Adriatico. Il mare che unisce

Dalla cartografia del XVI secolo alle mappe scientifiche dell'Ottocento la mostra allestita negli ambienti del Museo nazionale di Zara è un percorso che accomuna geografia, cultura e commercio tra le due sponde

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Adriatico. Il mare che unisce

L’Adriatico, da sempre definito “mare stretto” per la sua particolare conformazione geografica, è molto più di un semplice braccio d’acqua che separa la penisola italiana dalla costa croata e quella dei Paesi balcanici. È, piuttosto, una cerniera naturale che nei secoli ha favorito contatti, scambi e intrecci culturali. Su queste acque hanno navigato mercanti veneziani e ragusei, pescatori istriani e pugliesi, flotte ottomane e asburgiche; sulle sue sponde sono fioriti porti cosmopoliti come Trieste, Zara, Ancona, Spalato, Ragusa e Venezia, luoghi in cui lingue, religioni e tradizioni diverse hanno imparato a convivere.

Un patrimonio comune

Il mare Adriatico non ha soltanto visto passare merci e navi: ha trasportato idee, alfabeti, stili artistici, pratiche religiose e forme politiche. È stato campo di battaglia, certo, ma anche corridoio privilegiato di conoscenza, crocevia di rotte che hanno unito le sponde anziché dividerle. Non a caso, in molte cronache medievali e rinascimentali l’Adriatico veniva descritto come un “mare domestico”, condiviso da popoli diversi che lo percepivano come patrimonio comune, pur tra conflitti e rivalità.
Questa duplice natura – luogo di incontro e al tempo stesso di scontro – si riflette nella produzione cartografica che, dal XVI al XIX secolo, ha cercato di rappresentarlo, studiarlo e dominarlo. Ogni carta marittima, infatti, è al tempo stesso uno strumento tecnico e un documento culturale: racconta come le comunità costiere percepivano il mare, quali vie ritenevano vitali e quale immagine collettiva dell’Adriatico intendevano tramandare.

Collaborazione internazionale

È a partire da questa consapevolezza che nasce la mostra “Il mare che unisce. Le carte marittime che hanno plasmato l’immagine dell’Adriatico dal XVI al XIX secolo”, allestita nel Palazzo del Provveditore di Zara, sede del Museo Nazionale locale.
Nelle sale del secondo piano, fino al 29 settembre prossimo, è esposta una cinquantina di carte marittime originali, frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Zara, l’Università degli Studi di Trieste e l’Associazione Italiana Collezionisti di cartografia antica “Roberto Almagià” di Roma. Alcuni degli esemplari presentati sono unici al mondo, custoditi con cura da collezionisti privati che hanno scelto di condividerli con il pubblico internazionale.
Ad accompagnare l’esposizione, una pubblicazione trilingue – in croato, italiano e inglese – curata dai professori Josip Faričić (Università degli Studi di Zara), Orietta Selva e Dragan Umek (Università degli Studi di Trieste), che comprende un saggio introduttivo e un repertorio cartografico ragionato. L’opera è disponibile sia in edizione cartacea, presentata il giorno dell’inaugurazione, sia in formato digitale grazie a un QR code (edita dalla EUT – Edizioni Università degli Studi di Trieste).

Esemplari unici al mondo

L’arco cronologico coperto dall’esposizione riflette un periodo di profonde trasformazioni politiche che hanno inciso sul paesaggio sociale, economico e culturale dell’Adriatico. Le carte marittime documentano non solo il progresso del sapere geografico, ma anche l’evoluzione delle tecniche cartografiche, particolarmente evidente a partire dall’Ottocento, quando le rilevazioni idrografiche sistematiche cominciarono a costituire la base per la produzione di mappe sempre più precise.
Nel discorso inaugurale, il rettore dell’Università degli Studi di Zara, prof. Josip Faričić, ha ricordato come il contributo determinante per questa mostra provenga da collezionisti privati, veri appassionati di cartografia e dell’Adriatico, che hanno con generosità messo a disposizione i loro originali. “Tra questi – ha sottolineato – si trovano esemplari unici al mondo, testimonianze non soltanto di tecnica e sapere, ma anche di una passione condivisa per un mare che non divide, bensì unisce”.
Alla cerimonia di apertura della mostra hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco della Città di Zara, Šime Erlić, l’arcivescovo emerito mons. Želimir Puljić, i direttori degli Istituti coinvolti nel progetto, nonché personalità del mondo della cartografia come Miljenko Lapaine, presidente della Società Cartografica Croata, e Georg Gartner, presidente dell’Associazione Cartografica Internazionale. Era presente anche Maurizio Oliva, presidente dell’Associazione Italiana Collezionisti di cartografia antica “Roberto Almagià”, che porta il nome del celebre storico della cartografia romano (1884–1962), la cui opera ha segnato non solo la cultura scientifica italiana ma l’intera Europa.

Scienza, arte, cultura e tecnica

La cartografia esposta nella mostra non si limita a documentare la geografia dell’Adriatico: rappresenta l’evoluzione di una disciplina che unisce scienza, arte e tecnica. Dalle prime carte rinascimentali, spesso stilizzate e arricchite di decorazioni e illustrazioni, fino alle mappe idrografiche dell’Ottocento, si osserva una progressiva attenzione alla precisione geometrica, frutto di rilevazioni sistematiche e misurazioni sempre più accurate.
Le carte antiche riflettono anche la diversità degli approcci cartografici. I cartografi veneziani, ad esempio, privilegiavano la rappresentazione dei porti e delle rotte commerciali, essenziali per la supremazia marittima della Serenissima. I cartografi ragusei e austro-ungarici, invece, sviluppavano strumenti per la navigazione costiera, inserendo dettagli sui fondali e sugli approdi sicuri. Ogni mappa, quindi, non è solo un documento tecnico, ma un testo culturale, che comunica l’importanza economica e strategica dell’Adriatico per le varie potenze regionali.
Al di là della funzione pratica, la cartografia aveva anche un ruolo simbolico e politico: rappresentare fedelmente una costa significava affermare il controllo di uno Stato, stabilire confini e consolidare l’identità di un popolo. Le carte divenivano così strumenti di potere, ma anche di conoscenza condivisa, capaci di creare un ponte tra saperi scientifici, commerci, scambi culturali e comunità locali.

Un archivio vivente

Inoltre, le mappe esposte documentano la diffusione di tecniche e idee attraverso l’Europa. Le annotazioni, le scale di profondità, le simbologie utilizzate e i procedimenti di misurazione mostrano come il sapere cartografico fosse costantemente in dialogo tra i diversi centri, dall’Italia al mondo slavo, fino ai centri scientifici dell’Impero austro-ungarico. La cartografia, in questo senso, funziona come un archivio vivente della storia adriatica, raccontando non solo il mare e le coste, ma anche le dinamiche sociali, economiche e culturali che lo hanno attraversato.
La mostra, che si colloca all’interno della Conferenza internazionale di Geoinformazione e Cartografia – tenutasi nei giorni scorsi presso la sede dell’Università degli Studi di Zara – verrà replicata a Trieste in occasione degli eventi culturali di Barcolana57. L’inaugurazione avverrà domenica 5 ottobre alle ore 18 presso la sala Leonor Fini, Magazzino 26, Porto Vecchio.

Il rettore Josip Faričić. Foto Università degli Studi di Zara

Josip Faričić: «Una collaborazione che richiama l’Europa a custodire il mare comune»

Il rettore dell’Università degli Studi di Zara nonché uno degli autori della mostra, Josip Faričić, sottolinea il valore della collaborazione tra le istituzioni accademiche e l’Associazione “Roberto Almagià” e richiama l’attenzione sull’importanza di custodire l’Adriatico come patrimonio comune e risorsa naturale e culturale di tutta l’Europa.
“A nome dell’Università degli Studi di Zara desidero esprimere la mia gratitudine all’Università degli Studi di Trieste e all’Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica ‘Roberto Almagià’ per l’eccellente collaborazione. Un ringraziamento particolare va alla professoressa Orietta Selva e al professor Dragan Umek, con i quali ho avuto il piacere di realizzare congiuntamente la mostra e la pubblicazione che l’accompagna, comprendente un saggio sull’evoluzione della cartografia marittima adriatica e un catalogo con un ricco repertorio di carte. L’opera – spiega Faričić – è stata edita in italiano, croato e inglese ed è disponibile anche in formato digitale ad accesso libero. Un sentito grazie va inoltre ai collezionisti privati italiani riuniti nell’Associazione ‘Almagià’, guidata dal presidente Maurizio Oliva e dalla segretaria Cav. Franca Maria Tegliucci. Desidero ricordare in modo particolare lo psichiatra dott. Marco Asta di Bologna, esempio di apertura verso il mondo accademico e di autentico amore per l’Adriatico. La proficua collaborazione tra i co-organizzatori ha pienamente confermato il significato simbolico del titolo scelto per la mostra.
Le carte esposte appartengono per lo più alla tipologia delle cosiddette carte marittime generali, affiancate solo in parte da carte di rotta. Esse offrivano ai marinai e ad altri utenti una visione complessiva dell’Adriatico, ma, per via della scala e del livello di dettaglio, non consentivano di pianificare o condurre manovre di navigazione e altre operazioni in spazi più ristretti – come porti, stretti o aree insulari complesse, ricche di secche e passaggi difficili. Ciò non ne diminuisce il valore. Al contrario, il fatto che decine di carte, prodotte in diversi centri marittimi, politici e culturali europei, rappresentino l’intero bacino adriatico dimostra l’interesse che l’Europa ha nutrito per secoli verso questa parte del Mediterraneo. Al tempo stesso, queste carte riflettono il graduale sviluppo delle conoscenze scientifiche, delle tecniche cartografiche e delle forme artistiche, testimoniando la cartografia come sintesi di scienza, tecnologia e arte figurativa – prosegue uno degli autori della mostra –. Oltre al contenuto geografico, incentrato sulla fascia costiera e sulle isole, corredato dai relativi toponimi, le carte presentano una ricca decorazione, in cui si riconosce un’iconografia segnata dalle prospettive politiche, culturali e religiose degli autori o dei committenti. Esse raccontano l’Adriatico come spazio di molteplici interazioni: contatti che hanno favorito lo scambio di persone, merci, idee e tecnologie, ma anche contrasti di potere, talvolta degenerati in conflitti aperti. Questa mostra unica, che raccoglie documenti preziosi delle epoche in cui furono realizzati, sarà allestita, dopo Zara, anche a Trieste. Non si tratta soltanto di una celebrazione del ricco patrimonio cartografico, ma anche di un invito a custodire per il futuro una risorsa naturale e un’area culturale comuni, motivo di orgoglio per l’Europa intera”.

 

Maurizio Oliva. Foto Università degli Studi di Zara

Maurizio Oliva: «La cartografia un ponte multidimensionale»

Il presidente dell’Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia antica “Roberto Almagià” di Roma, Maurizio Oliva, specifica che, per la prima volta, l’iniziativa ha oltrepassato i confini nazionali approdando in Croazia.
“L’Associazione Culturale ‘Roberto Almagià’, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e con l’Università degli studi di Zara, ha organizzato una mostra di carte nautiche antiche che illustrano il mare Adriatico. L’Associazione, fondata da un gruppo di studiosi nel 2006, riunisce circa 100 soci, studiosi, collezionisti e appassionati di cartografia storica. Ogni anno organizza una mostra tematica e pubblica un catalogo descrittivo delle carte esposte. Quest’anno, per la prima volta – si dice onorato Maurizio Oliva – l’Associazione ha varcato i confini italici ed è approdata a Zara. La mostra sarà quindi ospitata a Trieste e, successivamente, in altre città italiane affacciate sull’Adriatico.
Le carte esposte in mostra sono prodotte da diversi centri cartografici, ognuno dei quali utilizza metodologie e quadri concettuali diversi, ma nonostante le loro differenze, condividono un obiettivo comune: il mare Adriatico, una delle aree più vitali del Mediterraneo. In queste rappresentazioni, l’Adriatico non è solo raffigurato, ma è costruito e immaginato, incorporato nelle mappe mentali di individui e comunità. Queste carte nautiche intrecciano il fisico e il simbolico, creando una realtà stratificata che comprende sia geografie concrete che spazi immaginari, prova tangibile dello scambio di idee e culture. La cartografia diviene così ponte multidimensionale, collegando scienza e tecnologia, arte e geografia, affari marittimi e altre attività economiche. Queste mappe, in qualità di strumenti di scambio culturale e convergenza tra popoli, stati e regioni lungo la costa adriatica, fungono da mezzi di comunicazione che veicolano messaggi diversi. Il loro ricco valore informativo conferma il ruolo della cartografia non solo come scienza tecnica, ma anche come elemento formativo nel plasmare la vita sociale ed economica delle comunità”.

Orietta Selva. Foto gentilmente concessa da Orietta Selva

Orietta Selva: «L’Adriatico, ponte di civiltà»

Uno dei tre autori del catalogo che accompagna la mostra, la prof.ssa Orietta Selva dell’Università degli Studi di Trieste, ribadisce il valore scientifico e culturale dell’esposizione, volta a mettere in dialogo le due sponde dell’Adriatico.
“L’importanza della presentazione della mostra al pubblico delle due sponde dell’Adriatico sta nel fatto di voler unire le due sponde. L’Adriatico è stato crogiolo di civiltà e luogo di scontri ma anche incontri. L’esposizione – precisa Selva – vuole celebrare il fatto che l’Adriatico sia una cerniera tra Oriente e Occidente che unisce e non divide. Nella mostra vengono presentate le evoluzioni scientifiche che sono uno strumento per conoscere e svelare e dinamiche che si instaurano tra significato e significante tra le due sponde. È di grande importanza la collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Zara e va sottolineato che la mostra è la prima di carattere internazionale alla quale partecipa l’Associazione Italiana Collezionisti di cartografia antica ‘Roberto Almagià’ con documenti gelosamente custoditi nelle mani di chi li colleziona. L’Adriatico è un susseguirsi di mari; di incontri e scontri.
La mostra è accompagnata da un catalogo trilingue. La pubblicazione si articola in due parti: un saggio introduttivo e un repertorio cartografico commentato. Nel saggio si ripercorre la cartografia dalle origini al XVIII secolo. Possiamo dire di avere un catalogo ragionato dato che le singole carte in esposizione vengono analizzate nel loro dettaglio. Nella toponomastica c’è la dicitura di carte nautiche che dimostrano l’utilizzo dello strumento e la valenza politica e geopolitica per definire spazi e territorialità. Le carte sono state stampate ad alta risoluzione e il catalogo è un modo per agevolare la lettura del percorso della mostra. Il catalogo è un punto di partenza per continuare ad ampliare le ricerche ed uno stimolo per approfondire gli studi”.

Foto Università degli Studi di Zara

Una carta di proprietà di alcuni membri dell’Associazione “Almagià”. Foto gentilmente concessa da Franca Maria Tegliucci
Una mappa quale archivio vivente della storia adriatica

Il catalogo trilingue che accompagna la mostra. Foto gentilmente concessa da Franca Maria Tegliucci

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