l’Impresa di Fiume (“Fiume 1919-2019. Un centenario europeo tra identità, memoria e prospettive di ricerche”), esaminata nelle sue varie sfaccettature e interpretazioni storiografiche. Quest’anno si prosegue, sempre con l’obiettivo di arrivare a una maggiore comprensione di ciò che furono l’epopea dannunziana e il Fiumanesimo, focalizzando l’attenzione sulla Carta del Carnaro, la costituzione di stampo sindacalista della Reggenza italiana, che rappresenta il culmine dello slancio rivoluzionario fiumano. Poneva le basi di uno Stato libero che identificava nella libertà e nell’arte i valori fondamentali della vita di ogni individuo, anticipando i valori e i dibattiti della società contemporanea come il suffragio universale e la libertà di culto. Un documento che ebbe caratteri assai avanzati per il momento storico in cui vide la luce e che a un secolo di distanza dalla sua emanazione non ha perso fascino. Il “Comandante”, Gabriele d’Annunzio, l’aveva resa pubblica il 30 agosto 1920, in un’affollata assemblea al Teatro Fenice.
Il testo era stato preparato dal suo capo di gabinetto, il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, ma il “poeta soldato” non soltanto l’aveva modificato di suo pugno rendendolo più aulico e correggendo alcuni termini considerati troppo “forti” per i sostenitori più moderati e monarchici della causa fiumana, ma aveva partecipato attivamente alla sua stesura, e non soltanto per contributi per così dire stilistici. Come emerso, tra l’altro, anche alla mostra “Disobbedisco”, allestita l’estate scorsa al Salone degli Incanti di Trieste, dove era stata esposta la “brutta copia”, cioè la prima stesura, provvisoria, della Carta, o, per usare le parole di d’Annunzio, il “Manoscritto primitivo tracciato con la scorta delle note che riassumono tutti gli studi (pagine 1-113 scritte con la matita”, datato agosto 1920).
Una Repubblica di breve durata
La Repubblica del Carnaro era stata concepita come “una democrazia diretta basata sul lavoro produttivo, con le più larghe autonomie funzionali e locali, la sovranità è di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, classe sociale e religione, garantisce l’istruzione primaria per tutti, un minimo di salario sufficiente alla vita, assistenza sanitaria e per involontaria disoccupazione, pensione, inviolabilità del domicilio, la proprietà è considerata come funzione sociale a beneficio dell’economia generale, i sindacati sono previsti come corporazioni integrate nella struttura dello Stato”. Durò assai poco, perché nel Natale di quello stesso anno, dopo che il mese prima a Rapallo s’istituiva lo Stato libero di Fiume, un nuovo governo Giolitti ordinò alla nave Andrea Doria di puntare i cannoni sul palazzo del Governo e al poeta-vate, per evitare una carneficina, non rimase altro che dimettersi, ritirandosi al Vittoriale sul lago di Garda.
Fiume rivoluzionaria

La medaglia con i colori della bandiera fiumana

Nel centenario dell’Impresa di Fiume, la Fondazione Vittoriale ha promosso diverse iniziative divulgative e scientifiche per commemorare questo capitolo del Novecento in tutta la sua complessità storiografica. Nei sedici mesi in cui d’Annunzio governò Fiume, dal settembre 1919 al dicembre 1920, la città adriatica divenne la vetrina dei cambiamenti politici, sociali e culturali dell’Occidente all’indomani della Prima guerra mondiale. “Ora comincia il bello” dichiarò nel proclama per salutare il nuovo anno 1920. In quei giorni, la rivolta di Fiume entrò in una nuova fase “rivoluzionaria”, durante la quale il poeta diede forma a utopie e visioni in alcuni importanti documenti-manifesto, pensati e realizzati grazie alla collaborazione con tre visionari: il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, lo scrittore pacifista Leon Kochnitzky e il volontario trentino Giuseppe Piffer.
Il fiumano Marko Medved tra i relatori
Il convegno di studi che il 4-5 settembre si tiene a Pescara, intende scandagliare il “D’Annunzio legislatore. Costituzioni, visioni, utopie dell’Impresa fiumana”. Ospitato all’Aurum della città natale del vate, vede la collaborazione della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, della Regione dell’Abbruzzo e della Città di Pescara, chiamando a raccolta forse i massimi esperti in materia, storici e giuristi italiani, e non soltanto, come dimostra l’adesione del fiumano Marko Medved. La Carta del Carnaro, la Lega di Fiume e l’ordinamento dell’Esercito Liberatore saranno analizzati alla luce del diritto comparato e del contesto giuridico, storico e sociale in cui furono elaborati.
Contributi di scrittori, diplomatici e docenti
Nella prima giornata, che a partire dalle ore 10 si articolerà in due tempi, sul tema della mattinata, “Il poeta, la città, la costituzione”, interverranno Giordano Bruno Guerri (presidente della Fondazione il Vittoriale, autore del monumentale “Disobbedisco. Cinquecento giorni di rivoluzione. Fiume 1919-1920”, proposto a Fiume proprio il 12 settembre 2019), Maurizio Serra (scrittore e diplomatico, con il suo “L’imaginifico. Vita di Gabriele d’Annunzio” ha vinto il premio Prix Chateaubriand e il Prix de l’Académie des Littératures in Francia e in Italia il Premio internazionale Viareggio-Versilia 2020), Giuseppe de Vergottini (uno dei migliori comparatisti italiani del diritto pubblico del ’900), Davide Rossi (ricercatore e docente di Storia e Tecnica delle Codificazioni e Costituzioni europee presso l’Università degli Studi di Trieste), Alberto Sciumé (professore universitario e avvocato specializzato in diritto delle società a partecipazione pubblica, bancario e assicurativo), Francesco Margiotta Broglio (tra i maggiori esperti dei complessi rapporti fra lo Stato e le religioni, ex presidente della Commissione governativa per la revisione dei Patti Lateranensi, artefice nel 1984 del Nuovo Concordato), oltre al citato Medved (professore a Teologia, ha svolto diversi approfondimenti sulla storia religiosa di Fiume).
Programma pomeridiano
Nella parte pomeridiana, rifletteranno invece su “Echi e tragitti dell’utopia fiumana” Gaetano Quagliariello (politico, politologo e accademico italiano, presidente della Fondazione Magna Carta, già senatore con Forza Italia), Marco Cuzzi (in un suo saggio si è occupato della Lega di Fiume), Andrea Carteny (storico delle relazioni internazionali e studioso dei nazionalismi in Europa orientale), Federico Carlo Simonelli (storico dell’età contemporanea, responsabile dell’Ufficio “Fiume” e consulente storico del Vittoriale), Alessandro Agrì (ha analizzato il d’Annunzio politico della Carta del Carnaro) e Federico Ramaioli (diplomatico e avvocato, che in “Qui contra nos” ha esplorato la trasformazione della città ribelle in uno Stato indipendente, concentrandosi in particolare sulla rivoluzionaria Costituzione).
Chiusura con una tavola rotonda
Chiuderà il convegno, il giorno 5 settembre, una tavola rotonda (con inizio alle ore 11), che vedrà la partecipazione, insieme con Guerri – considerato il massimo esperto della vita e dell’opera dannunziana, oltre che storico e divulgatore con pochi pari in Italia –, di alcune firme e volti tra i più importanti nell’attuale panorama del giornalismo italiano, scrittori e intellettuali, come Antonio Padellaro e Pierluigi Vercesi (che sull’argomento ha scritto, tra l’altro, un libro di grande successo, “Fiume. L’avventura che cambiò l’Italia”, presentato anche nel capoluogo del Quarnero) e Giampiero Mughini, tra gli opinionisti più seguiti del mondo della tv.

Facebook Commenti