Addio a Chiara Veranić: naturalista per scelta

Nei suoi reportage e nelle conferenze ha raccontato l’amore e il rispetto per l’ambiente

Chiara Veranić

A meno di due mesi dalla scomparsa del padre Mario, è purtroppo venuta a mancare nei giorni scorsi, all’età di 65 anni, la connazionale Chiara Veranić nata Schiavato. Dopo aver frequentato le Scuole elementari italiane Dolac e Mario Gennari, oggi San Nicolò, aveva assolto l’ex Liceo di Fiume conseguendo il diploma nel 1973 per poi proseguire gli studi e laurearsi, nel 1978, in Scienze naturali all’Università degli Studi di Trieste.

 

Naturalista per scelta e vocazione, giornalista per diletto, appassionata divulgatrice della bellezza e dell’unicità dei luoghi che sceglieva come meta delle sue esplorazioni, oltre ad aver pubblicato per anni sulle pagine del nostro quotidiano centinaia di reportage dal taglio personalissimo, di tanto in tanto, nelle belle sedi delle Comunità degli Italiani di Fiume, Abbazia e Veglia, ma anche in altri sodalizi, come suo padre, teneva pure delle interessanti e molto seguite conferenze: sul Velebit, sull’isola di Veglia, sulle acque dell’Istria, sull’arcipelago dei Lussini; una delle ultime a fine ottobre del 2016, a Palazzo Modello, dedicata alle meraviglie del Carso, corredata da superbe immagini scattate da lei stessa nell’entroterra triestino, lungo parte delle Alpi e nella Bosnia occidentale, frutto di centinaia di percorsi effettuati nell’arco di una decina d’anni. Il suo amore per la natura l’ha portato a guidare molte escursioni alle quali hanno partecipato i soci del WWF di Trieste alla scoperta delle bellezze del Velebit, e del contado fiumano in genere; anche queste regolarmente seguite da conferenze.

Sia dai suoi reportage che dalle sue conferenze, oltre a offrire una grande quantità di informazioni sugli aspetti paesaggistici e naturalistici dei luoghi visitati, indagando spesso anche sui disequilibri che purtroppo le attività antropiche arrecano all’ambiente, erompeva sempre e immancabilmente quell’innato desiderio di comunicare tutto ciò che i suoi occhi attenti avevano potuto osservare. Di indole curiosa, aveva un infinito desiderio di conoscenza e amore per tutto ciò che esiste in natura. Una caratteristica molto probabilmente dovuta anche al fatto che sin da piccola era stata educata ad amare sia il mare, in riva al quale era praticamente nata, sia la montagna, che è sempre stata la passione dei suoi genitori, soprattutto di suo padre. La ricchezza di particolari e la delicatezza con cui descriveva gli ambienti naturali testimoniavano, oltre alla passione per la natura in genere, anche una lunga frequentazione dei luoghi e una solidissima formazione naturalistica.

Comunicare agli altri la bellezza era il suo sogno nel cassetto al quale si è dedicata del tutto soltanto da quando si era ritirata in pensione. Scrivere era un impegno che occupava una grossa parte del suo tempo libero. Ma era un modo per spiegare a tutti noi che la natura oltre che amata va rispettata. Un messaggio che per Chiara Veranić era un imperativo e che, ne può essere certa, è stato recepito da chiunque abbia avuto la fortuna di apprezzarla e conoscerla.

Per conto dell’Edit si era occupata nel corso degli anni anche della traduzione di diversi libri scolastici di natura e società, biologia e chimica (“La mia patria”, “La natura intorno a noi”, “Biologia 1 e 2”, “Chimica 1”, “Il mondo vivente e la sua evoluzione”, “Biologia dell’uomo”). Aveva recensito la traduzione dei manuali e dei quaderni attivi di biologia e chimica destinati ai ragazzi che frequentano le scuole della CNI. Tra le numerose traduzioni in italiano che recano la firma di Chiara Veranić ricordiamo quelle della fotomonografia “Il Comune di Draga di Moschiena: immagini di vita e memoria 1890-2006” basata sulla collezione di vecchie cartoline e fotografie di Anton Papp, di Riccardo Staraj e collaboratori; del volume “Opatija-Abbazia” di Amir Muzur; della Guida alle riserve di caccia; della fotomonografia della visita di Papa Giovanni Paolo II a Fiume, “Il Papa tra noi” (Papa među nama) di Goran Vranić; del libro di Doris Žiković “Un prologo intessuto di musica” (Proslov protkan glazbom), del volume di fra Emanuel Hoško “Fra Serafin Schön” dedicato al più importante pittore del Santuario di Tersatto, di numerose Guide e depliant turistici… Nel 2007, insieme alla madre Maria, si era occupata pure della revisione e della correzione della traduzione in italiano del libro di Goran Moravček “Fiume/Rijeka, la storia taciuta: D’Annunzio, Tito, l’esodo” (Rijeka, prešućena povijest).

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