«Clarc 2018». Il bilinguismo una ricchezza in tutti i sensi

FIUME
Hanno avuto inizio ieri alla Facoltà di Lettere e Filosofia gli eventi “pre conferenziali” organizzati dal centro Bilingualism [email protected] e dal progetto “AThEME”, con lo scopo di introdurre il simposio internazionale “Clarc 2018 – Prospettive della diversità linguistica”. Quest’ultimo invece verrà inaugurato oggi alle ore 8.45 con la relazione plenaria del linguista Jason Rothman dell’Università della Norvegia.
Il laboratorio intitolato “Lingua e cognizione: il bilinguismo modifica le nostre menti e cervelli”, ideato da Jason Rothman, dell’Università della Norvegia e da Jennifer Cabrelli Amaro, dell’Università dell’Illinoys di Chicago, è stato incentrato sui benefici del bilinguismo. È stato illustrato come i bambini bilingui sviluppino prima e meglio il controllo inibitorio sulle funzioni esecutive, cioè la capacità di riflettere prima di agire valutando in anticipo gli effetti delle proprie decisioni. È questo un vantaggio notevole in termini di adattamento e di futuri risultati scolastici, accademici e di benessere.

Bilinguismo e sviluppo cognitivo
Com’è stato rilevato, anni di pratica di almeno un paio di lingue insegnano al cervello a destreggiarsi meglio e modificano il modo di affrontare situazioni in cui si concentra solo su un tipo di informazione, ignorando altre. Il bilingue è più bravo a focalizzarsi su una cosa alla volta senza distrazioni, perché, quando parla, un idioma deve “zittire” l’altro: questo si traduce in una capacità di concentrarsi e di utilizzare le proprie risorse cognitive. Il cervello bilingue è più efficiente, risparmia più risorse e recluta solo le regioni specializzate che di volta in volta gli servono. I benefici cognitivi di tutto questo sono due: innanzitutto, connessioni più specializzate e centralizzate consentono di arrivare allo stesso obiettivo facendo meno fatica cognitiva rispetto a un monolingue, costretto ad attivare circuiti più ampi; in secondo luogo, i bilingui giungono agli stessi risultati senza accendere le aree frontali del cervello, quelle più vulnerabili di fronte al declino cognitivo correlato all’età. Ciò potrebbe spiegare almeno in parte perché i bilingui risultano più protetti da demenze e invecchiamento cerebrale: il bilinguismo ha un impatto concreto e positivo sul cervello, che di fatto invecchia meno e meglio.

Lingue minoritarie
Il secondo appuntamento “pre conferenziale” era la tavola rotonda con tema “Le sfide per la conservazione delle lingue minoritarie: una visione comunitaria”, cui hanno partecipato dieci appartenenti ad altrettante comunità linguistiche della Croazia. A salutare i presenti a nome del gruppo organizzativo, è stata la prof.ssa Zvjezdana Vrzić, la quale si è detta onorata di poter ospitare un evento di tale importanza. A presentare le problematiche, sfide e progetti futuri delle lingue minoritarie sono stati i relatori Ermina Lekaj Prljaskaj (lingua albanese), Mensur Ferhatović (lingua bosniaca), Krešimir Špralja (lingua ceca), Gianna Mazzieri Sanković (dialetto fiumano), Ambretta Medelin (dialetti istrioti), Ivona Dunoski Mitev e Natalija Lekovska (lingua macedone), Eva Ciglar (lingua slovena), Nina Čolović (lingua serba) e Adrijana Gabriš (lingua seianese).

I rappresentanti delle comunità linguistiche hanno presentato la loro storia, il periodo d’insediamento in queste zone, la presenza nelle Scuole Elementari e Medie superiori e l’offerta artistico-culturale. Anche se diverse una dall’altra, tutte queste comunità condividono il fatto di essere parte integrante della maggioranza, ma con caratteristiche uniche, con lingua, cultura e con un folklore unici, che vanno tutelati e salvaguardati.

«Festa della diversità culturale»
Alla tavola rotonda ha fatto seguito la “Festa della diversità culturale”, un programma musicale e gastronomico delle minoranze e del patrimonio culturale di Fiume e dell’Istria. Erano presenti pure i rappresentanti della Comunità degli Italiani di Fiume, con alcune delizie culinarie apprezzate puntualmente da tutti. Nelle ore pomeridiane, a chiudere gli incontri, sono stati il colloquio scientifico “Il cambiamento morfosintattico indotto dal contatto: il russo in Eurasia” presentato dalla relatrice Lenore Grenoble, dell’Università di Chicago, e la lezione “Seconda lingua straniera: perché alcune regole grammaticali sono più difficili di altre?”, di Shigenori Wakabayashi, dell’Università di Chuo (Giappone).

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