Concerto di Capodanno. Un’ouverture per Fiume CEC

Il saluto dei musici a fine concerto. Foto: Željko Jerneić

È stato l’ennesimo successo per il tradizionale concerto di Capodanno, l’altra sera al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc“, che ha visto come protagonista assoluta l’Orchestra dell’Opera diretta dal Maestro coreano TaeJung Lee. S’intitolava “Ouverture per Fiume CEC 2020” la felice serata, il cui programma prevedeva alcune delle più celebri e accattivanti ouverture d’opera e operetta, che idealmente vogliono introdurre appunto i tantissimi e variegati programmi culturali che si svolgeranno nell’arco dell’ormai quasi neonato anno 2020. Un benvenuto in musica per la grande festa dell’arte e della cultura, che metterà sotto i riflettori internazionali il capoluogo quarnerino.
Vogliamo rilevare che il Concerto di Capodanno, un rito ormai, fu iniziato a Fiume dal Maestro Davorin Hautfeld, sulla scia dell’importante memoria culturale mitteleuropea, i cui fecondi e sentiti riverberi interessarono e arricchirono in maniera importante anche queste contrade.

Foto: Željko Jerneić

Solenne e marziale apertura
Il concerto è stato aperto con il solenne e marziale preludio del “Te Deum” di Charpentier – l’”inno” dell’Eurovisione – cui ha fatto seguito la filogranata vivacità e disciplina architettonica dell’ouverture delle mozartiane “Nozze di Figaro”. Fin da subito il Maestro coreano ha palesato, oltre al suo attentissimo approccio analitico alla partitura, di un’esattezza quasi “scientifica”, il vigoroso temperamento musicale e la capacità di comprendere e trasmettere lo spirito e la psicologia nelle più svariate situazioni musicali; naturalmente, grazie all’eccellente collaborazione dell’organico orchestrale, che ha brillato nella rossiniana ouverture della “Gazza ladra”, per quindi passare ad “Orfeo negli inferi” di Offenbach, dosata nella felpata introduzione, quanto “baraccona” nel celeberrimo “can-can”.
La prima parte si è conclusa sulle note dell’ouverture della “Forza del destino”, scivolata con slancio sulle agitate volute e passaggi della prima parte per quindi far emergere il canto del clarinetto e dell’oboe (bravi!) nella mesta melodia della parte centrale. Aria di Russia con la portentosa e coloratissima ouverture dell’opera “Ruslane Ljudmila” di Mikhail Glinka, suonata con grande slancio, in cui i violini si sono distinti per lo scintillante virtuosismo nei passaggi.
Frivola ed esuberante chiusura
Dopo il clima solenne del complesso “Tannhauser”, esaltato nei suoi significati mistico-filosofico-musicali portanti (si apre con il tema della “Salvezza”, ottimamente eseguito dai clarinetti, corni e fagotti) si è passati al gaudente e frivolo “Pipistrello” di Johann Strauss junior (marchio di fabbrica del Capodanno viennese) portato con esuberanza. Gran Finale con la celebre ouverture “Cavalleria leggera” dello spalatino Franz von Suppé – imparentato con Donizetti –, un’autentica “carica dei mille”, nella briosa esecuzione dei nostri baldi musici. Un elogio particolare va agli “assolo” del maestro concertatore Anton Kyrylov e al primo violoncello Petar Kovačić.

Tradizionale calice di spumante offerto al pubblico. Foto: Željko Jerneić

Ovviamente, il concerto si è concluso con l’immancabile “Sul bel Danubio blu”, interpretato con stile e con la sciccosa e brillante “Radetzky Marsch”, scandita con gusto dalla folta platea.
Il concerto di Capodanno è in replica ancora lunedì sera alle ore 20, mentre martedì l’appuntamento è per i più piccoli a mezzogiorno, con un programma più consono ai bambini.

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