Boris Papandopulo. Un personaggio che ha lasciato un’impronta indelebile a Fiume

Con il concerto «Papandopulo da camera» è stata inaugurata la prima edizione del Festival Papandopulo, promosso dal Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc»

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Boris Papandopulo. Un personaggio che ha lasciato un’impronta indelebile a Fiume
Dubravka Vrgoč ha salutato i presenti

Con il concerto “Komorni Papandopulo” (Papandopulo da camera) è stata inaugurata lunedì scorso la prima edizione del Festival Papandopulo, promosso dal Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume e dedicato al grande compositore e direttore d’orchestra croato, nato a Bad Honnef in Germania nel 1906 e spentosi a Zagabria nel 1991. Il primo appuntamento della manifestazione che ricorda una delle più importanti figure nella storia della musica in Croazia nel 120esimo anniversario della sua nascita, ha avuto luogo nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani e ha coinvolto musicisti fiumani di rilievo nazionale e internazionale.

Uno dei compositori più emozionanti
“Boris Papandopulo è uno dei più emozionanti compositori del XX secolo”, ha dichiarato nel suo breve discorso il direttore dell’Opera fiumana, Valentin Egel, ricordando che il musicista nacque nella data del 25 febbraio, che ricorre oggi. La sovrintendente dello “Zajc”, Dubravka Vrgoč, si è detta fiera di poter inaugurare un piccolo ma importante festival dedicato a un personaggio che ha lasciato un’impronta profonda nel Teatro fiumano, avendo ricoperto in due occasioni la carica di direttore dell’Opera. “Papandopulo ha diretto il primo allestimento dell’opera ‘Nikola Šubić Zrinjski’ nel secondo dopoguerra, in occasione dell’inaugurazione dell’allora Teatro Popolare – ha spiegato la sovrintendente –. È un motivo di orgoglio per me il fatto che siamo i primi in Croazia a celebrare l’anniversario del grande compositore”, ha aggiunto Vrgoč, sottolineando quanto sia importante ricordare i personaggi che hanno lasciato un’eredità di rilievo nella cultura croata.

Una carriera nel capoluogo quarnerino
Sul palco è quindi salito l’illustre violinista Goran Končar, il quale ha osservato come il Salone delle Feste risvegli sempre dei bellissimi ricordi legati ai concerti che ha seguito e ai quali si è esibito nella rappresentativa sala di Palazzo Modello. Ha inoltre spiegato che ogni soggiorno a Fiume, dove ha trascorso l’infanzia, è per lui importante. Končar si è quindi soffermato sulla figura e sull’opera di Papandopulo, rilevando come “ovunque si presentasse, lasciava una traccia indelebile” e come il compositore diceva spesso che il periodo più felice della sua vita e della sua carriera fosse legato proprio a Fiume. Il violinista ha voluto inoltre ringraziare la sovrintendente e i giovani colleghi che si sono esibiti dopo di lui a Palazzo Modello per aver accettato l’invito di partecipare a un concerto come quello dell’altra sera. Si tratta di un evento che non era facile da organizzare, ha spiegato, in quanto bisognava anche raccogliere il materiale musicale da proporre. Ha inoltre puntualizzato il ruolo essenziale del sostegno istituzionale, in questo caso quello della Città di Fiume, nell’organizzazione del Festival Papandopulo, ma anche quello del pubblico, senza il quale la cultura non può prosperare.

La crescita dell’ente fiumano
Končar si è quindi soffermato sull’arrivo di Papandopulo nel Teatro fiumano, che ha ingaggiato nei vari ensemble nomi di spicco, tra cui il cantante lirico Gino Bonelli, il tenore piacentino protagonista delle stagioni liriche fiumane negli anni Cinquanta e Sessanta. “Quando Papandopulo tornò a Fiume negli anni Cinquanta per riprendere la direzione dell’Opera, il suo lavoro era facilitato dal fatto che nel frattempo tutti gli ensemble erano cresciuti – l’Orchestra dell’Opera aveva beneficiato dalla guida di un grande come il Maestro Lovro von Matačić – e avevano raggiunto un alto livello artistico e professionale”, ha puntualizzato Končar, ricordando come Papandopulo si esibì per l’ultima volta a Fiume nel 1986. Il compositore viveva ad Abbazia, dove nacquero diverse sue composizioni, mentre a Fiume coltivava numerose amicizie.
Končar ha quindi introdotto con un aneddoto la cadenza per un concerto per violino e orchestra composto da Papandopulo. Il concerto, come spiegato da Končar, avrebbe dovuto essere eseguito in un’occasione da un altro rinomato violinista croato, Josip Klima, ma per vari motivi ciò non fu possibile, allorché Papandopulo decise di affidare questo compito a Končar stesso. Il problema era la cadenza del concerto, che per qualche motivo non c’era e che Papandopulo compose la notte prima del concerto. Končar si rifiutò di eseguirla all’epoca perché non se la sentiva di farlo dall’oggi al domani, non avendo avuto il tempo necessario per studiarla. Lunedì è stata però la volta buona per presentarla al pubblico fiumano.
Come tutte le composizioni di Papandopulo, anche questa è brillante ed esuberante e questo suo carattere è stato espresso con autorevolezza dal rinomato violinista.

Interpreti sensibili
Hanno fatto seguito i giovani Ivan Graziani (violino) e Ivan Vihor (pianoforte), i quali si sono cimentati con la Sonata per violino e pianoforte, della quale hanno proposto il terzo e quarto movimento: Largo, Sostenuto Adagio e Allegro moderato. Graziani si è dimostrato un interprete sensibile, capace di esprimere con un suono curato il carattere lirico e introspettivo del terzo movimento, seguito con puntualità dal pianoforte di Ivan Vihor. Nell’energico quarto movimento, il violinista ha sciorinato un’ottima tecnica, che gli ha permesso di eseguire con scioltezza e notevole controllo i passaggi virtuosistici e la vivace melodia, ovvero il canto popolare bosniaco “Grana bora pala kraj mora”. Il pianoforte di Vihor ha accompagnato con una dinamica adeguata, in un dialogo accattivante, il violino di Graziani.

Una straordinaria inventiva
Ivan Vihor ha proposto in seguito la Contradanza, una composizione che esprime la straordinaria inventiva melodica e armonica di Papandopulo, espressa con particolare forza nelle variazioni che seguono la melodia principale. Vihor ha proposto un’interpretazione dinamica della giocosa composizione, con un bel fraseggio e un tocco capace di evocare un’infinità di sfumature. Gli ultimi a salire sul podio sono stati il violoncellista Vid Veljak e il pianista Filip Fak, i quali hanno presentato la Rapsodia concertante per violoncello e pianoforte. È stata un’interpretazione piena di passione quella di Vid Veljak, in cui la linea melodica era restituita con un suono pastoso, stagliandosi sulle delicate armonie impressioniste, alternando momenti lirici con quelli più concitati. Il pianoforte di Filip Fak è stato un sostegno sicuro ed espressivo per il violoncello di Veljak, seguendo con precisione i cambi di carattere nell’andamento della composizione.
Il pubblico ha seguito con attenzione le esibizioni dei valenti musicisti, premiandoli con copiosi applausi. La serata si è dimostrata un’iniziativa di grande valore, avendo portato sul palco composizioni di Papandopulo che meriterebbero molta più attenzione.

Goran Končar
Filip Fak e Vid Veljak
Ivan Graziani e Ivan Vihor

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