Attenzione, a Dignano gambe in visione

Galleria Apoteka. Inaugurata la personale di Sara Perović

L’autrice della mostra, Sara Perović

Recentemente, il lavoro della fotografa polese Sara Perović ha attirato l’attenzione dell’edizione digitale italiana di “Vogue”, nel quale mesi fa erano apparse alcune sue fotografie inerenti il suo libretto “Le gambe di mio padre” (“Noge moga oca”/“My father’s legs”). Fino al 2 ottobre, l’opera della giovane fotografa-architetta, operante a Berlino, si potrà ammirare presso la galleria “Apoteka – spazio per l’arte contemporanea” di Dignano, dove venerdì scorso è stata inaugurata la mostra.
Le gambe maschili
Oltre alle fotografie de “Le gambe di mio padre”, si possono ammirare quelle di un’altra edizione, “Giochiamo a tennis” (“Igrajmo tenis”), di cui l’autore è il nonno della stessa Sara. Tutto parte dal tennis, quindi, sport che ha fatto un po’ la storia di questa famiglia polese. Come spiega la curatrice della mostra, Branka Benčić, il nuovo libretto – mostra di Sara Perović, prende le mosse da un’esperienza autobiografica per riflettere sul ruolo che gioca la figura maschile nelle relazioni adulte di ogni donna. Le opere raccolte nella mostra personale rappresentano due gruppi di fotografie, incentrati su dettagli delle gambe maschili o del corpo intero in pose tennistiche. Due gruppi di fotografie tuttavia collegati l’uno all’altro, di cui fanno parte materiale fotografico d’archivio della famiglia Perović, ma anche lavori scattati di recente, che illustrano le interrelazioni di tempo, motivo e contesto. Tra vecchio e nuovo, immagine d’archivio e immagine recente, la fotografia è cornice del motivo centrale – le gambe maschili – elemento che appare in una serie di ripetizioni e variazioni, e oltre alla fotografia, si manifesta in vari media: nell’omonimo “flip-book” e un video, in cui l’animazione e il montaggio accentuano ancora di più il movimento e la ripetitività.
La ricerca di Sara Perović crea parallelismi visivi in cui si contrappongono le immagini ritrovate di suo padre a quelle fatte al suo compagno, che ha scattato di recente, capovolgendo la convenzione dominante di soggetto-oggetto, osservatore-osservato, in cui lo sguardo appartiene solitamente al soggetto maschile e il corpo femminile è invece l’oggetto. Nelle immagini, questa norma viene destabilizzata: si punta sull’oggettivazione del corpo maschile, sottoposto allo sguardo femminile. “Il tutto è iniziato qualche anno fa, quando ho cominciato a ricreare delle foto d’archivio di mio padre, con il mio compagno. Mia madre ha da sempre detto di essersi innamorata di mio padre per via delle sue gambe: poi ho notato che sono stata attirata dal mio compagno per uguale motivo. Da qui l’idea di contrapporre le foto del padre, in bianco e nero, a quelle del mio compagno, riprendendone le pose. Il tutto è stato incluso poi nel volumetto edito a inizio anno dalla casa editrice J&L Books di New York”, conclude Sara Perović.

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