Connazionali all’estero: la vita ai tempi della pandemia

Luca Dessardo e sua moglie Sharon a Roma

La pandemia di coronavirus ha influito in maniera notevole su diversi aspetti della vita quotidiana, dall’economia alla psicologia e alla cultura. Numerosi musicisti hanno dovuto rinunciare per un periodo indefinito di esibirsi in concerti, il che ha ovviamente un impatto negativo sulla loro fonte principale di guadagno, mentre gli artisti visivi si sono trovati a dover rimandare i loro progetti espositivi, o qualche altra forma di espressione creativa. Abbiamo chiesto ai nostri connazionali residenti in altri Paesi, artisti e musicisti, ma anche studenti e scienziati, di raccontarci in che modo vivono questo difficile momento nella storia dell’umanità.
Luca Dessardo: «Riscoperto un senso di solidarietà tra le persone»
Durante gli anni formativi ha collaborato spesso con il nostro quotidiano e con la rivista “Panorama”, ma terminati gli studi decide di trasferirsi in Cile dove intraprende una carriera nel turismo. Dopo qualche anno passato in Cile, Luca si trasferisce negli Stati Uniti, a New Jersey, dove vive attualmente. Nonostante gli spostamenti, non ha mai perso il contatto con la sua famiglia, né la propria fiumanità – un’identità bilingue e multiculturale che a suo dire lo ha reso più aperto anche al resto del mondo.
Come sta andando questo periodo di autoisolamento? Hai il sostegno di qualcuno?
“L’isolamento in sé non è terribile, e a dire il vero al momento non è nemmeno totale. Esco comunque a fare la spesa. Con mia moglie viviamo fuori da centri urbani grandi, per cui nei negozi vicino a noi gli scaffali non sono vuoti, e si vede gente, seppur mantenendo un po’ di distanza. Tra amici e familiari ci si è di sostengo a vicenda, e anche tra sconosciuti il sorriso a distanza, l’‘in bocca al lupo’ via mail o telefono con colleghi o clienti aiutano. In questo momento tra gli esseri umani c’è un riscoperto senso di solidarietà.”
Sei in contatto con parenti e amici?
“Certamente – il grande vantaggio che abbiamo oggi sono i mezzi di comunicazione. Sono anni ormai che vivo lontano dalla mia famiglia, per cui chiamate video, email, messaggi erano all’ordine del giorno anche prima del coronavirus. Benché distanti, è sempre di conforto sentire la voce di parenti e amici. L’uomo rimane un animale sociale, come diceva già Aristotele. Sapere che i tuoi cari stanno bene ha un effetto rassicurante. Paradossalmente, in un tempo quando la tecnologia stava diventando un ostacolo alle relazioni interpersonali (per esempio una cena tra amici dove ciascuno fissa il proprio smartphone), il coronavirus ha ribadito l’importanza di queste relazioni. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, anche se si tratta di un banalissimo ‘buongiorno’ detto al barista che ti serve il caffè.”
Come trascorri il tempo chiuso in casa?
“Mi piacerebbe avere una risposta originale, ma non ne ho. Leggiamo, guardiamo film e serie online, ci manteniamo informati (ma non troppo, altrimenti viene l’ansia) e sorridiamo con i meme riguardo alla situazione. Ecco, questo è importante: poter sorridere dei propri problemi (e lo dico con tutto il rispetto per chi ha perso molto più del lavoro) è catartico.
Vorrei finire con un messaggio positivo: nonostante le morti e i problemi che dovremo affrontare nei mesi a venire, spero che il virus ci insegni qualcosa. Magari ci insegna a essere un po’ più umili e a iniziare riforme economiche per creare un sistema dove il benestare dei lavoratori non sia determinato soltanto dal loro potere d’acquisto quando le cose vanno bene; a riconoscere i benefici ambientali che abbiamo visto come conseguenza della chiusura forzata delle industrie (e non dico chiudere le industrie, ma essere meno ciechi ai problemi che causano, adesso che vediamo chiaramente la differenza nei cieli sopra le grandi città industriali come Milano); a tornare a credere nella scienza in barba agli anti-vaxxers e di conseguenza riscoprire l’importanza di avere una popolazione non necessariamente erudita, ma almeno sufficientemente educata e informata; finalmente a mantenere anche nella normalità la solidarietà tra persone della quale ci facciamo forza in momenti di crisi.”
Maja Dembić: «La Danimarca ha reagito prontamente alla pandemia»

Maja Dembić

Maja Dembić è un’ex studentessa della Scuola media superiore italiana di Fiume che, dopo aver concluso gli studi in Italia, si è trasferita in Danimarca assieme al suo marito italiano.
“La Danimarca ha istituito la quarantena a livello nazionale a partire dal 16 marzo scorso – spiega Maja -. Le scuole e gli asili hanno chiuso, invece, già venerdì, 13 marzo. Alle famiglie e ai lavoratori sono stati dati due giorni per organizzarsi e prepararsi a lavorare da casa con i figli, dal momento che l’annuncio di quarantena è stato fatto la sera del mercoledì, 11 marzo, durante il telegiornale. Da parte mia, auspicavo la chiusura degli asili e delle scuole e sono contenta che il governo danese abbia deciso relativamente presto a fare passi così radicali. Nei giorni successivi si sono susseguite misure sempre più restrittive per quanto riguarda la libertà di spostamento individuale. Ad esempio, hanno chiuso le frontiere con meno di 24 ore di preavviso e richiamato tutta la popolazione danese fuori dai confini della Danimarca a rientrare.”
Lavoro da casa
“Da quel momento mio marito ed io lavoriamo da casa, siccome entrambi abbiamo la possibilità di farlo – prosegue -. Mio marito lavora all’Università, mentre io svolgo un lavoro non essenziale, per quanto riguarda questa emergenza, in ospedale. Viviamo a Odense, la terza città in ordine di grandezza in Danimarca, simile a Fiume per molti versi. Da quando è stato fatto l’annuncio del governo, a parte la calca iniziale nei supermercati, ora non c’è molta gente nei negozi e le persone generalmente rispettano la distanza di 1-2 metri. Nessuno porta le mascherine perché il governo ha detto che non aiutano. Le raccomandazioni sono di lavarsi bene le mani, usare il disinfettante spesso e volentieri e tenere la distanza. Io ho cercato di comprare delle mascherine, ma non ne hanno in farmacia. Secondo me, hanno poche scorte e queste sono riservate per lo più per il personale medico. Il traffico in città è diminuito notevolmente, in molti corrono da soli per strada per mantenersi in forma. Noi quando usciamo andiamo nei boschi, nelle spiagge, o in altri posti all’aperto. Ora si vede più gente lì, molti sembrano un po’ spaesati, vestiti come se andassero a fare il brunch di domenica, però in bosco. Penso sia comunque una cosa positiva. Ci sono molti posti per fare esercizio fisico all’aperto e molti giovani hanno iniziato a usarli di più in queste settimane. Noi ci giriamo alla larga, i ragazzi sbuffano e sudano da tutte le parti.”
La spesa online
“Da questa settimana abbiamo deciso di fare anche la spesa online. Ho scoperto che si risparmia. I servizi esistono da prima e sono ottimi. Queste imprese faranno un sacco di soldi. Durante il giorno cerchiamo di lavorare a turni mentre qualcuno di noi gioca con nostro figlio di 5 anni. Per fortuna, non ci sono ancora i compiti a casa da fare. Mio figlio è contentissimo di stare con noi tutto il giorno. Davanti a casa abbiamo un pezzettino di giardino e questi ultimi giorni sono bellissimi. Stiamo parecchio fuori, abbiamo ridipinto la staccionata e tagliato tutta la siepe. Nostro figlio ha imparato ad andare in bici. Il giardino aiuta tanto a non sentirsi imprigionati a casa. Ci sentiamo molto più spesso per telefono con gli amici, soprattutto quelli vecchi, in Italia e in Croazia. Per alcuni aspetti, questo isolamento forzato mi piace. Avevamo pianificato di trascorrere le vacanze di Pasqua in Italia, ma ovviamente è saltato tutto. Spero, comunque, di poter rivedere presto la mia famiglia”, ha concluso Maja Dembić.
Ileana Merdžo: «Seguo le lezioni via Internet»

Ileana Merdžo

Ileana Merdžo, studentessa fiumana ventiduenne, si è laureata in chimica l’anno scorso all’Università di Trieste. Attualmente frequenta il master sempre presso la medesima facoltà e a motivo dell’epidemia in corso dovrà rinviare gli esami.
“Studio chimica all’Università di Trieste. Nello scorso febbraio sono rientrata a Fiume per dedicarmi allo studio in vista di alcuni esami che avrei dovuto affrontare. Dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus, come sappiamo, hanno chiuso i confini e sono rimasta bloccata a Fiume.
Gli esami sono stati rinviati, comunque le lezioni le seguo via internet sul sito dell’Università. Il che presenta pure dei vantaggi, nel senso che puoi riascoltare la lezione nel caso che qualche punto fosse poco chiaro. Anzi, penso che questo metodo di studio a distanza dovrebbe essere praticato sempre, a prescindere dalle emergenze. In questo modo anche gli studenti che sono impossibilitati a frequentare l’Università regolarmente avrebbero la possibilità di aggiornarsi. Inoltre è molto più pratico seguire le lezioni dalla comodità di casa propria”.
Goran Filipec: «In Spagna si è fermato tutto»

Goran Filipec

L’affermato pianista fiumano, Goran Filipec, avrebbe dovuto suonare a Fiume, il 21 marzo scorso, con l’Orchestra del TNC “Ivan de Zajc”. Ovviamente il concerto è stato rimandato. Lo abbiamo sentito per telefono nella sua nuova residenza in Spagna.
“Da qualche mese mi sono trasferito a Valencia, città bellissima, che offre tanti vantaggi. È comodissima per viaggiare. A dieci minuti da casa mia c’è l’aeroporto. Con un treno in un’ora e mezza si è a Madrid. Il clima è mite, il cibo è buono, il vino è buonissimo. Ora che anche la Spagna è in stato d’emergenza per il coronavirus, si è bloccato tutto. Il traffico ferroviario e dei mezzi di trasporto cittadini sono stati interrotti ed hanno annullato tutti i voli internazionali fino a data da destinarsi. È saltato pure il mio concerto di marzo con l’Orchestra del Teatro di Fiume. I luoghi di ritrovo e i locali pubblici hanno chiuso i battenti. L’unica cosa che è permessa è fare la spesa nei negozi di alimentari e andare in farmacia. Per il resto non è permesso uscire di casa. Per fortuna ho un giardino dove stare u po’ all’aria. Sfrutto questo periodo di ‘arresti domiciliari’ per studiare e riposare”.

Luka Stojnić: «I mass media gestiscono la situazione in maniera responsabile»

Luka Stojnić

Il pittore e scrittore connazionale Luka Stojnić di Parenzo vive ormai da anni a Essen, in Belgio, dove sono pure in vigore delle restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus.
“La situazione in Belgio è un po’ come ovunque in Europa e nel mondo: preoccupante; malgrado non si sia ancora arrivati a un completo ‘lockdown’ – spiega –. Le persone vengono comunque informate e allarmate tramite tutti i media e invitate a rimanere in casa il più possibile. I confini pure qua sono interamente chiusi, malgrado si possa tutt’ora uscire dal proprio Comune: bar, ristoranti sono ovviamente chiusi come pure gli altri luoghi di raduno, eccezion fatta per i negozi di alimentari che lavorano con orartio continuato, mentre gli altri con orari limitati. Quello che, in sostanza, fa differire un Paese da un altro sono le cifre: i numeri dei contagiati e dei decessi. In riferimento a quest’ultima sommaria constatazione, il Belgio è per ora molto meno sfortunato dell’Italia, Spagna e Francia; quest’ultimi sono poi Paesi ben più ampi e con un rilevante maggiore numero di abitanti; con una cultura e abitudini dell’“ampia famiglia” che incide sulla diffusione del contagio.”
“La disciplina e l’ordine, l’educazione civica e la mentalità di fiducia nei confronti delle istituzioni favoriscono il rallentamento della diffusione della malattia; da ciò risulta che l’assistenza sanitaria sembra sia sotto controllo e riesca in qualche modo ancora a gestire la disperata cura dei pazienti contagiati – prosegue Stojnić –. Le persone sono preoccupate, ovviamente, e non si vede l’ora di ritornare alla normalità. Quello che penso sia giusto sottolineare è che la comunicazione di massa, in particolar modo i giornali, viene gestita con un’immensa responsabilità sociale: allarmando sì, i cittadini, evitando però titoli squillanti e ammonitori; questo facilita in qualche modo che la ragione s’imponga sul sentimento, cosa esattamente opposta, per esempio, di ciò che avviene in Italia: ma ogni Paese (territorio) risponde alla fine delle proprie responsabilità, standard e cultura. Personalmente, non avendo un lavoro ordinario, fisso, la situazione per me è cambiata relativamente poco: mi manca ovviamente la libertà di muovermi, come per andare a casa a Parenzo, ritengo questi essere comunque dei ‘problemi lussuosi’ e faccio di tutto per perseverare il pensiero ottimista nel credere che presto la contaminazione inizierà a calare, per giungere a un vaccino in tempi non troppo lontani (insomma: è tutto il mondo che ci lavora sopra, speriamo nella ricerca).”
Mancano le relazioni umane
“Non essendo genitori, mia moglie e io riusciamo a gestire la situazione, pur sentendo l’immensa mancanza delle relazioni umane, delle uscite, dei viaggi … ma sono delle mancanze irrilevanti che, insomma, con poco sforzo si riescono appartare e affrontare. Approfitto di questa circostanza per proseguire con il lavoro al mio prossimo libro: in sostanza scrivo, cucino, mangio, bevo, guardo la tv alla sera e leggo. Mi sono imposto una regola molto ferrea: limitare i social media al massimo, evitare di leggere opinioni varie per ascoltare esclusivamente il TG e le radio pubbliche: sentire quindi che cosa e come, devo e posso fare: e punto! Il resto ritengo siano delle farse tirate su da giornalisti irresponsabili e finti guru che invitano milioni di cittadini, lettori, a essere virologi, medici e profeti. E per non parlare delle speculazioni e corruzioni politiche: spero immensamente che le svariate ‘Patrie’ riescano a spazzare via, finito questo pandemonio, una buona parte della propria ‘immondizia’ che provocò, tra l’altro, pure la disperata condizione dei sistemi sanitari nazionali pubblici e di ricerca: se dovessi riferirmi all’Italia, rifletto su un’intera trasmissione ascoltata in merito un bel po’ di mesi fa – molto prima di questo tragico subbuglio – su Radio tre, da ‘prima pagina’ fino a ‘tutta la città ne parla’.”
Rafforzare l’Unione europea
“Nel tentativo di evitare fastidiose polemiche, ritengo sia questa una condizione disperata che spero immensamente riesca a rafforzare il progetto dell’Unione, quella Europea, e non l’inverso: fare dei passi indietro, ora, non ci vorrebbe proprio, mi auguro non lo si faccia; con tutte le titubanze che essa possa provocare in condizioni estreme in cui l’economia inevitabilmente si troverà. Il “credo” in queste circostanze è fondamentale: chi è religioso, preghi; chi è ateo, abbia fiducia nella scienza; chi è politico, creda nell’unione e non nella separazione; chi è nonno o nonna, creda nei nipoti; chi è semplicemente un cittadino continui a credere nella bellezza e pregevolezza dello stare insieme. Spero che questa malattia faccia rendere le persone coscienti di quanto, alla fine, fragili siamo un po’ tutti”, conclude Luka Stojnić.
Elena Barbieri: «Cerco di essere costantemente impegnata»

Elena Barbieri

Elena Barbieri, studentessa connazionale di Fiume risiede nella bella Barcellona dove frequenta il master in marketing. Ex alunna della SMSI, ha già conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere all’Università di Trieste.
“Attualmente in città non è permesso uscire, a meno che non si vada in negozio o al lavoro. Gli agenti di polizia a volte ti fermano, chiedendoti se la tua uscita sia proprio necessaria. Le strade sono deserte, i caffè e i ristoranti chiusi, sono aperte solo le farmacie e i negozi di alimentari. Per fortuna, vivo con mia sorella in un edificio con tetto a terrazza e lì trovo la mia pace e il mio senso di libertà. Tutta questa situazione mi sembra ancora irreale, ma sono grata perché le persone che amo sono in buona salute; spero che tutto questo passi al più presto. Inizio la giornata prendendo il caffè sul terrazzo, pranzo assieme a mia sorella, quindi faccio ginnastica, medito o leggo. Alla fine della giornata tramite videochiamata mi metto in contatto con la mia famiglia a Fiume. Cerco di essere costantemente impegnata per non pensare e far passare il tempo più velocemente.
Trovo che la maggior parte delle persone stia iniziando ad apprezzare le piccole cose della vita che diamo per scontate, come abbracciare una persona cara, uscire per una passeggiata nel parco, prendere il caffè nel bar preferito e non sentirsi come una criminale quando vai per strada. Spero che tutti si attengano alle regole in modo che questo periodo finisca e si possa tornare alla normalità al più presto”.

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