Antonio Smareglia, un compositore atipico e cosmopolita

Il secondo convegno scientifico tenutosi a Pola, finalizzato a celebrare il personaggio e la sua attività artistica, ha rivelato fatti sconosciuti del grande Maestro

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Antonio Smareglia, un compositore atipico e cosmopolita
Tijana Barbić Domazet, Silvio Forza e Gorka Ostojić Cvajner. Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA

Pola e intenditori, appassionati di musica e non, memori di una singolare tradizione artistico-culturale legata alla storia cittadina che finalmente riesce a mostrare degli aspetti dal pregio elevabile a livello internazionale, continuano egregiamente il loro cammino verso la riscoperta di Antonio Smareglia, per rendere giustizia al merito a una delle figure più bistrattate e misconosciute nel tempo. Oggi si può ben dire che sia giunta la fine di una brutta faccenda di rimozione di un grande dall’ufficialità degli eventi e persino dalla memoria collettiva di una città e di un territorio allargato.

La produzione operistica
In concomitanza con il 170esimo anniversario della nascita e il 95esimo della morte del compositore, la Società Smaregliana, la Società storica istriana e la Biblioteca scientifica di Pola, a forze riunite hanno dato l’altra sera vita al secondo convegno scientifico “Antonio Smareglia = Opera = Europa”, finalizzato a celebrare il personaggio e la sua produzione artistica. Quale migliore introduzione della sua “Barcarola”, eseguita al pianoforte dalla studentessa dell’Accademia musicale di Pola, Tena Benjak (classe della prof.ssa Charlene Farrugia Bozac), per un evento che ha visto moderatrice Tijana Barbić Domazet e conosciuto un viaggio virtuale dentro allo splendido Teatro nazionale di Praga assieme a Juliana Ličinić van Walstijn. La musicologa e presidente della Società Smaregliana ha cercato di dipingere l’atmosfera e i fasti degli spettacoli operistici (dei filoni germanico e boemo), di una grande capitale della cultura multietnica e multinazionale ai tempi dell’Impero austroungarico, fino ad immaginare i momenti della messa in scena dell’opera smaregliana Cornill Schut, per una prima che allora determinò un grandioso successo di pubblico.

La componente wagneriana
Da attenta studiosa, la relatrice ha eccome stuzzicato l’interesse degli astanti rivelando quanto ricco sia l’archivio storico del Teatro di Praga, conservante manoscritti, spartiti originali, libretti e documenti che testimoniano anche la vasta produzione di Smareglia e che come tali vanno assolutamente trascritti, diffusi e studiati a titolo di approfondimento e completamento delle conoscenze in merito al compositore. A seguire l’intermezzo di storia offerto dall’esperto in materia David Orlović, per inquadrare la città natale di Smareglia, ai tempi della sua infanzia. Si è scesi fino alla metà dell’’800, quando Pola veniva imbruttita dall’appellativo di “città cadavere”, non avendo ancora conosciuto la sua straordinaria espansione urbanistica e il grande progresso determinato dalla trasformazione in principale porto di guerra austroungarico. Particolarmente interessante l’esposizione di Vanesa Begić, giornalista e traduttrice che ha illustrato le preziose considerazioni che il prof. musicologo Ivano Cavallini ha prodotto nel suo saggio in merito all’Antonio Smareglia “destinato a rimanere come sospeso a mezz’aria, ‘né di qua, né di là’ e ora finalmente protagonista di un particolare rinascimento”. Qui accennato l’articolo esaminante “i motivi storici che fanno di Smareglia un compositore atipico, in un certo senso cosmopolita come lo poteva essere un artista mitteleuropeo nella seconda metà del XIX secolo”. Da quanto specificato, l’opera del maestro polese, testimonia la presenza di una forte componente wagneriana, corrispondente alla dimensione cosmopolita o “austriaca” della sua personalità creativa, accanto a una cantabilità di colore italiano e ad alcuni elementi slavi, obnubilati da una critica di parte che vedeva in lui uno degli ultimi rappresentanti del melodramma nazionale.

Un nome che perdura nel tempo
Il discorso improntato sulla disattenzione degli enti lirici e del mondo della musica nei confronti di un Smareglia che non è stato un verista tout court, né un compositore autenticamente italiano, né esclusivamente wagneriano, ma tutto questo insieme, è quindi proseguito con il giornalista e traduttore, Silvio Forza, per rendere palese quanto il rapporto di Smareglia con il successo fu estremamente ondivago nonostante la sua eccelsa qualità. È piaciuto l’aneddoto per cui il grande scrittore irlandese James Joyce, dopo aver assistito, nel 1908, alla rappresentazione delle “Nozze istriane” al Politeama Rossetti di Trieste, avesse dichiarato con entusiasmo “che di tutti gli attuali abitanti della Venezia Giulia, uno solo, Antonio Smareglia, avrà un nome tra cento anni”. “È cosa nota che – come detto al convegno – fu considerato troppo Italiano dalla scena musicale austrotedesca, troppo Austriaco da quella italiana, con una musica imbevuta anche da contaminazioni slave giuntegli per parte della madre croata che di cognome faceva Stiglich. Smareglia, che pur ebbe anche quelle soddisfazioni che in genere capitano ai grandi, cioè di vedere le sue opere eseguite al Teatro Fenice di Venezia, a La Scala di Milano, a Vienna, Praga, Dresda e New York, mai ottenne quel successo e quel riconoscimento che, oltre a fama e gloria, gli avrebbe consentito di raggiungere quella stabilità finanziaria vanamente rincorsa per tutta la vita”. Mettendo in rapporto la città e il compositore, si è sottolineato che Pola per lunghissimo tempo non ha valorizzato il Maestro cui aveva dato i natali e quindi posto in risalto l’eccezionalità del mantenimento del suo nome nello stradario, nonostante la sistematica cancellatura delle connotazioni italiane avvenuta nel dopoguerra e negli anni successivi. Onore al merito ai diversi entusiasti, singoli e istituzioni, che con caparbia e coraggio hanno voluto ripescare Smareglia dall’oblio e in detto caso è stato dato rilievo particolare a Bruno Flego, profondo conoscitore della storia e della cultura cittadina, che si era battuto a favore della rivalutazione di un grande figlio di Pola. Infine, una squisita passeggiata a Fasana, nel viale delle sculture ispirate all’opus musicale, in compagnia della storica dell’arte e vicepresidente della Società smaregliana, Gorka Ostojić Cvajner, per mettere in connubio arte del suono e della forma.

Pubblico a raccolta per il convegno su Smareglia.
Foto:

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