«Coscienza di Zeno». Vitalità e attualità

Nel centenario della pubblicazione del capolavoro di Italo Svevo, il Museo del capoluogo giuliano dedica una serie di iniziative al romanziere triestino

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«Coscienza di Zeno». Vitalità e attualità
Locandine e documenti dedicati alla fama di Zeno. Foto: ROSSANA POLETTI

Museo Sveviano. “Buon compleanno Svevo” così si intitola la serie di iniziative dedicate al grande scrittore triestino, per celebrare i cento anni dalla pubblicazione de “La coscienza di Zeno”. Tra queste una conferenza su “Zeno, l’onesto bugiardo”, un’azione teatrale sulle “Voci della Coscienza” e la mostra “La quintessenza di Zeno. 100 anni di un classico moderno”, che resterà visitabile fino al 30 giugno prossimo.

Uno dei romanzi più innovativi
“Il romanzo fu pubblicato nel 1923 e, come ebbe a dire Riccardo Cepach, curatore assieme a Giulia Perosa dell’esposizione, nacque sotto il segno del paradosso. È una delle opere più innovative, profonde, ironiche, moderne che la letteratura abbia prodotto nel primo quarto del Novecento e nessuno se ne accorge. Cento anni dopo però se ne parla ancora”. La mostra è un condensato di documenti, pubblicazioni, lettere, immagini afferenti a Svevo, stipate fitte in una sala del Museo sveviano di via Madonna del Mare 13 a Trieste.

Partenza e Sapienza
La prima parte della mostra affronta il tema della Partenza di Zeno, della genesi cioè del romanzo che fu pubblicato a spese dell’autore, ma di cui si conosce poco altro. Alcune informazioni emergono dal carteggio con Attilio Frescura, che fu incaricato dall’editore Cappelli di Bologna della revisione del testo. Svevo acconsentì ma si oppose alla modifica del finale. Per avere un riconoscimento del suo lavoro lo scrittore dovette attendere il 1926, in Italia grazie all’intervento di Montale, che richiamò l’attenzione della critica letteraria, e in Francia per la pubblicazione sulla rivista “Le Navire d’Argent” su segnalazione dell’amico James Joyce. I documenti e le immagini della seconda parte raccontano della fortuna che il romanzo cominciò ad avere verso la fine degli anni Venti, con la sua traduzione in francese, tedesco e inglese, che permise la diffusione sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Si affronta poi nella mostra il tema della Sapienza di Zeno, le fonti da cui l’autore prende l’ispirazione. Si legge nei documenti e si intravvede nei suoi romanzi quanto Svevo traesse spunto da Schopenhauer e Darwin, da Flaubert e Zola. Anche i suoi personaggi, Emilio Brentani di “Senilità” e lo stesso Zeno, amano incitare alla lettura dei suoi autori preferiti.

Il piatto policromo in terracotta che reclamizza il colorificio Veneziani.
Foto: ROSSANA POLETTI

Subcoscienza e Dipendenza
In un’altra sezione gli autori della mostra indagano sulla Subcoscienza di Zeno, sulla emergente teoria cioè della psicanalisi. È evidente in questo quadro che Svevo non si accontentò di approfondire la teoria freudiana, andando oltre e ricercando nella psicologia sperimentale francese di Charles Baudouin. Viene sottolineato nell’esposizione il ruolo della psicanalisi anche sul piano della narrazione e dello stile; ma non manca di importanza la dimensione onirica. Si conclude con la Dipendenza di Zeno, che è anche l’ossessione dell’autore: smettere di fumare o meglio come asserisce, fumare l’Ultima sigaretta. Nel romanzo il protagonista racconta al Dottor S. il suo “buon proposito” costantemente disatteso, nella vita reale Svevo scriverà alla fidanzata e poi sua moglie Livia la sua lotta contro la dipendenza dal fumo, che assumerà connotati eroicomici. Tale atteggiamento nevrotico non sfuggì ad un lettore attento come James Joyce.

La fama del protagonista
Non mancano in mostra le locandine, le immagini e i documenti della fama di Zeno, conquistata dopo la morte dell’autore, grazie alla trasposizione teatrale e cinematografica di Tullio Kezich, portata in teatro da Luigi Squarzina nel 1964 e in televisione da Daniele D’Anza nel 1966, entrambe con protagonista Alberto Lionello e nella successiva versione di Sandro Bolchi con Johnny Dorelli del 1988. Per inciso nella “Coscienza di Zeno” è il Dottor S. a pubblicare “per vendetta” alcune memorie del suo paziente, Zeno Cosini, che si è sottratto alla cura che gli era stata prescritta. La narrazione in prima persona si articola sugli eventi principali della vita di Zeno: il fumo, la morte del padre, il matrimonio, la moglie e l’amante, l’associazione commerciale e la psicanalisi. Svevo utilizza molto l’ironia e adotta un linguaggio non letterario, ma una lingua di uso quotidiano con dialetto triestino, toscano e qualche termine in tedesco. La mostra è visitabile dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e il mercoledì anche di pomeriggio, dalle 14 alle 18.

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