Anna Giugno Modrušan: «L’insegnamento è vocazione»

Riconoscimento ministeriale anche per l’insegnante della Sezione periferica di Gallesano della SEI «Giuseppina Martinuzzi» di Pola. «Per me è la classica ciliegina sulla torta»

Anna Giugno Modrušan

Si diventa insegnanti per vocazione, per attitudine e per predisposizione naturale. Fare la maestra non è una professione per tutti, perché richiede sacrifici, sforzi, dedizione, pazienza, andando ben oltre alla semplice trasmissione del sapere. La passione per l’insegnamento è diventata una missione per Anna Giugno Modrušan, insegnante consulente presso la Sezione di Gallesano, periferica dell’elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, e anche docente presso la Facoltà di scienze per la formazione di Pola, e il suo impegno vale il premio riservato alla categoria, specificatamente per 500 insegnanti di tutta la Croazia.

Che cosa significa per Lei questa gratifica?
“Per me giunge come una ciliegina sulla torta dopo quasi 24 anni di percorso professionale. Il mio auspicio è che un tanto diventi uno sprone a candidarsi per tanti altri colleghi della Comunità Nazionale Italiana, che meriterebbero questo premio. Essere insegnante di una scuola di una minoranza in Croazia equivale a più sfide, più difficoltà dovute all’insufficienza e al ritardo nella pubblicazione dei manuali che dipendono dai ritmi ministeriali, significa capacità di adattamento alle situazioni, alle classi di generazioni che cambiano con spiccata disparità di competenza linguistica. Il nostro mondo è più difficile. Il fatto di proporsi e di partecipare ai concorsi nel caso nostro è una prova della presenza sul territorio. Siamo scuole di serie A, di qualità, con un corpo docenti valido e sarebbe un bene assistere anche ad altre candidature”.

Con quali argomenti è riuscita a ottenere questa significativa promozione?
“Allora, la partecipazione a concorsi con la classe, quindi il lavoro portato avanti in quattro faticosi anni facendo parte del team della riforma in funzione della minoranza, che grazie al prezioso supporto delle consulenti Patrizia Pitacco e Gianfranca Šuran, è riuscito a ottenere il visto sulla documentazione per il curriculum di lingua e letteratura italiana. Quindi le traduzioni della documentazione scolastica, e a seguire il lavoro da titolare dell’Attivo interregionale degli insegnanti dell’Istria e della Regione litoraneo-montana, per un secondo mandato, con gli studenti della Facoltà, la collaborazione con la Comunità degli Italiani di Gallesano, la partecipazione attiva, da relatrice, a vari convegni, l’insegnamento trasmesso tramite la TV in regime di scuola a distanza. Considero questo un premio per l’intera CNI”.

Qual è il parametro più rilevante per un elogio ai meriti?
“Si colloca in primo piano il lavoro con gli allievi. E a tanto aggiungerei il buon rapporto di collaborazione con i loro genitori. Questo mio riconoscimento è in effetti il risultato che scaturisce da uno splendido lavoro portato avanti assieme ai colleghi. I ragazzi sono la nostra cartina di tornasole, che conferma quanto tutto l’impegno profuso sia in loro funzione, finalizzato a formare persone competenti per il domani. Moltissime sono le insegnanti ancora più valide, che avrebbero bisogno di uno stimolo a farsi avanti e un tanto è necessario alla sopravvivenza delle scuole del nostro gruppo nazionale, perché siamo costantemente messi a confronto con le istituzioni scolastiche della maggioranza, costretti a dimostrare sempre i pregi e la validità della sistema scolastico CNI”.

Che cosa rappresenta per Lei il lavoro d’insegnante?
“È una missione. Fin da quando ho iscritto la Facoltà. Me l’aveva detto mia madre: ‘Attenta, hai in mano delle persone…’. L’insegnante di classe è la prima maestra, quella che resta impressa nella mente per la vita. Questa è una missione permanente che esige un perenne miglioramento, un’opera d’investimento professionale e tanto aggiornamento. Non è un lavoro di routine. Le insegnanti reggono la responsabilità del ricambio di tantissime generazioni da crescere e formare, generazioni oggi più complesse perché complessa è la società in cui si collocano”.

Ci illustri il Suo percorso di esperienze acquisite in tanti anni d’insegnamento?
“Dopo avere ultimato gli studi alla Facoltà di Pola, ho inaugurato il mestiere all’elementare di Cittanova nel 1997 e dopo quattro anni ho insegnato per altri 12 presso la Bernardo Parentin di Parenzo. Quest’esperienza la ritengo altamente formativa perché ho incontrato persone per me importanti come la dirigente scolastica Maria Grazia Benčić Bazzarra, che con la sua totale dedizione al mondo CNI, ha sempre saputo rendere evidente l’importanza del nostro lavoro nel contesto dell’etnia. Poi sono arrivati altri 8 anni d’insegnamento alla Sezione scolastica di Gallesano, luogo che invita a una costante necessità di cura delle tradizioni e della cultura locale. Ogni passaggio mi ha arricchito. Considero questo premio una tappa gratificante che stimola a migliorare ancora e a cercare di fare sempre di più”.

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