Il secondo e ultimo giorno del Festival Papandopulo, la cui prima edizione, promossa in occasione del 120esimo anniversario della nascita di Boris Papandopulo, si è conclusa mercoledì sera (nella data esatta del suo compleanno) con il concerto “Papandopulo sinfonico” al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, è stato anche un’occasione per presentare la monografia della musicologa Erika Krpan e della redattrice Sanda Vojković dedicata al grande compositore e direttore d’orchestra e per inaugurare la mostra che racconta i fatti salienti della sua vita. L’esposizione era stata allestita all’inizio di quest’anno nella Sala “Vatroslav Lisinski” di Zagabria, mentre al primo piano dello “Zajc” si potrà visitare fino al 13 marzo.
Un personaggio di spicco
A parlare del compositore, della sua musica e della sua personalità sono stati la sovrintendente Dubravka Vrgoč, il violinista e collaboratore alla monografia e alla mostra Goran Končar, il compositore e direttore d’orchestra Zoran Juranić e il direttore dell’Opera Valentin Egel in un colloquio moderato dalla responsabile dello sviluppo del pubblico, Katarina Mažuran. La presentazione della pubblicazione è stata arricchita dalle esibizioni degli allievi della Scuola di musica “Ivan Matetić-Ronjgov” di Fiume Leona Vidak e Josip Terzić, assieme alle loro insegnanti Maja Veljak e Nataša Veljak, che hanno proposto gli Studi per violino e pianoforte n.1 e n.2 di Papandopulo.
Facendo riferimento alla prima edizione del Festival Papandopulo, Dubravka Vrgoč ha osservato che un teatro nazionale ha l’obbligo di ricordare i personaggi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura croata. Papandopulo, ha rilevato, è stato importante per Fiume avendo ricoperto in due occasioni la carica di direttore dell’Opera fiumana e avendo avuto un rapporto personale con la città.
È stato ricordato che Boris Papandopulo ha scritto circa 440 composizioni di tutti i generi, dedicandosi anche alle colonne sonore per documentari. Ha diretto le prime esecuzioni di brani di autori croati, ma è stato anche critico musicale. Un ritratto sommario della personalità del compositore è stato tracciato da Goran Končar, il quale ha rilevato che Papandopulo, con il quale ha collaborato in più occasioni, è stato una persona benvoluta soprattutto dai musicisti, mentre la sua energia era inesauribile. “Non smetteva mai di comporre, era capace di farlo in ogni situazione e la sua ispirazione era inestinguibile – ha osservato Končar –. Era anche consapevole delle novità sulla scena musicale, tanto che, quando a Fiume nel 1957 venne aperta la prima discoteca, chimata Husar, compose il brano ‘Rock’n’roll’”.
Una persona semplice
Stando al compositore Zoran Juranić, Papandopulo era una persona semplice, gioviale, con un fascino che conquistava. “Dopo Ivan de Zajc, è il secondo compositore più produttivo nella storia della musica croata e ciò che ci ha lasciato è straordinario”, ha commentato Juranić.
Valentin Egel ha parlato con emozione del grande compositore, ricordando che la Seconda sinfonia è stata la prima grande composizione di Papandopulo che ha avuto modo di portare in scena. “Quando ero arrivato in Croazia per la prima volta per prendere parte alla competizione per i direttori d’orchestra, avevo lavorato insieme a un baritono che mi aveva parlato di un compositore croato che assolutamente avrei dovuto conoscere, Papandopulo appunto – ha spiegato –. Non ne avevo mai prima sentito parlare, anche se la sua musica è talmente bella che merita di essere presente sui palcoscenici di tutto il mondo. Egli è davvero il Mozart croato per diversi motivi, in primo luogo per il gran numero di composizioni di diversi generi che scrisse, e in secondo luogo perché la sua musica suscita la medesima impressione come quella del genio salisburghese: a prima vista appare semplice e facile perché sembra essere scritta con poco sforzo, ma, come è il caso con le partiture di Mozart, quando si osservano i dettagli si vede un pensiero ingegnoso alla base. Nella Seconda sinfonia, Papandopulo costruisce il materiale musicale facendo scaturire un tema dall’altro e tutte le parti sono collegate. Il Concerto per violino e orchestra, invece, che dura più di cinquanta minuti ed è lunghissimo, è concepito con tale intelligenza che non ho mai la sensazione che sia troppo lungo. La sua architettura è talmente bella che mi lascia senza parole”, ha osservato Egel, osservando come la musica di Papandopulo ha molto in comune con quella di Sergej Prokofiev, il quale definì il proprio stile identificando “cinque filoni”: classico, moderno, motorico, lirico e folkloristico. Un altro suo punto di forza, ha rilevato Egel, è che non ha paura di lasciarsi andare a una bella melodia (un elemento che i suoi contemporanei in genere evitavano). “La sua musica canta, emoziona, è incredibile”, ha concluso.
Nel contesto della monografia, Goran Končar ha spiegato che la musicologa Erika Krpan ha lavorato alla monografia per 13 anni e che la pubblicazione presenta nei particolari la vita di Papandopulo, alla quale si aggiunge una descrizione approfondita delle sue composizioni.
Un’interpretazione di alto livello
Il concerto finale, interamente dedicato alla musica di Papandopulo, ha chiuso con successo la piccola, ma importante manifestazione con la quale è stato omaggiato un personaggio straordinario nella storia della musica croata.
A inaugurare la serata è stato il Concerto per violino e orchestra – eseguito per la prima volta nella sua forma integrale, così come esso è stato concepito da Papandopulo –, che ha visto l’esibizione dell’illustre violinista Goran Končar. Venne composto nel 1943 ed ebbe la sua prima esecuzione il 3 marzo 1944 a Zagabria sotto la direzione di Mladen Pozajić. È considerato uno dei concerti per violino e orchestra più importanti del XX secolo, che venne proposto per la prima volta a Fiume nel 1969 sotto la direzione dello stesso Papandopulo e con in veste di solista Josip Klima.
In un dialogo con l’Orchestra sinfonica fiumana, diretta dal Maestro Valentin Egel, Končar ha dato vita a un’interpretazione che rispecchiava la sua grande esperienza sui podi di tutto il mondo. Il violinista ha eseguito con sicurezza i brillanti passaggi e i trilli che abbondano nello spartito di Papandopulo, si è immedesimato nel carattere di ciascun movimento del concerto collaborando con la ben preparata Orchestra sinfonica nella creazione di un’intepretazione di alto livello. L’eccezionalmente lungo primo movimento (Andante sostenuto, mesto) si dipanava nel contrasto tra i due temi, il primo deciso e ritmico, il secondo dolce e sereno, sorprendendo di battuta in battuta, di frase in frase, per la freschezza del disegno armonico e ritmico. Fin dall’inizio pieno di tensione, scandito da un pulsare misterioso, il concerto è stato eseguito dall’Orchestra con particolare riguardo per l’andamento della dinamica e le sfumature del tessuto armonico. In contrasto con l’energico primo movimento, il secondo (Andante sostenuto, molto cantabile) si muove tra un’atmosfera lirica e meditativa, in cui il violino di Končar cantava con il suo timbro dolce e vibrante. Il terzo movimento (Allegro con brio) ha introdotto una melodia piena di ritmo, di ispirazione folkloristica, portando il concerto alla sua brillante conclusione.

Energia e vitalità
Il palcoscenico è stato quindi affidato al rinomato pianista Goran Filipec, ormai un nome di fama mondiale, il quale ha presentato, per la prima volta in Croazia, la Fantasia per pianoforte e orchestra, op. 14, composta nel 1930 a Zagabria, ma eseguita per la prima volta nel 1933 durante una diretta di Radio Bratislava. Ebbe la sua esecuzione concertistica tre anni dopo a Karlovy Vary. Il pianismo di Filipec è caratterizzato da uno spiccato virtuosismo e questo aspetto è stato chiaramente espresso anche l’altra sera, nel corso della quale l’artista ha sciorinato la sua eccellente tecnica, ma anche la sua visione del materiale musicale che interpretava. Come tutte le composizioni di Papandopulo, anche la Fantasia è caratterizzata da una straordinaria energia e vitalità, entrambe espresse con intensità da Filipec e puntualmente riprese dall’Orchestra. Le prime battute, quasi furiose, hanno dato spazio a uno svolgimento più tranquillo per cedere quindi il passo a ritmi complessi e sincopati.
A concludere il concerto è stata la Suite dal balletto “Zlato”, caratterizzata da quattro movimenti dai titoli descrittivi. Il Maestro Egel ha guidato l’Orchestra in un’interpretazione piena di vigore con evidente gusto, offrendo un’emozionante creazione musicale. Nei movimenti “Simfonija kaosa” (La sinfonia del caos), “Životinjstvo” (L’animalesco), “Zora” (Alba) e “Sveopći ples” (La danza totale), Papandopulo ha creato una musica narrativa con sorprendenti effetti musicali. Questo aspetto è stato particolarmente evidente nel movimento “L’animalesco”, dove i solisti nelle sezioni dei legni e degli ottoni imitavano i versi degli animali. La calma e il mistero dell’alba è stato invece evocato con un vocalizzo interpretato con sensibilità e una bella dinamica dalla primadonna Anamarija Knego. Un vero portento è stato il quarto movimento, “La danza totale”, in cui l’Orchestra si è lasciata andare a un’esecuzione gioiosa e piena di verve.
Copiosi e meritati applausi al termine del concerto, a dimostrazione di come l’opera di Papandopulo sia capace di entusiasmare e conquistare.
Ci permettiamo infine di notare la strana assenza della sindaca Iva Rinčić, e in generale degli esponenti più in vista dell’amministrazione cittadina, a una manifestazione che dovrebbe diventare un appuntamento regolare sulla scena culturale fiumana negli anni a venire.
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