Ad Umago il mare parla

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Ad Umago il mare parla
I relatori Massimo Capulli e Tea Katunarić. Foto Maura Favretto

Secondo un adagio ,”Il mare è come la vita: trova il modo di unire le persone”, ed è quello che da un po’ di tempo sta succedendo ad Umago dove, tramite il mare, si è trovato un filo comune che attraversa il tempo e gli ostacoli dello spazio.
Nel 2024 il Museo di Umago ha cominciato a divulgare il proprio lavoro attraverso cicli di conferenze presentate dai ricercatori, impegnati nelle operazioni archeologiche in corso nella zona dell’umaghese-salvorino. Secondo Barbara Crnobori, impiegata dell’Ente, è un modo molto efficace, nonché interessante, di presentare al pubblico l’attività del Museo, per parlare non solo delle nuove scoperte, ma anche per offrire aggiornamenti riguardo alle ricerche nei siti attivi.

La conferenza dello scorso venerdì 11 luglio, tenuta nella sala del Museo si inserisce nel ciclo “Cossa xe de novo” e riguarda i progressi compiuti nella zona archeologica di Sipar, situata sul piccolo promontorio tra Umago e Salvore. Il titolo in dialetto è emblematico ed è usato come ponte tra le due lingue della ricerca, il croato di Tea Katunarić Kirjakov dell’Università di Spalato e l’italiano di Massimo Capulli dell’Università di Udine.
Anche se i resti del sito di Sipar oggi sono modesti, a causa, sia delle incurie del tempo che dell’inabissamento delle rovine nel mare, la zona ha attirato l’attenzione degli archeologi sin dagli anni ’90. La località, era attiva sin dall’epoca romana e ha visto la propria distruzione probabilmente intorno al 876. Le ricerche attuali sono iniziate 13 anni fa, però dall’anno scorso, gli scavi, da terra, si sono spostati in mare dove si cerca di completare la mappatura del sito. La prof. Katunarić Kirjakov ha parlato del tracciato dei più recenti confini dell’abitato e soprattutto dell’isola artificiale al centro della baia su cui si trovano i resti di una struttura quadrata, dalle mura spesse che era quasi certamente la sede del faro.

Grande successo di pubblico per la conferenza. Foto Maura Favretto

Quindi è da poco che le griglie degli scavi hanno traslocato sul fondale (per fortuna poco profondo) e che i ricercatori lavorano con pinne e boccaglio e usano attrezzature (macchine fotografiche, penne e quaderni) subacquee.

La seconda parte della conferenza è stata magistralmente illustrata da Massimo Capulli, che, oltre che docente, è anche archeologo subacqueo. Il professore ha parlato del rinvenimento più importante ed entusiasmante, e cioè del relitto di una nave, databile al XII sec., emerso proprio durante gli scavi. Si tratta solo della piccola parte di un’imbarcazione, ma che ha già rivelato molti elementi della sua storia, di cui quello più interessante, è che potrebbe trattarsi di un anello di congiunzione tra le navi dell’antichità (la cui costruzione partiva dalla chiglia a guscio) e quelle dell’epoca post-classica (che venivano costruite partendo dallo scheletro del natante).

Dalla quantità e varietà di domande che sono seguite alle presentazioni, si intuiva subito che l’entusiasmo per il ritrovamento non era limitato ai ricercatori ma aveva contagiato anche l’attento pubblico. C’era chi voleva sapere se il relitto ritrovato sarebbe rimasto sul territorio (risposta: è troppo presto per sapere, dipende da molti fattori); altri che hanno chiesto di che tipo di legni fosse costruita la nave (bisogna aspettare di raccogliere un certo numero di campioni da far analizzare); infine se la nave fosse a remi (le navi a remi erano navi da guerra e non trasportavano merci). Già da questo si capisce quanto l’incontro sia stato apprezzato.

Ma c’è di più. Dalle belle parole di introduzione e conclusione della direttrice del Museo Biljana Bojić, abbiamo capito che agli scavi non partecipano solo i ricercatori e gli scienziati, ma anche una rete di collaboratori della comunità locale. Dall’asilo infantile “Duga” che ha messo a disposizione il proprio cuoco, ai Vigili del Fuoco di Umago che hanno prestato le pompe, al bar locale nel quale i ricercatori si sfamano e riposano tra le immersioni (si sa che il mare mette appetito), a persone come Goran Radovanović che offre assistenza con tutte le apparecchiature tecniche e Danilo Latin, storico pescatore salvorino ora in pensione, che ha procurato una barca per ospitare i compressori e facilitare le operazioni, tutti sono stati calorosamente e debitamente ringraziati. A conferenza conclusa, è stato proprio il signor Latin a esprimere il suo piacere di collaborare a lungo termine con il Museo e di quanto questo sia importante per la comunità costiera. In conclusione, ad Umago e Salvore il mare parla, il mare unisce.

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