Venerdì sera, 12 giugno, Fiume ha ritrovato uno degli appuntamenti più attesi del proprio calendario culturale, poiché la quinta edizione del Festival delle Canzonette fiumane ha richiamato in Piazza della Risoluzione fiumana autori, interpreti e appassionati della canzone in dialetto. Nel corso degli anni la manifestazione ha consolidato la propria presenza nel panorama cittadino, imponendosi come una delle iniziative più significative dedicate alla produzione musicale vernacolare e alla tutela della tradizione linguistica locale. Dodici brani inediti, interpretati da artisti appartenenti a generazioni differenti, si sono succeduti sul palco davanti a una cornice di pubblico particolarmente numerosa. Voci, registri espressivi e sensibilità artistiche diverse hanno delineato un quadro ricco di sfumature, nel quale la canzone dialettale ha confermato la propria capacità di rinnovarsi senza recidere il legame con le forme e gli accenti che ne caratterizzano la storia. L’edizione 2026 ha assunto un rilievo particolare anche in seguito al recente inserimento del dialetto fiumano nel Registro dei beni culturali immateriali della Repubblica di Croazia, riconoscimento che ne attesta il valore storico e culturale e che richiama l’attenzione sull’importanza di salvaguardare una parlata nella quale si riflettono vicende, consuetudini e sedimentazioni storiche che hanno accompagnato il lungo percorso della città. Promossa dalla Comunità degli Italiani di Fiume nell’ambito della Settimana della cultura fiumana e delle manifestazioni dedicate alla Festa di San Vito, con il patrocinio della Città di Fiume, la rassegna ha riunito autori, compositori, musicisti e interpreti di diversa esperienza artistica, offrendo uno spaccato ampio e articolato della produzione contemporanea in dialetto fiumano.

Il segno di una continuità culturale
A guidare il pubblico nei diversi momenti della serata sono state Selina Sciucca e Lena Stojiljković, protagoniste di una conduzione elegante, brillante e sempre ben calibrata, che ha conferito fluidità al programma senza mai distogliere l’attenzione dalle esibizioni in concorso. Al loro fianco l’Orchestra del Festival, sotto la direzione di Aleksandar Valenčić, che ha saputo valorizzare le diverse proposte musicali presentate sul palco. La produzione esecutiva è stata curata, come di consueto, da Jadranka Čubrić, mentre Melita Sciucca ha firmato la direzione artistica della manifestazione. In apertura della kermesse sono stati ricordati i numerosi enti che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa. Accanto alla Città di Fiume figurano il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, per il tramite dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste nell’ambito della Legge 73/01, l’Ufficio per i diritti umani e i diritti delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, la Regione litoraneo-montana, il Consiglio della minoranza nazionale italiana della Città di Fiume, l’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM) e l’Associazione croata dei compositori e Società croata per i diritti d’autore (HDS ZAMP). Fra il pubblico figuravano numerosi rappresentanti delle istituzioni e della vita culturale cittadina, oltre al ministro del Lavoro, del Sistema pensionistico, della Famiglia e delle Politiche sociali della Repubblica di Croazia, Alen Ružić, e il presidente del Consiglio cittadino, Robert Kurelić, i quali hanno richiamato l’attenzione sul significato assunto da questa edizione dopo il riconoscimento del dialetto fiumano come bene culturale immateriale della Repubblica di Croazia, ricordando al contempo il ruolo della musica nel patrimonio locale e nella valorizzazione della pluralità culturale che caratterizza il capoluogo quarnerino.

Dodici affreschi fiumani
Il concorso ha proposto dodici composizioni originali, differenti per stile e impostazione musicale, accomunate dall’uso del vernacolo fiumano e dal legame con la realtà cittadina. Ad aprire la competizione è stata Martina Sanković Ivančić, insieme a Ezio Rundić e al coro “Fratellanza”, con “Fiume resta con noi” (testo e musica di Gianna Mazzieri Sanković, arrangiamento di Sanjin Sanković), dedicata all’attaccamento alla città. A seguire Jennifer Jenny Fumić e il gruppo vocale “Sonas” (Nevia Hero Čiković, Ada Hero Mikić, Ines Jakovčić e Lara Radošević Puharić) hanno debuttato al Festival con “La mia nona” (testo di Aurelia Klausberger, musica e arrangiamento di Aleksandar Valenčić), omaggio alla figura della nonna. Natko Štiglić ha quindi presentato “Una signora fiumana” (testo di Aurelia Klausberger, musica di Natko Štiglić, arrangiamento di Aleksandar Valenčić), mentre Alida Delcaro ha interpretato “Otantesimo” (testo di Marisa Gruden, musica e arrangiamento di Srećko Valušek), dedicata all’ottantesimo anniversario del Circolo. Il duo Extralarge, formato da Liana Nikolić e David Trkulja, ha proposto “Col stomigo pien se vol più ben” (testo di Nevia Rigutto e Robert Pilepić, musica di Robert Pilepić, arrangiamento di David Trkulja), costruita attorno a una vena ironica e popolare.
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Altri scorci cittadini
Particolarmente apprezzata l’esibizione di Nevia Rigutto, accompagnata al violoncello da Mauro Sestan, con “Fin che l’estate finirà” (testo e musica di Florinda Klevisser, arrangiamento di David Trkulja). Con “Grataziei Magnaziel” (testo di Ornella Sciucca, Sandro Ferletta e Vanni D’Alessio), il gruppo RitMia (Vanni D’Alessio, Luca Malatesti, Bernard Perak, Marco Bradaschia e Raul Varglien), affiancato dalle “Nicoline” (Tonka Jaška Stipić, Lena Batinić e Lea Vranković) e dalle coriste della Fratellanza (Silvana Zorich, Vanja Michelazzi e Ana Brnčić), ha portato sul palco una proposta dedicata alla tutela dell’identità di Cantrida di fronte alle trasformazioni urbanistiche che interessano il quartiere. Accolto con entusiasmo il ritorno di Stefano Hering, che ha interpretato “Sempre Fiume” (testo di Tatjana Bon/traduzione di Melita Sciucca, musica di Duško Rapotec-Ute, arrangiamento di Aleksandar Valenčić). Le talentuose Eva Adrijana Martinović e Roža Martinović sono state protagoniste di “L’altro giorno” (testo e musica di Eva Adrijana Martinović, arrangiamento di Matej Zec), mentre Tina Vukov ha dato voce a “Non xe un adio” (testo di Tiziana Dabović, musica di Duško Rapotec-Ute, arrangiamento di Aleksandar Valenčić). Il polese Devin Juraj ha presentato “El resto vien da sé” (testo e musica di Devin Juraj, arrangiamento di Aleksandar Valenčić), mentre a chiudere con ironia la competizione è stato Zola (Marinko Lazzarich) con “In alegria” (testo di Abdon Pamich, musica tratta dal repertorio popolare fiumano a cura di F. Squarcia/tradizione raccolta da Francesco Squarcia, arrangiamento di Aleksandar Valenčić).

Nel nome di Brun e Baša
Come nelle precedenti edizioni, il Festival ha riservato uno spazio anche ad alcune delle composizioni che nel corso degli anni hanno contribuito ad arricchirne il repertorio. Durante l’intervallo sono stati riproposti “Merli de Toreta” (testo di Tiziana Dabović, musica e arrangiamento di Damir Vrbljanac), “Chi semo noi, fiumani” (testo e musica di Gianna Mazzieri Sanković, arrangiamento di Sanjin Sanković) e “Un altro dì” (testo di Tiziana Dabović, musica e arrangiamento di Damir Vrbljanac), interpretati da Damir Vrbljanac e Martina Sanković Ivančić. Nel corso della serata è stato inoltre reso omaggio a Dalibor Brun e Andrej Baša, due artisti recentemente scomparsi il cui nome occupa un posto di rilievo nella storia della musica fiumana. Stefano Hering ha interpretato “A chi”, mentre Devin Juraj ha proposto “Deborah”, riportando all’ascolto due fra i brani maggiormente associati al repertorio di Brun. A ricordare Andrej Baša è stata invece l’Orchestra della rassegna con l’esecuzione di “Bella fiumana”.

Il momento dei riconoscimenti
La parte conclusiva della serata è stata riservata alla proclamazione dei risultati deliberati dalle diverse giurie chiamate a valutare le composizioni in concorso. Il Grand Prix “Bruno Petrali”, assegnato da Irene Mestrovich, Gloria Tijan e Ivana Precetti Božičević e consegnato dal presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Enea Dessardo, è andato al coro Fratellanza; a ritirare il riconoscimento è stato Rino Racanè. La commissione incaricata di valutare i testi, composta da Kristina Blagoni, Bruno Bontempo e Laura Marchig, ha attribuito il primo posto a Gianna Mazzieri Sanković per “Fiume resta con noi”, il secondo a Marisa Gruden per “Otantesimo” e il terzo a Devin Juraj per “El resto vien da sé”; una menzione speciale è andata inoltre a Florinda Klevisser per “Fin che l’estate finirà”. La consegna dei riconoscimenti è stata affidata a Melita Sciucca. Il verdetto relativo alla migliore interpretazione, espresso da Maja Sabolić, Albert Petrović e Jozefina Jurišić e consegnato dal presidente della Giunta Esecutiva e neoeletto presidente dell’Unione Italiana, Marin Corva, ha designato quale vincitore Devin Juraj. Accanto alle categorie tradizionali ha trovato spazio anche il Premio del pubblico, andato a Jennifer Jenny Fumić e al gruppo vocale Sonas per “La mia nona”; a Franco Papetti, presidente dell’AFIM, è spettata la proclamazione del riconoscimento. L’ideazione artistica delle opere consegnate ai vincitori, così come quella del logo, porta la firma del pittore e artista Bruno Paladin, il cui contributo ha accompagnato il Festival fin dalle sue origini, contribuendo a definirne l’immagine e la riconoscibilità visiva.

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