Al Centro Gervais di Abbazia, l’altra sera si è respirata un’eleganza d’altri tempi, tra suoni colmi di significato e attenzione profonda per parola e melodia. In questa atmosfera, David Danijel ha condotto una narrazione curata nei dettagli, realizzata in collaborazione con il Festival Opatija. Ad aprire l’appuntamento è stato il sindaco Fernando Kirigin, che ha sottolineato il valore culturale del progetto, nato da un incontro con Danijel quattro anni fa e dedicato a figure centrali della tradizione musicale cittadina, come Robić, Jurković e Kuntarić. Ha rievocato i giorni in cui Abbazia si riempiva di appassionati in attesa e le voci più rappresentative della scena jugoslava si raccoglievano in città. È intervenuto anche Ernie Gigante Dešković, direttore del Festival Opatija, che ha ringraziato il pubblico e coloro che, lontano dai riflettori, contribuiscono con impegno alla vita culturale del territorio. Il poliedrico artista ha ricostruito, attraverso immagini, musica e parole, la storia della rassegna canora nata nel 1958. Ispirata ai modelli internazionali quali Sanremo e Monte Carlo, l’iniziativa seppe fin da subito affermare una propria identità. Il concorso fu lanciato dal settimanale “Globus” in collaborazione con la radiodiffusione jugoslava, con selezioni anonime e valutazioni fondate esclusivamente sulla qualità artistica. Fu inoltre tra le prime manifestazioni trasmesse integralmente in televisione con tre telecamere e una delle rare ad essere documentate su vinile, segnando una svolta decisiva nella diffusione della musica leggera dell’epoca.
Agli albori del festival
L’apertura musicale della serata è stata affidata a “Okrećem listove kalendara” (Sfoglio le pagine del calendario), interpretata da David Danijel, brano portato al successo da Anica Zubović e Marjana Deržaj. A seguire, il cantante ha duettato con la giovane Mia Staraj, reduce da “The Voice Kids” e ospite a sorpresa, nella canzone “Mala djevojčica” (La piccola bambina). Poi, in sequenza, sono state proposte “Sa suncem u oku” (Con il sole negli occhi) e “Sretna luka” (Porto felice), che hanno restituito un’intensa tonalità emotiva. Affrontando le edizioni successive, Danijel ha fatto emergere le affermazioni iniziali di artisti destinati a lasciare un segno indelebile. Tra questi, Ivo Robić e Vice Vukov, che proprio ad Abbazia conobbe uno dei suoi momenti decisivi con “Mirno teku rijeke” (I fiumi scorrono tranquilli), interpretata allora da Vukov e Dušan Jakšić e riproposta nella serata dal musicista stesso.
Sono stati ricordati anche altri titoli significativi, come “Veselo na pot” (In cammino con allegria), “Prispivna za Skopje” (Canzone per Skopje) e “Magistrala” (La magistrale), che hanno contribuito a definire una fase animata da entusiasmo creativo e varietà espressiva. Uno dei momenti più toccanti è stato dedicato ad Anica Zubović, protagonista di ben dieci edizioni e cittadina onoraria di Abbazia. Dopo un video omaggio, l’artista è salita sul palco rievocando con grazia il significato profondo che la città ha avuto per la sua carriera, raccontando l’emozione di cantare nella Sala dei Cristalli dell’albergo Kvarner, in un clima di rispetto reciproco tra interpreti. Con fierezza e un tocco di umorismo ha dichiarato di essere prossima ai novantaquattro anni, prima di intonare “Tišina bez suza” (Silenzio senza lacrime), accolta da un lungo applauso.
Omaggi in controcanto
Nel delineare gli sviluppi successivi, Danijel ha dato spazio alla figura di Tereza Kesovija, mettendo in luce l’iniziale carriera da flautista e il passaggio alla canzone, testimoniato da brani come “Plavi nocturno” (Notturno blu) e “Oči” (Occhi), condivisi con interpreti del calibro di Senka Veletanlić e Gabi Novak. Una particolare attenzione è stata riservata a “Eden baknež” (Un bacio, Nina Spirova e Zoran Georgiev), celebre per la sua immediata popolarità sulle principali frequenze radiofoniche, eseguita da Danijel, che ne ha ripercorso la diffusione. Sono seguite “Poruka mora” (Messaggio del mare) e “Potraži me u predgrađu” (Cercami in periferia), quest’ultima proposta da Lado Leskovar, altro ospite della serata, che a ottantaquattro anni ha dimostrato uno slancio scenico straordinario. Durante il percorso, sono stati rammentati con rispetto anche gli artisti recentemente scomparsi, come Dalibor Brun e Senka Veletanlić, quest’ultima omaggiata con discrezione e misura.
L’ultimo tocco di un’armonia cesellata
L’ultima parte ha attraversato gli anni della piena maturità artistica. Sul palco si sono succeduti Nevia Rigutto con “Vino i gitare” (Vino e chitarre), Zdenka Kovačiček con “Zbog jedne melodije davne” (Per una melodia lontana) e Miro Ungar con “Svatko mora imati nekog” (Ognuno deve avere qualcuno), ciascuno riportando nuova vitalità a repertori consolidati. Danijel ha proposto altre interpretazioni, tra cui “Neka to ne bude na proljeće” (Che non sia in primavera), “Jutro će promijeniti sve” (Il mattino cambierà tutto), “Tvoj glas” (La tua voce) e “Bio je maj” (Era maggio), accompagnato da un’orchestra e da un ensemble vocale femminile di altissimo livello. Gli arrangiamenti versatili di Aleksandar Valenčić hanno conferito all’insieme sonoro coesione e originalità. ll gran finale corale con “Autobus Calypso” ha suggellato una serata permeata di autentica emozione, lasciando nell’aria il retrogusto agrodolce di un tempo che ancora risuona nel presente, seppur non sempre con la risonanza che meriterebbe.




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