Brani che hanno segnato una svolta nell’operato di Zajc, Beethoven e Šostakovič

La serata al TNC di Fiume è stata dedicata alle composizioni che hanno segnato una svolta nell'operato di Ivan Zajc, Ludwig van Beethoven e Dmitrij Šostakovič

“Zajc, Beethoven, Šostakovič: pietre miliari” è il concerto dell’Orchestra sinfonica di Fiume che ha inaugurato il 2021 nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. Sotto la direzione di Valentin Egel, il nuovo direttore musicale dell’Opera dello “Zajc”, l’organico ha proposto tre brani che hanno segnato una svolta creativa nell’operato dei rispettivi compositori e influito così anche sulla direzione in cui si è evoluta la storia della musica.

Padre e figlio sul podio
La serata è stata particolare anche per il fatto che il solista, il violinista Thomas Goldschmidt, che ha interpretato il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 di Beethoven, è il padre del direttore d’orchestra Valentin Egel. Questo simpatico fatto ha aggiunto un po’ di calore umano alla serata sinfonica. Classe 1947, Goldschmidt ha avuto una ricca carriera musicale nelle più importanti sale europee ed è a sua volta figlio di musicisti, ovvero del contralto tedesco Marge Höffgen e del direttore d’orchestra Theodor Egel. Quella dell’altro giorno è stata la sua prima esibizione sul palcoscenico fiumano.

Thomas Goldschmidt e Valentin Egel

Un brano elegiaco
La serata è stata inaugurata con l’Ouverture dell’opera Mislav, op. 246, di Ivan de Zajc, composta nel 1870. Il melodramma ha segnato l’inizio del lungo e fecondo periodo zagabrese del compositore fiumano ed è il primo della trilogia storica croata, della quale fanno parte anche le opere Ban Leget e Nikola Šubić Zrinjski, considerata uno dei contributi più importanti nella storia della musica croata. L’Ouverture è un brano elegiaco e lirico in cui si riconoscono elementi della musica popolare croata elaborati ed esaltati dall’approccio romantico al materiale, fatto di slanci melodici e segmenti drammatici. Ciò che rende ancora più affascinante l’Ouverture è la splendida e suggestiva orchestrazione.
L’Orchestra sinfonica di Fiume, guidata dal gesto energico di Valentin Egel, ha reso con sensibilità e slancio la deliziosa Ouverture.

Pagine del repertorio classico
Ha fatto seguito il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore di Beethoven, con Thomas Goldschmidt nei panni di solista. Il Concerto è una pietra miliare nell’operato del Maestro di Bonn, ma ha soprattutto elevato a un livello mai raggiunto prima la forma del concerto. Venne composto da Beethoven nel 1806 con insolita rapidità. La composizione fu commissionata dal celebre violinista Franz Clement, che lo eseguì per la prima volta al Theater an der Wien, di cui era direttore. Il brano non fu particolarmente apprezzato dalla critica, per cui il Concerto ebbe pochissime esecuzioni, tanto che rimase pressoché dimenticato fino al 1844, quando venne eseguito a Londra dal famoso Joseph Joachim, all’epoca tredicenne, sotto la direzione di Felix Mendelssohn.
È da quel momento che il Concerto op. 61 è una delle pagine più amate del repertorio classico, presa come modello imprescindibile per i compositori della generazione romantica, tra cui lo stesso Mendelssohn, Schumann, Brahms e Čajkovskij.
Un Concerto «luminoso»
Come spiega la storica della musica, Laura Brucalassi, “se lo paragoniamo ad altre opere composte nello stesso periodo, l’originalità del Concerto per violino risulta ancora più evidente: è inserito tra la Sinfonia n. 4 e la n. 5, dalla forza primordiale, ed è preceduto sia dai tre Quartetti Razumovskij, calmi e misurati, sia dal Concerto per pianoforte op. 58, con un secondo movimento tutto giocato sul contrasto drammatico. Al contrario, il luminoso Concerto per violino rifugge da ogni conflitto sotto il profilo dialettico, armonico e tonale ed evita quelle tensioni che conferiscono alle ultime Sonate per pianoforte e agli ultimi Quartetti quell’aspetto ‘visionario’ proprio dello stile maturo di Beethoven”.
Il Concerto per violino è dedicato a Stephan von Breuning, amico d’infanzia di Beethoven.
Il solista Thomas Goldschmidt ha interpretato con molta musicalità e una buona preparazione tecnica le esigenti pagine del Concerto, salvo occasionali imprecisioni.
Suo figlio Valentin Egel e l’Orchestra sinfonica sono stati un valido sostegno al solista.

Una carriera internazionale
La seconda parte del concerto è stata dedicata alla originale Sinfonia n. 1 in Fa minore, op. 10 di Dmitrij Šostakovič, scritta tra il 1923 e il 1925 ed eseguita per la prima volta dall’Orchestra sinfonica di Leningrado, diretta da Nikolaj Maljko, il 12 maggio dell’anno successivo. La Sinfonia è stata scritta da Šostakovič a soli 19 anni come brano da presentare all’esame di composizione. La composizione, che ottenne ben presto un notevole successo, sia nel proprio Paese, sia all’estero, si allontana dalla musica ottocentesca e mostra già gli elementi che contraddistingueranno i successivi lavori del Maestro di San Pietroburgo e la musica del XX secolo in generale: dissonanze, schemi ritmici ossessivi, strumentazione originale, senso del grottesco e dell’humor, ma anche del macabro. Fuori dall’Unione Sovietica, la Sinfonia venne eseguita da nomi come Arturo Toscanini e Bruno Walter, il che diede inizio alla carriera internazionale del grande compositore. A differenza delle sue sinfonie successive, più monumentali nella struttura, la Prima è raffinata, ricca di umorismo, pittoresca e giocosa.

Thomas Goldschmidt durante la sua prima esibizione sul palcoscenico fiumano

L’Orchestra sempre all’altezza
Sono elementi che l’Orchestra sinfonica di Fiume è riuscita a restituire con grande disinvoltura e partecipazione sotto il gesto suggestivo di Valentin Egel. Ancora una volta, l’organico dello “Zajc” ha dimostrato di essere capace di affrontare ogni sfida, offrendo al pubblico fiumano un’altra creazione musicale di pregio.

Il pubblico, ancor sempre presente in un numero ridotto, ha premiato i valenti musicisti con un lungo e fragoroso applauso.

 

 

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