Bajaga & Instruktori, il passato che canta

Oltre due ore di concerto alla Scena estiva di Abbazia per il cantautore serbo, accolto da un pubblico che ha premiato soprattutto i grandi successi degli Anni Ottanta, autentico cuore della serata

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Bajaga & Instruktori, il passato che canta
Il cantante Bajaga (primo da destra) affiancato dagli Instruktori

C’è un momento, durante certi concerti, in cui ci si rende conto che sul palco non si stanno semplicemente eseguendo delle canzoni. Si sta riportando in vita un’epoca. È quanto accaduto sulla Scena estiva di Abbazia, dove Momčilo Bajagić Bajaga è tornato a esibirsi con gli Instruktori, il gruppo che lo accompagna dal 1984, anno in cui lasciò i “Riblja čorba” per intraprendere una carriera destinata a segnare la storia del rock jugoslavo.

“È bello ritrovare il mio pubblico”, ha detto Bajaga rivolgendosi alla platea. E, osservando il pubblico, era difficile dargli torto. Era davvero il suo. Volti che quarant’anni fa avevano accolto con lo stesso entusiasmo le sue prime canzoni, appartenenti in larga parte alla generazione del baby boom e a coloro che, per ragioni anagrafiche, riuscirono comunque a entrarvi nei tempi supplementari di quell’epoca. Per molti di loro non è stato soltanto un concerto, ma un viaggio nel tempo.

I musicisti hanno riportato il pubblico nel passato

Hit che accomunano generazioni
La serata, resa ancora più gradevole dal clima mite e dalla luna che si affacciava all’orizzonte, ormai prossima al plenilunio, ha assunto fin dalle prime note il sapore della memoria condivisa. Bajaga non ha rinunciato a proporre anche pagine della produzione più recente, da “U sali lom” a “Darja”, passando per “Neka svemir čuje nemir” e “Na vrhovima prstiju”. Brani maturi, raffinati, figli di un artista che non ha mai smesso di scrivere e pubblicare nuova musica. Eppure è apparso evidente come il pubblico fosse lì soprattutto per ritrovare il Bajaga degli Anni Ottanta.
Sono bastate “Sa druge strane jastuka”, “Berlin” e “Marlena” per riportare tutti a un’altra stagione della vita. Poi sono arrivate “Poljubi me”, “Dobro jutro”, “Red i mir”, “Godine prolaze”, “Kad hodaš”, “Lepa Janja, ribareva kći”, “Život je nekad siv, nekad žut”, “Francuska ljubavna revolucija”, “Verujem – ne verujem”, “Plavi safir”, “Ti se ljubiš (na tako dobar način)”, “Moji drugovi”, “Tišina” e molte altre ancora. Una sequenza di successi che, più che raccontare l’evoluzione artistica del cantautore serbo, ha ricostruito la colonna sonora di un’intera generazione.

Il pubblico ha gremito la Scena estiva

Un cielo stellato
Non sorprende quindi che proprio questi brani abbiano acceso maggiormente l’atmosfera. Le canzoni più recenti sono state accolte con rispetto e attenzione, quasi come un necessario aggiornamento del repertorio, ma l’entusiasmo autentico è esploso ogni volta che riaffioravano le melodie che negli Anni Ottanta risuonavano nelle radio, nei mangianastri e durante le serate in discoteca tra amici.
Uno dei momenti più intensi è arrivato con “Zažmuri”. Le luci del palco si sono abbassate fino quasi a scomparire e, come avviene ormai in ogni grande concerto, centinaia di telefoni cellulari hanno acceso le proprie torce, trasformando la Scena estiva in un cielo stellato. L’immagine era suggestiva, ma inevitabilmente evocava un’altra epoca. Quarant’anni fa, durante lo stesso brano, a illuminare il pubblico erano fiammiferi e accendini. Cambiano gli oggetti, cambia la tecnologia, ma il bisogno di partecipare collettivamente a un’emozione resta identico.

Il saluto finale di Bajaga e degli Instruktori dopo oltre due ore di musica

Emozioni che rivivono
Il concerto ha confermato anche un’altra impressione. Bajaga continua a comporre, a sperimentare e a pubblicare nuovi lavori, ma il legame quasi viscerale con il suo pubblico continua a poggiare soprattutto sulle canzoni nate tra il 1984 e la fine del decennio. Non è un limite, ma una constatazione. Quelle melodie hanno accompagnato una stagione irripetibile della vita di una generazione e, ogni volta che vengono riproposte dal vivo, non evocano soltanto ricordi musicali. Fanno riaffiorare luoghi, amicizie, amori, speranze e un modo di vivere che appartiene ormai alla memoria.
Il finale, con “Od kad tebe volim”, l’immancabile “Tamara” e “Samo nam je ljubav potrebna”, ha suggellato una serata che non aveva bisogno di effetti speciali per convincere. È bastata una lunga serie di canzoni entrate nella storia della musica dell’ex Jugoslavia e un pubblico che, per poco più di due ore, ha avuto la piacevole sensazione di aver rimesso indietro le lancette dell’orologio di quattro decenni.

Momčilo Bajagić Bajaga

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