Cesco Dessanti, un vero maestro del colore

A colloquio con Gabriella Dessanti Godena, figlia del grande artista, la quale che ci ha aperto uno sguardo intimo sul padre. Ricorda il suo rigore, la sua sensibilità e quel legame indissolubile con la natia Rovigno, fonte inesauribile di ispirazione

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Cesco Dessanti, un vero maestro del colore
Gabriella Dessanti Godena presso la CI di Rovigno. Foto: ROBERTA UGRIN

Nell’ambito del programma delle Giornate della Città di Rovigno e dei recenti festeggiamenti della festa patronale, sono state inaugurate due mostre dedicate alla complessa personalità di Cesco Dessanti (1926-2015), pittore, poeta e intellettuale che ha segnato profondamente la vita culturale rovignese.

La mostra “Cesco Dessanti: Uomo, pittore e poeta”, allestita al Museo civico di Rovigno in collaborazione con la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” è un percorso che racconta dell’artista, capace di coniugare rigore e sensibilità, pittura e poesia. A pochi giorni di distanza, gli spazi della Comunità degli Italiani hanno accolto una seconda esposizione dedicata ai suoi disegni: ritratti di concittadini, passanti e scorci urbani del dopoguerra che restituiscono con intensità l’anima di una Rovigno di altri tempi. Entrambe le mostre, accompagnate da un catalogo, sono state rese possibili grazie al sostegno della Città di Rovigno, del Ministero della Cultura e dei Media, della Regione istriana, dell’Ente per il turismo cittadino, della Famìa Ruvignisa e dell’Unione Italiana.
Per raccontare l’uomo oltre l’artista, abbiamo incontrato negli spazi del sodalizio la figlia, Gabriella Dessanti Godena, che ci ha aperto uno sguardo intimo sul padre: il suo rigore, la sua sensibilità e quel legame indissolubile con Rovigno, matrice e fonte inesauribile di ispirazione.

Qual è il suo ricordo più vivido legato a suo padre come uomo, al di là dell’artista?
“Di mio padre ricordo soprattutto la sua grande passione per l’arte, che lo rendeva molto esigente e a volte persino intollerante verso chi non dimostrava lo stesso rigore. Con me era paziente: mi aiutava spesso con il disegno tecnico e mi trasmetteva la precisione e l’attenzione al dettaglio. Era un perfezionista, tutto in lui parlava di ordine e disciplina: creava delle scatole dove riponeva con cura i suoi appunti, i materiali, persino i piccoli oggetti quotidiani. Un modo, credo, per dare forma concreta al suo bisogno di armonia”.

Creatività onnipresente
Che tipo di ambiente creativo si respirava a casa sua durante l’infanzia?
“La nostra casa era un luogo in cui l’arte non era mai qualcosa di distante o astratto, ma parte integrante della vita quotidiana. Si respirava un’atmosfera di continua ricerca: libri, schizzi, colori, strumenti di lavoro erano sempre presenti, mescolandosi alla vita familiare. Crescere lì significava imparare presto che la creatività non è un momento isolato, ma un atteggiamento costante, un modo di guardare al mondo con curiosità e spirito critico”.

Come descriverebbe lo stile pittorico di Cesco Dessanti a chi non lo conosce?
“Non si può parlare di uno stile unico. Mio padre ha attraversato vari periodi, sempre in una ricerca continua. È stato definito vicino all’espressionismo kirchneriano, ma ha sperimentato anche altri linguaggi: dai macchiaioli alla ricerca sul colore e sulla figura, fino ad arrivare all’astratto, con un uso eccezionale delle tonalità. Era un vero maestro del colore. Il suo imminente trasferimento in Italia, a Roma, lo colloca tra i creativi la cui opera è rimasta accessibile a una cerchia ristretta di intenditori e seguaci degli eventi artistici contemporanei. Lavorava a casa, nel suo salone, che era al tempo stesso il suo atelier e un luogo d’incontro per gli ospiti. Era un ricercatore puro, in costante evoluzione”.

Una città che portò sempre con sé
Suo padre ha ritratto spesso Rovigno: cosa significava per lui la città e quanto l’ha ispirato?
“Cesco ha sempre portato nel cuore la sua città natia. Andava in giro con dei quaderni nei quali fare degli schizzi. Amava cogliere l’animo delle persone e riportarne i tratti caratteristici. Era un grande perfezionista, nelle sue opere nulla è mai lasciato al caso. Rovigno lo ha ispirato tantissimo. Amava profondamente la città, la sua natura, i suoi abitanti e le loro caratteristiche. Per lui Rovigno era una matrice, un punto di partenza e di ritorno costante”.

Qual è, secondo lei, l’eredità che suo padre ha lasciato alla città di Rovigno e ai suoi cittadini?
“Cesco Dessanti fu il primo rovignese ad aver frequentato l’Accademia di Belle arti di Zagabria a partire dal 1945 e portò nella sua città natia numerosi artisti conosciuti durante gli studi, contribuendo così a rivitalizzare il tessuto culturale di Rovigno negli anni Cinquanta dello scorso secolo. Ha donato numerose opere al Museo civico, contribuendo a creare un patrimonio che oggi appartiene a tutti. Credo che questa generosità sia una delle eredità più preziose che ha lasciato alla comunità. A distanza di anni dalla sua scomparsa, le sue opere continuano a emozionare e a suscitare riflessioni, come testimoniano le recenti mostre organizzate al Museo civico e nella Comunità degli Italiani rovignese”.

Omaggio meritato
Cosa prova oggi, da figlia, nel vedere le opere di suo padre esposte e apprezzate?
“Dopo tre anni abbiamo realizzato questo grande sogno. Cesco Dessanti è una figura emblematica che raffigura tutte le complessità del secolo scorso. Ha sempre portato Rovigno e l’Istria nel cuore e l’arte era la ragione della sua vita. È stato segnato dal Mediterraneo dal quale ha attinto emozioni forti, nostalgia, tensione e contemplazione. Mi ha positivamente sorpresa vedere tanta gente partecipare a entrambe le mostre inaugurate, sia al Museo civico che alla Comunità degli Italiani “Pino Budicin”. È stato commovente percepire l’affetto e l’interesse sincero del pubblico. La mostra nel Museo rovignese è nata dall’esigenza di ricordare l’intera opera dell’artista e di mettere in luce il valore artistico del suo opus, ma anche di rilevare il ruolo da lui svolto nella formazione del circolo artistico rovignese”.
Sta pensando a iniziative future per mantenere viva la memoria artistica di Cesco Dessanti?
“Mi sembra che qui in Comunità ci sia la volontà di organizzare altri eventi dedicati a mio padre, tra cui la pubblicazione di una raccolta delle sue poesie. Oltre alla pittura, infatti, si dedicava anche alla scrittura poetica. Tra i suoi autori preferiti spiccavano Dante, García Lorca e Montale, i cui versi amava illustrare con i suoi disegni”.
Se dovesse descrivere suo padre con tre parole, quali sceglierebbe?
“Rigoroso. Con un animo forte, ma al tempo stesso molto sensibile. Una sensibilità che andava ben oltre la sua arte”, ha concluso Gabriella Dessanti Godena ringraziando tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione delle due mostre.

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