Cos’è davvero il film? Hrvoje Turković offre una risposta

All’Art cinema di Fiume si è svolta la presentazione della nuova pubblicazione del rinomato teorico e critico cinematografico croato

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Cos’è davvero il film?  Hrvoje Turković  offre una risposta
Tomislav Šakić, Hrvoje Turković e Saša Stanić Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

FIUME

L’Art cinema di Fiume ha ospitato la presentazione del nuovo libro di Hrvoje Turković, uno dei più importanti teorici del cinema della Croazia. Il suo nuovo libro “Što je sve film i kako mu prići” (Cos’è il film e come affrontarlo) è una raccolta di discussioni e saggi, un testo autobiografico e un commento dedicato al regista Ante Peterlić, in onore del quale, prima della presentazione è stato presentato il suo film “Slučajni život” del 1969.

Intenzione dell’autore, in questo libro, è di “aiutare gli studenti a capire i principi che seguono, che devono o non devono seguire, ma che la pratica loro impone quando fanno i film”. Si tratta del 18esimo libro di Turković, non inclusi i contributi nelle pubblicazioni di altri curatori. A conversare con l’autore sono stati il filmologo, lessicografo e critico cinematografico Tomislav Šakić, che ha recensito il libro, e il docente alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, Saša Stanić.

La percezione umana
Nel libro “Što je sve film i kako mu prići” si affrontano gli aspetti teoretici fondamentali del film, cioè il modo in cui la mente umana percepisce il movimento delle immagini una dopo l’altra. Viene dato molto spazio alla teoria del cognitivismo, ovvero lo studio di come gli spettatori percepiscono, comprendono e provano emozioni guardando un film. Si basa sull’idea che il film attivi le funzioni cognitive umane come percezione, attenzione, memoria ed emozioni, con lo scopo di raggiungere obiettivi specifici nella narrazione filmica. Il cognitivismo nega l’idea che le emozioni siano opposte alla comprensione ma afferma invece che le emozioni derivino da processi cognitivi e facciano da motivazione per gli spettatori nel processo di interazione con la narrazione del film. Un rappresentante chiave di questo approccio è David Bordwell, che sottolinea come nel cinema classico hollywoodiano i protagonisti abbiano obiettivi chiari, aiutando lo spettatore a prevedere gli eventi e a entrare emotivamente nella storia.

Rapporto tra teoria e interpretazione
Ma non finisce qui: ci sono discussioni dedicate a domande umane fondamentali e concetti specialistici come la persistenza della visione, l’illusione del movimento, i miti dell’interpretazione, la differenza tra una scena di vita e una scena filmica, il rapporto tra teoria e interpretazione, la contraddizione tra testimonianza storica e lavoro di fantasia, il movimento beta, il fenomeno phi, la frequenza di scorrimento dei fotogrammi o la presenza della psicologica Gestalt. Chiaramente, a chiunque non faccia parte di questa ristretta nicchia di professionisti, anche armato di una solida base umanistica e filosofica, sembra ci si trovi, per esempio, a un convegno di neurobiologia. Šakić ha detto del libro che si tratta “di un ritorno alle fondamenta del film. La prima parte del libro, dal titolo ‘sul film in generale’, a mio parere, dovrebbe far parte, assieme alla ‘Teoria del film’ di qualsiasi curriculum sulla letteratura”. Il libro “Teoria del cinema”, dello stesso autore, viene infatti considerato una delle sue opere più importanti.

Le domande eterne
Il fenomeno della percezione è un antico concetto filosofico, studiato ancora nell’antica Grecia, ma sono mancati nel discorso dei punti di riferimento più accessibili a un pubblico non troppo studiato, come, per fare qualche nome, i filosofi Platone, Spinoza o Kant, che si sono pure occupati di questi aspetti esistenziali fondamentali quali le possibilità della percezione umana. L’unico personaggio menzionato veramente famoso anche a un pubblico non professionista è Slavoj Žižek, “l’Elvis Presley della filosofia” e critico cinematografico sloveno. È chiaro dunque che, a prescindere dal pregio del libro presentato, il pubblico a cui i temi trattati risultavano comprensibili era molto ristretto e il discorso è risultato piuttosto ermetico, anche per via della completa mancanza di esempi pratici.
Hrvoje Turković è un teorico e critico cinematografico croato nato nel 1943 a Zagabria. Ha studiato filosofia e sociologia all’Università di Zagabria, ha conseguito un master in studi cinematografici alla New York University e un dottorato in teoria del cinema a Zagabria. Ha insegnato all’Accademia di Arti drammatiche di Zagabria dal 1977 al 2009 ed è stato presidente della Società croata dei critici cinematografici e del Sindacato cinematografico croato. Nei suoi libri e articoli ha introdotto nella ricerca croata il metodo semiotico, la comunicazione e la teoria cognitiva applicati al cinema. Ha ricevuto il Premio Vladimir Nazor per il contributo all’arte cinematografica.

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