«Concerto imperiale». Degno omaggio al grande Beethoven

Al TNC «Ivan de Zajc» con l’esibizione dell’Orchestra sinfonica di Fiume e del pianista Goran Filipec è stato celebrato il 250º anniversario del Maestro di Bonn

Goran Filipec

Al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” è stato celebrato in grande stile il 250º anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven. La serata, intitolata “Concerto imperiale”, ha visto in veste di protagonista l’Orchestra sinfonica di Fiume e il pianista fiumano Goran Filipec, sotto la direzione del Maestro Alessandro Cadario. In programma due capolavori del pianismo e sinfonismo classico: il Concerto n. 5 per pianoforte e Orchestra e la Quinta sinfonia del Maestro di Bonn.
Ricordiamo che Beethoven dedicò il Concerto n. 5 per pianoforte, detto “Imperiale”, al suo mecenate, l’arciduca austriaco e cardinale Rodolfo d’Asburgo, eccellente pianista. L’appellativo “Imperiale” non fu un’invenzione di Beethoven, ma venne aggiunto dall’editore della partitura. Il concerto venne eseguito per la prima volta nel 1811. Il compositore iniziò a lavorare al Concerto nel 1809, mentre Vienna si trovava per la seconda volta sotto l’assedio dell’armata di Napoleone. Seduto nella cantina della casa di suo fratello, Beethoven componeva il Concerto n. 5 per pianoforte e Orchestra mentre al contempo nelle vicinanze si sentivano le esplosioni dei cannoni.
Ruolo prominente del pianoforte
Beethoven proseguì con la tradizione dei concerti solistici ripresa dai compositori delle generazioni precedenti, ma dedicò al pianoforte un ruolo ancora più prominente, anche perché la qualità sonora e tecnica dello strumento divenne con il tempo sempre più spiccata e permise ai compositori di esplorarne le sempre maggiori possibilità espressive. Il Concerto “Imperiale” è uno dei più celebri nella storia della musica, ma anche uno dei più complessi e brillanti dal punto di vista tecnico. Una partitura perfetta per il pianista fiumano Goran Filipec, il quale ha dimostrato ancora una volta la sua straordinaria preparazione tecnica e l’incredibile leggerezza nella resa dei passaggi virtuosistici di cui abbonda ciascuno dei tre movimenti del Concerto. Peccato che, soprattutto nel primo movimento, Allegro, il pianista abbia avuto un breve problema di memoria durante un passaggio e delle imprecisioni tecniche, forse dovute a una lieve mancanza di concentrazione. Infatti, durante l’esibizione di Filipec, che solitamente risulta ineccepibile, avevamo l’impressione che il pianista fosse leggermente distratto, non propriamente “immerso” nell’interpretazione. Ciò nonostante, la sua esibizione è stata di altissimo livello e ha saputo rendere con la sua naturale sensibilità per il fraseggio le splendide linee melodiche di cui abbonda il Quinto concerto. Un appoggio sicuro al solista lo ha dato la sempre straordinaria Orchestra sinfonica di Fiume, la quale ha seguito con precisione tutte le indicazioni del Maestro Alessandro Cadario.
Il Destino
La seconda parte è stata dedicata alla Quinta sinfonia in do minore, op. 67, nota per il celebre motivo del “Destino”. Fu composta tra il 1807 e l’inizio del 1808 e venne eseguita per la prima volta il 22 dicembre 1808 al Theater an der Wien. Sembra che la serata musicale non ebbe particolare successo, forse a causa del freddo e della lunghezza del programma. Si tratta del lavoro sinfonico di Beethoven che ebbe la gestazione più lunga e difficile in quanto i primi abbozzi dell’opera risalgono al 1804, quando l’autore stava ancora lavorando alla Sinfonia n. 3, mentre la conclusione del lavoro si intreccia con la composizione della Sinfonia n. 6.
Uno degli elementi specifici della Quinta sinfonia è il fatto che tutti i quattro movimenti scaturiscono dai temi esposti nell’introduzione del primo movimento. Questi (Allegro con brio) è forse la pagina più celebre e drammatica scritta dal compositore tedesco. Inizia con il famoso motivo di quattro note che, secondo le parole dello stesso Beethoven, rappresenta “il destino che bussa alla porta”, popolarmente interpretato come l’inquietudine per la sordità crescente.
Una tristezza celata
Il compositore francese Hector Berlioz dichiarò che la Quinta sinfonia proviene dal genio di Beethoven come una sua idea intima, una tristezza celata, la rabbia, i sogni ricchi di oppressione malinconica, le sue visioni notturne, mentre le sue forme armoniche, di spiccata novità e individualità, arricchiscono con la loro forza e nobiltà. Robert Schumann, invece, osservò che questa sinfonia esercita un potere imprescindibile su tutte le generazioni, come i grandi fenomeni naturali… “Sarà ascoltata anche nei secoli a venire, fino a quando ci saranno la musica e il mondo“.
Interpretazione toccante
L’Orchestra sinfonica di Fiume ha offerto un’interpretazione toccante e ricca di sfumature di tutti e quattro i movimenti della Quinta sinfonia, seguendo il gesto elegante del Maestro Cadario, a parte qualche sfasatura ritmica nelle prime battute del Primo movimento. Tra l’alternarsi del piano e del forte, degli impetuosi crescendo, l’Orchestra è riuscita a rendere con convinzione l’ampiezza del disegno musicale del compositore e la drammaticità del celebre motivo di quattro note che ha dato il nome alla Quinta sinfonia. Particolarmente ben riuscito è risultato il Terzo movimento, in cui Beethoven riprende il motivo di quattro note, variandolo e introducendo il fugato dei violoncelli e contrabbassi, in seguito ripreso da altre sezioni dell’Orchestra.
L’intera sinfonia è stata eseguita con grande chiarezza nel fraseggio, mentre particolare menzione meritano le singole sezioni dell’Orchestra, dai violoncelli, ai legni e ottoni, dai violini ai timpani, che hanno interpretato con grande disinvoltura e precisione le loro parti. La musica di Beethoven ha riempito con potenza ogni angolo del Teatro e al termine del concerto, il pubblico ha premiato i musicisti con lunghi e meritati applausi.

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