«Beethoven, Bruch, Čajkovskij»: la musica delle emozioni

Al Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc» ha avuto luogo il concerto dell'Orchestra sinfonica di Fiume sotto la direzione del Maestro Valentin Egel

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«Beethoven, Bruch, Čajkovskij»: la musica delle emozioni

È sempre un evento di particolare pregio il concerto dell’Orchestra sinfonica di Fiume al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” ed è stato così anche l’ultimo appuntamento con l’organico che, sotto la direzione del Maestro Valentin Egel, ha saputo donare al pubblico fiumano momenti di pura bellezza. Sempre ispirato, energico, preciso e completamente immerso nel materiale musicale al quale si dedica insieme ai talentuosi membri dell’Orchestra, il Maestro Egel riesce di volta in volta a dare vita a creazioni musicali di straordinario spessore. Oltre all’altissima qualità di esecuzione con la quale l’Orchestra diletta il pubblico fiumano ormai da anni, un altro punto di particolare valore è il repertorio, che si va sempre più ampliando anche con composizioni raramente o mai prima eseguite al Teatro fiumano.

Anton Kyrylov e Valentin Egel

Trascinante mosaico

La serata è stata inaugurata dalla drammatica Coriolano Ouverture in Do minore op.62 di Ludwig van Beethoven, in cui l’Orchestra ha creato con una minuziosa attenzione per i particolari un trascinante mosaico di appassionati passaggi intercalati da dolci melodie che sfociano in un turbine di emozioni. La Coriolano Ouverture fu scritta da Beethoven nei primi mesi del 1807 come intermezzo alla tragedia omonima di gusto classicheggiante di Heinrich Joseph von Collin (1771 – 1811), poeta drammatico austriaco, stimato anche da Goethe. Concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale, l’Ouverture non fu eseguita alla prima del dramma, che ebbe luogo il 24 aprile 1807 a Vienna, ma nel dicembre del 1807, dopo essere stata presentata in casa del principe Lobkowitz nel marzo precedente. La tragedia è la storia di un condottiero romano, Gneo Marcio Coriolano, il quale dopo aver guidato le truppe romane contro i Volsci, entra in politica a Roma, dove viene però osteggiato dagli oppositori. Sollevando il popolo contro essi, Coriolano viene accusato di tradimento ed esiliato. Egli si pone così a capo dei Volsci, deciso a guidarli contro Roma, ma viene fermato dalla madre, che riesce a dissuaderlo dall’impresa. Non potendo però tornare a Roma, per aver guidato un esercito contro essa, si uccide.

La struttura dell’ouverture segue l’idea dell’opera, in cui il tema principale in do minore rappresenta Coriolano pronto ad invadere Roma, mentre il più delicato tema in Mi bemolle maggiore rappresenta la madre che lo supplica di desistere dal suo intento.

Ottima prova di Kyrylov

L’Ouverture è stata seguita dal Concerto per violino e orchestra n.1 in Sol minore op.26 di Max Bruch (1838 – 1920), che ha visto per la prima volta in veste di solista il maestro concertatore dell’Orchestra sinfonica di Fiume, Anton Kyrylov. Si tratta del primo dei tre concerti di Bruch scritti per il violino, anche se gli altri due non raggiunsero mai il successo del primo, che continua ad essere una delle opere più popolari del repertorio violinistico. Bruch intraprese la composizione di un’opera per violino e orchestra nel 1864 e durante il lavoro si servì dei consigli di diversi virtuosi dello strumento, tra cui spicca József Joachim al quale il concerto è dedicato. Il concerto fu terminato inizialmente nel 1866, mentre la prima esecuzione ebbe luogo il 24 aprile dello stesso anno a Coblenza. Nei panni di solista si esibì Otto von Königslow e lo stesso Bruch diresse l’orchestra, ma il fatto non attirò molta attenzione. Successivamente, il concerto fu rivisto in maniera considerevole dal compositore tedesco su modello del Concerto per violino e orchestra in mi minore di Mendelssohn. Nel lavoro si avvalse dell’aiuto dello stesso Joachim, il quale aggiunse le cadenze del violino solista. La nuova versione del concerto fu completata nel 1867 e venne eseguita da Joachim a Brema il 5 gennaio 1868, sotto la direzione di Karl Martin Rheinthaler. Ed è questa la versione del Primo concerto pervenutaci oggi.

Anton Kyrylov in veste di solista

Denso e ricco tessuto musicale

Il concerto di Bruch è caratterizzato da un denso e ricco tessuto musicale e si apre con un drammatico primo movimento in cui il solista ha eseguito con sicurezza e disinvoltura il tema principale e i numerosi brillanti passaggi. Nel secondo movimento (Adagio), Kyrylov si è cimentato con lo struggente tema principale sostenuto puntualmente dall’Orchestra. Se nell’inizio del primo movimento abbiamo potuto percepire qualche lieve incertezza nella produzione del suono, nel secondo Kyrylov ha reso con disinvoltura le toccanti e delicate melodie. Nel terzo movimento (Allegro energico), il solista ha sciorinato una tecnica notevole e si è affermato in maniera definitiva dinanzi al pubblico fiumano, che ha premiato la sua esecuzione con scrosci di applausi, riuscendo a strappare da Kyrylov ben due bis.

Ricchezza dell’inventiva melodica

Nella seconda parte del concerto è stata proposta la Quarta sinfonia in Fa minore op.36 di P.I. Čajkovskij, un’opera che dimostra ancora una volta la ricchezza dell’inventiva melodica e dell’orchestrazione del compositore russo che rapiscono l’anima per l’intensità dell’emozione che racchiudono. Čajkovskij compone la Quarta sinfonia tra il dicembre 1876 e il gennaio 1878, in un periodo denso di vicende con esiti contrastanti che influirono fortemente sul suo fragile sistema nervoso. La stesura della sinfonia sarà un modo di dare sfogo ai suoi sentimenti. La Quarta sinfonia ebbe la sua prima esecuzione a Mosca il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein, con un tiepido riscontro del pubblico. All’esecuzione assistette anche la baronessa Nadejda von Meck, mecenate di Čajkovskij a cui il compositore dedicò la sinfonia.

L’apice della serata

Il primo movimento (Andante sostenuto – Moderato con anima) si apre con un tema drammatico reso dagli ottoni e si trasforma in un vortice di motivi drammatici che trovano un po’ di tranquillità in un secondo tema, che allevia la tensione di quello principale. Nel secondo movimento (Andantino in modo di canzone), il tema malinconico sembra esprimere tutta la disperazione che opprimeva il compositore nella vita. Il terzo movimento, lo Scherzo interamente eseguito con il pizzicato dagli archi presenta un’atmosfera più distesa e quasi scherzosa, in cui spiccano gli interventi di vari gruppi di strumenti. Il quarto movimento è un Finale trionfale in cui Čajkovskij gioca con le battute iniziali di un noto canto popolare russo, intitolato “Una betulla stava in un campo”. La dolce melodia assume di battuta in battuta un carattere diverso, a seconda del gruppo di strumenti che la esegue e della variazione ritmica adottata. Anche qui l’ascoltatore rimane ammaliato dalla ricchezza di sfumature che la fantasiosa orchestrazione dona al materiale musicale e che l’Orchestra sinfonica di Fiume è stata capace di esprimere in ogni particolare, facendo dell’esecuzione della Quarta sinfonia l’apice della splendida serata.

Anton Kyrylov all’inchino

Copiosi applausi per l’eccellente Orchestra e il Maestro Valentin Egel.

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