Nel Salone del Palazzo dello Zucchero di Fiume è stata inaugurata la mostra “Carlos Araya – 40 anni di contributo all’arte e al balletto in Croazia”, dedicata al danzatore e coreografo cileno scomparso nel 2024, solista del Balletto del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. L’esposizione documenta attraverso materiali visivi e testimonianze scritte il contributo di Araya alla scena artistica croata, in particolare negli anni trascorsi nel capoluogo quarnerino. Curata dall’Associazione artistico-culturale “Sklad” di Buccari, con il supporto dell’Ambasciata del Cile, della “Jeka Primorja” e del Museo civico di Fiume, la retrospettiva presenta fotografie e documenti che ripercorrono una lunga carriera. L’allestimento, sobrio e rigoroso, si sviluppa in un percorso che mette in rilievo la coerenza artistica e la dedizione di un interprete che ha lasciato una traccia significativa nella danza e nel teatro. A coordinare l’inaugurazione è stato il giornalista e scrittore Velid Đekić, il quale ha introdotto gli interventi dei rappresentanti istituzionali e culturali.
Le vite dentro la città
Mladen Urem, direttore del Museo civico di Fiume, ha evidenziato il significato dell’iniziativa per la città, parlando della mostra come di un momento culturale rilevante, in grado di restituire visivamente la storia del teatro fiumano nella seconda metà del Novecento. Le immagini selezionate illustrano quanto l’ente sia stato, in quel periodo, un luogo centrale per la vita pubblica e per la costruzione dell’identità cittadina. È stata inoltre manifestata la soddisfazione dell’istituzione per aver accolto una proposta che riunisce arti visive, musica e documentazione storica. Dunja Vladislović, dell’associazione “Sklad”, ha ribadito come il prezioso tributo abbia avuto la sua prima tappa presso l’Ambasciata cilena a Zagabria, in occasione dell’anniversario della morte di Araya. L’appuntamento fiumano prosegue idealmente quell’itinerario, inserendosi nel progetto “Stranieri che hanno costruito il patrimonio croato”, teso alla valorizzazione di figure che, pur provenendo da altri Paesi, hanno scelto la Croazia come terra di vita e di lavoro, lasciando un’impronta concreta e duratura. Dallo stesso spirito è stata animata anche Dragica Kružić della “Jeka Primorja”, che ha messo in rilievo il valore della collaborazione e la sensibilità operativa che hanno reso possibile l’intero omaggio. In rappresentanza della Città di Buccari, Sonja Jelušić Marić ha voluto esprimere apprezzamento per l’entusiasmo con cui l’associazione “Sklad” promuove il nome della cittadina nel contesto culturale nazionale e internazionale. È stato inoltre ricordato come il primo croato a stabilirsi nel sud del Cile fosse un cittadino di Buccari, Matija Paravić Randić, a testimonianza di quanto alcune vicende personali possano intrecciarsi a una più ampia narrazione storica. La sindaca di Fiume, Iva Rinčić, ha condiviso alcuni episodi della sua infanzia, quando frequentava i corsi di danza presso il Teatro dei pionieri di Sušak, oggi Casa croata di Cultura (HKD). Forte era l’ammirazione che lei e le sue coetanee nutrivano per i ballerini del TNC “Ivan de Zajc”, la cui disciplina e impegno si percepivano anche nei gesti più ordinari. Tra quei volti, ha detto, avrebbe potuto esserci anche Carlos Araya. Quella passione, ha aggiunto, si è impressa come esempio concreto di dedizione artistica, e a suo avviso rappresentava l’essenza di quanto affermava Aleksandr Puškin, secondo cui la danza era un’espressione dell’anima. Sonja Šišić, a capo del Dipartimento per la cultura, lo sport e la cultura tecnica della Regione litoraneo-montana, ha messo in luce il significato dell’incontro come gesto di riconoscimento nei confronti di chi, come Araya, ha saputo trasmettere valori artistici e professionali a intere generazioni di danzatori e scenografi.
Origini, itinerari, presenze
Ha preso parte all’inaugurazione anche l’ambasciatore cileno in Croazia, Rodrigo Donoso, il quale ha rimarcato come la mostra sia stata resa possibile anche grazie al cofinanziamento del Ministero degli Affari Esteri del Cile. L’intervento si inserisce in un programma volto a sostenere la visibilità internazionale degli artisti cileni e a valorizzare il contributo delle personalità che hanno operato all’estero. Nel suo intervento, è stato ripercorso il cammino artistico di Carlos Araya – nato a Santiago del Cile nel 1943 – danzatore nel Balletto Nazionale Cileno, dove conobbe l’artista inglese Norman Dixon, che fu suo maestro e compagno per oltre cinquant’anni. Dopo un percorso artistico in Germania, Austria e Sarajevo, l’artista arrivò a Fiume nel 1978, dove rimase come solista fino al 2003. Firmò coreografie per numerose opere, tra cui “Il trovatore”, “Norma” e “Un ballo in maschera”, e collaborò anche con i Drammi Croato e Italiano del teatro fiumano. Nel 2001 gli fu conferito un riconoscimento da parte della Città di Fiume, nell’ambito delle Giornate di San Vito, per il suo apporto alla vita culturale cittadina. Anche dopo il suo trasferimento a Zagabria, mantenne rapporti attivi con l’Ambasciata del Cile e con la comunità artistica locale. Da Donoso è stato evocato l’incontro avvenuto poche settimane prima della scomparsa del danzatore, nell’aprile del 2024. Il critico musicale e pubblicista Davor Schopf ha ricostruito il lungo percorso professionale di Araya, attivo in compagnie di danza a Santiago, Montevideo, Monaco di Baviera, St. Pölten, Sarajevo e Fiume. Oltre alla carriera di interprete, si dedicò alla coreografia, collaborando con personalità come Sonja Kastl, Slavko Pervan, Drago Baldin, Valerij Miklin, Miljenko Štambuk, Norman Dixon, Štefan Furijan e Gradimir Hadži-Slavković. Partecipò alla prima croata del balletto “La Silfide” in qualità di assistente di Dixon. La sua formazione cominciò nel 1968 con il Balletto Cittadino di Santiago, dove studiò danza nazionale e spagnola. Sanja Gruban, membro dell’associazione “Sklad”, ha raccontato di aver conosciuto l’artista da adolescente, all’interno del gruppo di danza “Araya”, nato nel 1986 e successivamente diventato “Porto Ri”, descrivendo quell’esperienza come un apprendimento che andava oltre la tecnica. Araya insegnava che il movimento nasceva da un’esigenza interiore, da passione, dedizione e fatica, e non era mai pura forma.
La persona, oltre l’artista
La giornalista e critica teatrale Svjetlana Hribar ha rievocato l’arrivo di Araya a Fiume con Norman Dixon, per la messa in scena del musical “My Fair Lady” negli anni Settanta. Inizialmente diffidente, si dovette ricredere di fronte alla qualità dello spettacolo. Con il tempo, imparò ad apprezzare il talento e l’intelligenza artistica del danzatore, il suo senso dell’umorismo, la sua generosità nel lavoro quotidiano. È stata messa in rilievo, in particolare, anche la sua umanità – discreta, presente e costante. Si occupava persino della realizzazione dei costumi per i bambini, lavorando con tale precisione che alcuni di quei costumi sono ancora oggi custoditi dalla compagnia “Rotondo” di Tereza Dubrović. Anche dopo essersi trasferito a Zagabria, tornava spesso a Fiume, per seguire gli spettacoli e incontrare i colleghi. A chiudere la serata, un momento musicale di grande finezza ha visto protagoniste le voci del coro “Sklad” di Buccari, guidato dalla Maestra Nada Matošević. In apertura, la tradizionale canzone cilena “Caballo blanco”, eseguita insieme al tenore Marko Fortunato; in chiusura, l’aria “Zbor Hrvatica” (Il coro delle croate) tratta dall’opera “Porin” di Vatroslav Lisinski. La mostra “Carlos Araya – 40 anni di contributo all’arte e al balletto in Croazia” rimane visitabile al Palazzo dello Zucchero di Fiume fino al 12 novembre, come omaggio a una vita dedicata alla danza, intesa quale forma consapevole di ricerca, espressione e permanenza artistica.








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