Borislav Božić è un nome noto sulla scena culturale fiumana, soprattutto per quanto riguarda la fotografia e le arti visive. Da decenni impegnato nella promozione dell’arte fotografica attraverso la sua attività nel Fotoclub Rijeka, del quale è presidente, e nella Galleria Principij, Božić è un instancabile sperimentatore e al contempo cultore della tradizione fotografica attraverso l’utilizzo di tecniche analogiche ormai da tempo relegate nel dimenticatoio.
Il frutto del suo amore per la sperimentazione fotografica è la mostra “Riječanka 1” allestita di recente nei pannelli in Corso e realizzata da Božić con l’uso di una macchina fotografica costruita da lui stesso ed equipaggiata con un laboratorio fotografico al suo interno. Questo progetto, come rilevato dall’autore in occasione dell’inaugurazione della mostra, è stato dedicato a Fiume, l’amata città che ha scelto come casa nel 1971, quando vi è giunto all’età di soli 14 anni. Nato a Prnjavor nel 1956, Borislav Božić si è diplomato in grafica in seno alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, nella classe del prof. Josip Butković, dopodiché ha iniziato a lavorare a scuola come insegnante di arte figurativa. Ora in pensione, ha insegnato fotografia, fotografia e cinema, arte figurativa, comunicazioni visive e disegno. Come artista, si occupa, oltre che di fotografia, anche di pittura e grafica. Il suo impegno nella promozione delle arti visive e dell’arte fotografica è stato riconosciuto a livello cittadino e nazionale: nel 2017 è stato insignito del premio annuale della Città di Fiume e nel 2019 del Premio “Tošo Dabac”. È membro della sezione fiumana dell’Associazione nazionale degli Artisti visivi (HDLU) e presidente dell’Unione fotografica della Regione litoraneo-montana.
Chiunque può essere un fotografo
“Devo premettere che sono affascinato dalla fotografia digitale – ci ha detto durante una piacevole intervista negli spazi della Galleria Principij, gestita dal Fotoclub Rijeka –. Si tratta di un mezzo perfetto, che non richiede alcuna conoscenza tecnica da parte dell’utente: basta premere un pulsante e si ottiene una fotografia tecnicamente perfetta, sia utilizzando una macchina fotografica digitale che uno smartphone. Questo è il futuro della fotografia. Già nel 2015, il New York Times aveva pubblicato sulla sua copertina una fotografia fatta con un telefonino, lanciando così il messaggio che oggi non c’è praticamente più bisogno di fotoreporter o di fotografi professionisti, in quanto chiunque possieda un telefonino può essere un fotografo. Nonostante la mia fascinazione con la tecnologia digitale, ritengo che essa trasmetta un messaggio sbagliato: che tutti sono dei grandi artisti, dei grandi fotografi, mentre invece la maggior parte delle persone non sa nulla di fotografia e le loro fotografie sono state scattate dalla tecnologia. Questo pensiero era stato espresso già all’inizio del XX secolo da Man Ray, quando la fotografia era analogica, ma iniziavano a diffondersi le fotocamere automatiche.
Questo per spiegare che cosa mi ha stimolato a orientarmi sulla fotografia analogica, in quanto essa richiede notevoli conoscenze tecniche, senza contare la creatività e il talento necessari per realizzare una fotografia di qualità. Io però ho deciso di costruire la mia fotocamera, basandomi sugli schizzi delle fotocamere a stampa istantanea che possono ancora vedersi in uso nell’Afghanistan, in Messico, Spagna e via dicendo. La costruzione di questa fotocamera ha richiesto mesi di lavoro.
Ho voluto creare una fotocamera ispirata a quelle che venivano utilizzate nel XIX secolo, per cui tutti gli elementi della macchina dovevano essere adeguati allo spirito dell’‘800, fin dalla forma delle viti utilizzate. E qui stava il problema: in Croazia non riuscivo a trovare i pezzi dei quali avevo bisogno. Ho dovuto ordinare tutto online. Non avevo fretta a concludere la costruzione in quanto fotografavo e descrivevo ogni fase del lavoro. In seguito, ho pubblicato tutto nella rivista ‘ABC tehnike’. Per verificare il funzionamento della fotocamera ho fatto i primi scatti nel porto fiumano ed era molto interessante perché tante persone si fermavano attratte dal suo aspetto antico. Alcuni mi avevano anche chiesto di fotografarli”.
I motivi di Fiume
“Come detto, nella fotocamera c’è anche un laboratorio di stampa della fotografia, per cui per un certo tempo ho sperimentato molto con vari tipi di carta fotografica per ottenere diversi effetti – ha proseguito –. Gli scatti esposti nei pannelli sono stati realizzati una quindicina di giorni prima della mostra: mi sono concentrato sui motivi più riconoscibili di Fiume come la Torre, i mercati centrali, il Teatro, la cattedrale di San Vito, il Corso, ecc. L’esposizione è stata un successo e ho ricevuto tantissimi messaggi positivi e richieste di persone che volevano imparare a fare le foto in questo modo.
In giugno ho promosso un altro progetto. Siccome mi occupo molto anche della camera oscura, ho realizzato la camera oscura più grande in questa parte d’Europa: un’enorme tenda nella quale si entra e si ha l’impressione di trovarsi in una macchina fotografica. Si tratta di un progetto che ho presentato sull’isola di Veglia, ma che proporrò anche a Fiume in settembre. Mi piace giocare con la fotografia analogica. Infatti, ho scattato la prima fotografia nel 1971, quando avevo 14 anni. Ricordo che per me questo era un mistero ed è rimasto tale fino ad oggi. La magia è ancora qui e continua ad affascinarmi”.
Ha lavorato a scuola per tanto tempo e ha trasmesso il suo sapere a tantissime generazioni di giovani. Ci sono state molte soddisfazioni nel lavoro con i ragazzi?
“Ho lavorato nelle scuole medie superiori per quasi quattro decenni. L’idea di trasmettere il proprio sapere a qualcun altro è straordinaria, si tratta di un lavoro sacro. Facevo il mio lavoro con grande entusiasmo e mi sembra di averlo fatto bene. Ho all’attivo più di 285 premi e riconoscimenti per il mio lavoro pedagogico, ma il riconoscimento più grande giunge sempre dagli studenti. È una grande soddisfazione sapere di aver contribuito al successo accademico o artistico dei propri studenti. Avevo un’ottima comunicazione con i ragazzi e per me era una gioia entrare in classe. Ero comprensivo nei confronti di questi giovani, consapevole che si tratta di un periodo nella vita quando le emozioni la fanno da padrone, quando ciascuno di loro ha bisogno di affermarsi in qualche modo.
Purtroppo, oggigiorno il lavoro degli insegnanti non è apprezzato né dallo Stato né dalla società e questo è un grave problema. Il responsabile di questa situazione è il governo, che dovrebbe sapere che gli insegnanti sono coloro che educano e istruiscono i futuri leader di questo Paese, per cui meritano rispetto”.
Sapere e creatività
La sua attività fotografica si basa esclusivamente sulla tecnologia analogica, oppure a volte utilizza anche le fotocamere digitali?
“Mi occupo anche di fotografia digitale, uso molto pure lo smartphone per scattare foto, ma raramente presento al pubblico il mio lavoro fotografico. Disegno molto e faccio grafica, partecipo alle colonie artistiche, ma ogni mio progetto artistico incorpora anche la fotografia. Edgar Degas, il pittore francese famoso per i suoi dipinti di ballerine e cavalli in corsa, possedeva una fotocamera e scattava foto che poi utilizzava per dipingere. Osservando le sue opere possiamo notare delle inquadrature tipicamente fotografiche. Non rinuncio mai alla fotografia. Ciò che rende magica la fotografia è il processo della sua creazione, la scelta del motivo, dell’illuminazione. È qui che si intrecciano il sapere, la maestria, la competenza tecnica e tecnologica del fotografo, l’idea e la creatività. Bisogna capire ciò che si fa. Bisogna capire la luce, l’illuminazione, bisogna saper guardare e osservare, altrimenti non si possono fare foto di qualità”.
La sua mostra era incentrata sui motivi fiumani. Qual è il suo rapporto con Fiume?
“Giunsi a Fiume nel 1971, quando avevo appena poco più di 14 anni, da solo. I miei genitori non erano contenti, ma io insistevo di voler andare a vivere a Fiume. Ero molto testardo. Non sapevo perché volessi venire proprio a Fiume e non ho nemmeno oggi una spiegazione razionale di questo mio desiderio. Potevo scegliere qualsiasi altra città, ma Fiume mi affascinava con le sue navi e la Torre. Quest’ultima l’ho fotografata innumerevoli volte. Fiume è una città importante per me, qui sono cresciuto, ho studiato, mi sono innamorato, ho trascorso la mia vita. Fiume è per me importante come la mia Drenova (paese nei pressi di Prnjavor, nda), nella quale ho trascorso l’infanzia. Questa città è una fonte inesauribile di motivi e soggetti, nei suoi palazzi si rispecchia tutta la sua straordinaria storia”.
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