La presentazione di oggi, 3 dicembre, del festival “Canzonette fiumane”, ha nuovamente riempito Palazzo Modello con la consueta miscela di orgoglio cittadino e passione culturale che da sempre accompagna il progetto. La conferenza stampa, convocata per annunciare l’edizione 2026 e per presentare il CD del 2025, ha riunito il presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Enea Dessardo, la direttrice dell’evento, Melita Sciucca, la produttrice artistica, Jadranka Čubrić e il produttore musicale Aleksandar Valenčić, i cui interventi hanno restituito un affresco vivido della vitalità di un’iniziativa che, dal 2022, è diventata un punto di riferimento per la tutela dell’idioma fiumano e per la sua espressione musicale contemporanea. Dessardo ha sottolineato il valore simbolico che il 2026 rivestirà per il sodalizio locale, in quanto ricorreranno gli ottant’anni dell’associazione e l’anniversario dell’ingresso nello storico palazzo, insieme a quella relativa al periodico “La Tore”. A ciò si aggiungerà la quinta edizione del festival, nato con la precisa vocazione di riportare alla luce l’eredità della rassegna “Canzonette fiumane” di fine Ottocento e congiungerla alla sensibilità attuale attraverso nuove composizioni. Un percorso che, come ha spiegato Sciucca, è iniziato recuperando brani antichi, che in seguito si è aperto alla creazione inedita, dimostrando che il fiumano può trovare nuovi autori e nuovi interpreti. Notevole anche l’attesa per il riconoscimento ufficiale del dialetto da parte del Ministero della Cultura e dei Media, un passaggio che la direttrice ha definito imminente e che sarà celebrato in modo solenne quando giungerà la conferma.
Un CD che canta la città e la sua anima
Jadranka Čubrić ha presentato il CD appena arrivato dalla casa discografica Scardona, lavoro che raccoglie quattordici brani dell’ultima edizione, spiegando che il supporto fonografico possiede un valore documentale e affettivo. Ogni canzone restituisce un frammento della città, un episodio della sua vita pubblica o un’intima emozione dei suoi abitanti. Il fiumano, declinato nelle sue forme più leggere, ironiche o liriche, si fa strumento narrativo e riflette la contemporaneità con singolare freschezza. Negli anni, ha raccontato la produttrice, il festival ha attirato un gruppo crescente di autori, di cui alcuni provengono dalla CNI, altri sono giovani e meno giovani che hanno scelto di misurarsi in una lingua che sentono vicina anche se non la parlano quotidianamente. Talvolta nasce tutto da un’ispirazione fugace, come un incontro in città che diventa spunto per un testo. Questa spontaneità arricchisce il progetto e dimostra come l’idioma locale possa essere uno spazio creativo aperto e inclusivo. Valenčić ha illustrato la filosofia dell’iniziativa, rilevando che il testo rappresenta l’elemento centrale e che la musica diventa veicolo di un contenuto linguistico che si intende salvaguardare e tramandare. Il fiumano, ha osservato, possiede una radice profonda nella storia del territorio e perderlo significherebbe privarsi di un tassello identitario. Proprio per questo la manifestazione offre spazio a una pluralità di stili, dal pop al rock, dai richiami latinoamericani al jazz, senza porre barriere. Anche l’età dei partecipanti è variabile e negli anni si sono presentati interpreti giovanissimi insieme a figure molto esperte. Gli iscritti provengono spesso anche dall’estero, perché i fiumani della diaspora conservano interesse e affetto verso questa espressione culturale, come il produttore musicale ha ricordato citando Slovenia, Italia, Austria, Germania e persino Svezia.
Il bando 2026 è aperto
Il bando dell’edizione 2026, ufficialmente aperto, invita gli autori ad aderire con le proprie composizioni entro il 28 febbraio, termine anticipato rispetto agli anni passati che offrirà agli organizzatori un margine adeguato per prepararla con cura. Le modalità richiedono l’invio di file MP3 attraverso l’indirizzo dedicato e comprendono tutte le specifiche tecniche. Le canzoni potranno appartenere a vario genere, purché presentino un’attenzione scrupolosa al testo in fiumano e una cura musicale che rispecchi la tradizione locale. Si raccomanda, dove opportuno, un tocco etno legato all’area quarnerina, senza escludere soluzioni più moderne. L’obiettivo rimane quello di ampliare il gruppo degli autori e includere nuove voci. Valenčić ha rivolto un invito particolare ai docenti di lingua italiana affinché incoraggino gli studenti a cimentarsi nella scrittura dialettale, specificando che nuovi giovani autori rappresenterebbero un passo necessario per la vitalità futura del festival.
Il ricordo di Bruno Petrali
Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il Premio “Bruno Petrali”, dedicato alla figura carismatica che ha lasciato un segno nella scena musicale e giornalistica della regione. Il riconoscimento viene assegnato a chi ha contribuito alla cultura locale con particolare attenzione alla musica e rappresenta un legame prezioso tra passato e presente del progetto. La data fissata per l’edizione 2026 sarà il 12 giugno, nell’ambito delle giornate dedicate a San Vito e della Settimana della cultura fiumana. L’organizzazione prevede alcune sorprese e un’atmosfera festosa che accompagnerà anche l’inizio del campionato mondiale di calcio, un ulteriore elemento che sarà integrato creativamente senza interferire con la natura musicale dell’appuntamento. Il festival prosegue il suo cammino con quella serenità operosa che lo contraddistingue fin dall’esordio. La spinta che muove ogni edizione resta l’affezione per la città e per la sua lingua e da questa dedizione nasce un’iniziativa che custodisce il passato e al contempo dà luce al presente.

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