Gli studenti della Scuola Media Superiore Italiana di Fiume hanno incontrato Mozart a Palazzo Modello, dove la Comunità degli Italiani ha dedicato loro la matinée di “Opera Shot – Così fan tutte”. L’appuntamento ha proposto un avvicinamento alla cultura lirica attraverso teatro, narrazione, canto e comicità, inserendosi nella collaborazione ormai consolidata fra l’istituto e la Comunità.
“È un progetto itinerante volto alla divulgazione della cultura lirica, un assaggino di opera”, ha spiegato Rina Brumini, insegnante all’ex Liceo. La scelta di un titolo tanto famoso offre anche l’occasione per ragionare sulla rappresentazione delle donne e sui luoghi comuni che la accompagnano. Per la docente, “Così fan tutte” “in parte ricalca, ma anche sfata, la tradizione misogina di certa letteratura del Settecento”.

La sensibilità verso gli stereotipi
Brumini ha descritto quella dei ragazzi come una generazione “molto woke”, richiamando la loro sensibilità verso gli stereotipi e le questioni di genere. Il termine indica un’attenzione alle ingiustizie e alle discriminazioni. Accostarlo a Mozart apre un terreno di confronto: un titolo che generalizza un giudizio sulle donne, un intreccio fondato sulla loro fedeltà messa alla prova e personaggi maschili che organizzano l’inganno. Sono elementi che si prestano a una discussione sul linguaggio, sui rapporti di potere e sulle aspettative che accompagnano le relazioni.
Il collegamento con la scuola è immediato: i ragazzi hanno incontrato, nella sua veste lirica, quel Settecento che studiano sui libri. “Così fan tutte”, su libretto di Lorenzo Da Ponte, debuttò al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio 1790. È l’ultima delle tre opere nate dalla collaborazione fra il compositore e il librettista, dopo “Le nozze di Figaro” e “Don Giovanni”. Il suo titolo completo, “Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti”, richiama già l’idea di un apprendimento attraverso l’esperienza.
Sullo sfondo c’è il Settecento dell’Illuminismo, con la fiducia nella ragione e la critica ai pregiudizi, in un’Europa che discute di libertà e uguaglianza. Anche la condizione femminile entra in quel confronto: nel 1791, un anno dopo il debutto dell’opera, Olympe de Gouges pubblicò la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, rivendicando la parità dei diritti. È un contesto che aiuta a leggere le contraddizioni di un’epoca nella quale gli ideali universali si misuravano con le esclusioni e le gerarchie della società.

Una riflessione sulla fedeltà
Nella vicenda mozartiana, ambientata a Napoli, Don Alfonso scommette con Ferrando e Guglielmo sull’incostanza delle loro fidanzate, Dorabella e Fiordiligi. I due giovani fingono di partire e tornano travestiti per corteggiare ciascuno la compagna dell’altro, con la complicità della domestica Despina. Il gioco mette in crisi anche le certezze degli uomini, che accettano di manipolare le persone amate. Despina, a sua volta, osserva con disincanto il comportamento maschile. La riflessione sulla fedeltà coinvolge così entrambi i sessi, dando sostanza a quella lettura degli stereotipi richiamata da Brumini.
Il valore dell’appuntamento riguarda anche l’accoglienza riservata agli studenti. “È un’ottima iniziativa per farli venire in Comunità, perché sentono il saluto di un adulto che si rivolge a loro in dialetto. È molto pertinente”, ha osservato la docente. Il saluto in dialetto affianca la proposta culturale e rende riconoscibile il legame con l’ambiente cittadino. Per Brumini la matinée rappresenta “la continuazione di una collaborazione assodata tra Liceo e Comunità”.
Il presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Enea Dessardo, ha inserito l’iniziativa nel percorso culturale del sodalizio. “Nell’ambito della programmazione regolare della CI stiamo puntando sempre di più su contenuti rivolti anche alle scuole”, ha dichiarato, ricordando il recente appuntamento con il Teatro Telaio per gli alunni delle elementari e la successiva proposta per i liceali. “È un modo per portare l’alta cultura e l’opera anche a chi non è abituato a questo tipo di contenuti”, ha aggiunto.

Gli interpreti
A sostenere questo approccio sono gli interpreti di “Opera Shot”. Lo spettacolo è ideato e interpretato da Stefano Iagulli ed Elisabetta Raimondi Lucchetti, con Lorena Krstić. Iagulli è un volto familiare al pubblico fiumano: entrato nel Dramma Italiano nel 2022, si è laureato in Mediazione linguistica e culturale e ha conseguito il diploma di attore alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine. La sua esperienza comprende il teatro di narrazione e la collaborazione con Tournée da Bar, che porta gli spettacoli anche in luoghi diversi dalle sale teatrali.
Raimondi Lucchetti ha una laurea in Scienze dei Beni Culturali e si è diplomata alla stessa Accademia udinese nel 2017. Attrice e autrice, ha lavorato anche alla divulgazione attraverso il teatro, firmando con Marco Giliberti il testo di MQ, dedicato alla meccanica quantistica. Lorena Krstić, soprano fiumana, ha partecipato a produzioni e concerti del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”: fra le sue partecipazioni figura il “Puccini Gala”, nel quale ha interpretato una scena di Suor Angelica.
Comicità e intensità drammatica
“Opera Shot” alterna il racconto diretto al linguaggio dei libretti, lasciando spazio alle arie e passando dalla comicità ai momenti di maggiore intensità drammatica. Il progetto comprende anche “Turandot”, “La traviata” e “Rigoletto”; le due opere verdiane sono state proposte nel programma di Verdi Off a Parma nel 2022. La formula consente di familiarizzare con personaggi e intrecci prima di affrontare una rappresentazione integrale, offrendo ai nuovi spettatori qualche chiave per orientarsi nel repertorio.
Dessardo ha infine espresso riconoscenza alla Città di Fiume, che ha cofinanziato l’iniziativa. Lo spettacolo è proposto in italiano, con sottotitoli in croato e inglese per renderlo accessibile anche al pubblico non italofono. Il programma della giornata prevedeva, dopo la matinée delle 9.30 riservata all’ex Liceo, una rappresentazione serale dello spettacolo.
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