Il cantautore polese Valter Milovan Maer ha pubblicato in agosto il suo quarto album intitolato “Aldus”. Il disco è dedicato ad Aldo Spada, per lunghi anni chitarrista degli “Anelidi”, tecnico del suono e produttore dell’album “Aldus” spentosi durante la registrazione e il missaggio del disco. “L’album è stato in parte una sua idea ed è nato su suo suggerimento, per cui mi sembrava giusto ricordarlo nel titolo”, ha dichiarato Milovan.
“Aldus” è un album della durata di mezz’ora nel quale si riscontrano diversi stili musicali: lo swing, il blues, il pop, con una forte espressione cantautorale. Tutti i brani hanno in comune la chitarra jazz di Boro Lukić. Oltre a Lukić, l’accompagnamento musicale in tutte le canzoni (salvo una) è stato curato dal professore polese di percussioni Vedran Vojnić e dal bassista Saša Ligutić.
Brani presentati ai festival
L’album contiene i brani “Yes’n please”, “Kako bit normalan u zemlji di svi svire country”, “Spori bus”, “Tepli šporki daž”, “Bogeyman”, “Kamioncin”, “Ima svjetala što uzalud gore” e “I svi pomalo idu ća/Oi, murieda”. Diversi brani dell’album sono stati finora presentati a vari festival, di cui ben tre al “Čansonfest” di Castua: con “Kamioncin”, nel 2023 Milovan è stato insignito del premio “Migliore cantautore”, nel 2024 ha proposto “Tepli šporki daž”, mentre quest’anno si è presentato con “Bogeyman”. È una canzone festivaliera anche “Oi murieda”, eseguita all’Etnofest di Neum da Livio Morosin e Alka Vuica qualche anno fa. Nell’album, il brano è stato eseguito nella versione d’autore, in forma di medley con il brano “I svi pomalo idu ća”. Tutti i brani sono stati scritti da Valter Milovan Maer, salvo “Oi murieda”, composta assieme a Livio Morosin. L’album è stato edito dalla Grafik di Fiume.
Ironia, amarezza, nostalgia, ma anche un po’ di cauto ottimismo che fa però fatica a imporsi: sono queste le caratteristiche principali di questa musica schietta e senza pretese. Di brano in brano, l’ascoltatore può immedesimarsi in storie nelle quali si rispecchia la disillusione di fronte alla realtà della vita. In canzoni come “Tepli šporki daž”, l’autore commenta in maniera ironica il mondo della politica e le manipolazioni che ne sono parte integrante. Nonostante l’amarezza e la rassegnazione che traspaiono dalle parole di Milovan, c’è ancora posto per la bellezza, che si trova anche nelle cose più umili che lo circondano (“Samo malo sunca triba da se iz sive rode boje” – Serve soltanto un po’ di sole affinché dal grigio nascano dei colori), per la poesia (“Gledan agavu s koje kaplju spokoj i san” – Guardo l’agave dalla quale gocciolano la pace e il sonno) e per l’amore (“Con ti ogni luce appari più bela, per ti tegno el sol in scarsela”).
Espressione bilingue
L’autore si esprime prevalentemente in dialetto ciacavo istriano, spesso introducendo anche l’italiano e l’istroveneto, come è il caso nel brano “Oi murieda”, contribuendo all’autenticità dell’espressione cantautorale. Le storie di Milovan si susseguono su una base musicale solida, senza fronzoli, in cui la voce del cantautore è intercalata dai sobri assoli di Boro Lukić alla chitarra.
Nel suo insieme, “Aldus” è un album che, nonostante la sua semplicità, richiede un orecchio e una mente attenta per cogliere le sfumature nascoste tra le parole.


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