Buie. Nel nome di Vlada Acquavita

Nella sede della SEI «Edmondo De Amicis» presentato un progetto accarezzato da anni e realizzato grazie all’opportunità offerta dal concorso «In Histria Verba manent»

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Buie. Nel nome di Vlada Acquavita
Gli alunni della SEI e della SMSI di Buie che hanno preso parte all’iniziativa

La palestra della SEI “Edmondo De Amicis” di Buie si è trasformata in un luogo di confine. Non più semplice spazio scolastico, ma una soglia silenziosa in cui passato e presente hanno iniziato a fondersi. A introdurre l’incontro è stata la preside Samira Laganis, con un discorso iniziale colmo di gratitudine e consapevolezza di inaugurare non un evento come gli altri, ma un vero e proprio atto di ricordo condiviso. A guidare e moderare la mattinata è stata Antea Belli Biloslavo, bibliotecaria della scuola e responsabile del progetto, affiancata dalle professoresse Andrea Sinožić e Arlene Kauzlarić Ocovich, della stessa SEI, e da Tamara Tomasich della locale SMSI “Leonardo da Vinci”.

Il loro lavoro, meticoloso e tenace, ha reso possibile un percorso che insegnanti e studenti accarezzavano da anni, ma che solo ora, grazie all’occasione offerta dal concorso artistico-letterario “In Histria Verba manent: l’italiano, la lingua, l’identità”, è finalmente sbocciato. Il pubblico, composto dalle classi settima e ottava della SEI, dai gruppi di attività libere “ScrittArt” e naturalistico, e dalla prima liceo della SMSI, ha accolto in un silenzio partecipe l’inizio di un viaggio nella vita e nell’opera di Vlada Acquavita, insegnante, bibliotecaria, poetessa, figura luminosa della comunità e custode silenziosa di un’identità culturale che non ha mai smesso di difendere.

Ilaria Poniz Kozlović e Renee Štokovac

Le origini del progetto

“Quest’anno le insegnanti Andrea, Arlene ed io, in collaborazione con la collega Tomasich e gli alunni della prima classe del ginnasio della SMSI ‘Leonardo da Vinci’, abbiamo avviato un progetto dedicato a una nostra insegnante venuta a mancare diversi anni fa, Vlada Acquavita. Lei è stata bibliotecaria e insegnante presso la nostra scuola e abbiamo deciso di ricordarla attraverso questo percorso. L’idea di realizzare un progetto su di lei l’avevamo già da diversi anni, ma altri impegni ci impedivano sempre di concretizzarla. Finché, l’anno scorso, è arrivato l’invito a partecipare al concorso artistico-letterario ‘In Histria Verba manent: l’italiano, la lingua e l’identità’, redatto dal Consiglio della minoranza nazionale autoctona della Regione istriana. Questo ci ha dato l’input per iniziare, perché bisognava svolgere una ricerca su una personalità di rilievo, che abbia lasciato una traccia nel nostro territorio. A noi insegnanti è venuta così l’idea di mettere finalmente in pratica ciò che avevamo in mente già da tempo.

Le alunne Renee e Ilaria hanno realizzato una ricerca su Vlada con la quale hanno vinto il secondo posto al concorso. Il progetto di quest’anno comprende, oltre alla presentazione odierna e al lavoro del gruppo ‘ScrittArt’ sulle poesie di Vlada che vedremo tra poco, anche la creazione, da parte del gruppo naturalistico, di un erbario dedicato alle piante nominate nel libro ‘Herbarium Mysticum’. In seguito faremo una passeggiata, una giornata sportiva lungo il sentiero dedicato a Vlada. E, per ultimo ma non meno importante, abbiamo candidato il progetto al Ministero dell’istruzione e, se riusciremo a ricevere i fondi, organizzeremo una gita in Istria nei luoghi citati nelle poesie di Vlada, accompagnati da guide esperte”, ha rilevato, tra le altre cose, la Belli Biloslavo.

Voci giovani per una memoria antica

Quando Ilaria Poniz Kozlović e Renee Štokovac, seconde classificate al concorso “In Histria Verba manent” con la loro ricerca, hanno preso la parola, la palestra si è fatta più quieta, come se tutti avessero capito che il loro racconto sarebbe stato qualcosa di più di una presentazione. Le due studentesse hanno aperto un varco nella biografia di Vlada Acquavita con precisione, delicatezza e partecipazione. Hanno narrato l’infanzia di Vlada, nata a Capodistria il 18 aprile 1947 e cresciuta poi a Buie, in una casa alla periferia della città, insieme alle tre sorelle e ai genitori, il padre operaio e la madre sarta, che cuciva i vestiti che Vlada stessa disegnava fin da bambina. Introversa, studiosa, sempre accanto ai libri che riempivano ogni scaffale, già allora capace di contemplare la natura e il paesaggio come fossero parte della sua stessa interiorità.

Un ringraziamento in particolare è andato alla giornalista del nostro quotidiano, Erika Barnaba, che ha fornito tutte le informazioni d’archivio che non hanno potuto scoprire solamente attraverso le interviste. Difatti, numerose sono le opere della poetessa pubblicate dalla nostra casa editrice “Edit”. Le testimonianze raccolte, quelle della sorella di Vlada, Marinella Acquavita, delle colleghe Dolores Barnaba, Nataša Kostić Barbo e Samira Laganis, nonché dell’alunna Florinda Bauer, hanno dato consistenza a una figura che, nel racconto, non appare mai distante.

Ricordata quindi Vlada che trascorre le estati in Francia presso famiglie benestanti, perfezionando la lingua e conquistando la fiducia dei bambini, Vlada che viaggia, impara, esplora, che visita Firenze per incontrare poeti e scrittori, Vlada che torna in Istria e costruisce la prima vera biblioteca professionale della scuola, diventandone il cuore culturale.

La lettura delle interviste, interpretate in modo attento e partecipe da Ilaria e Renee, ha restituito non solo la storia di una professionista, ma il ritratto vivido di una donna elegante, riservata, generosa, pacata, rigorosa, capace di parlare con la stessa grazia con cui vestiva. Una donna che sapeva unire con naturalezza cultura e dolcezza, fermezza e gentilezza, cura e libertà. Accanto alla prosa della sua vita non è mancata la poesia che cinque alunne del gruppo “ScrittArt” hanno letto da “Herbarium Mysticum”, scelta che ha aperto uno spiraglio diretto sull’immaginario di Vlada, sul suo Istria-mondo, su quel Medioevo simbolico che le era caro e nel quale sapeva trasformare ogni erba, ogni pietra, ogni gesto della natura in metafora di vita e di memoria.

Antea Belli Biloslavo introduce il progetto

Eredità condivisa

Ogni parte del progetto, dalle ricerche alle interviste, dalle letture poetiche agli approfondimenti naturalistici, restituisce alla comunità scolastica il ritratto di una donna che non ha semplicemente vissuto in mezzo ai libri, ma che ha saputo trasformare la cultura in un modo di abitare il mondo. La sua scrittura, dalle prime poesie de “La rosa selvaggia” e altri canti eleusini al respiro filosofico di “Virtualità”, passando per “Radici di pietra”, “Canti di una terra di confine”, “Voci del silenzio”, racconta un’Istria che vive nei muri, nelle foglie, nelle parole, nei silenzi. La stessa Istria che oggi i ragazzi imparano ad ascoltare attraverso il suo sguardo.

Alla conclusione dell’incontro, dopo l’invito alla concentrazione e all’ascolto che la Belli Biloslavo aveva rivolto a tutti all’inizio, la palestra non è stata più soltanto uno spazio scolastico. Si è trasformata in ciò che, forse, Vlada Acquavita avrebbe più desiderato: un luogo in cui giovani e adulti si incontrano grazie alla letteratura, un luogo in cui la cultura non resta un gesto solitario, ma diventa comunità, memoria, eredità condivisa. E in quel silenzio finale, dopo l’ultima poesia, era facile immaginare che da qualche parte, discretamente, con la stessa eleganza di sempre, Vlada sorrideva.

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