1:1. Una linea rossa abbatte muri invisibili

Ivor Hreljanović

FIUME | Una traccia rossa, lungo la zona della Fiumara, per marcare quella che fu, oltre 70 anni fa, la linea di confine tra Fiume e Sušak. È questo il frutto della performance intitolata “1:1”, dell’artista fiumano Damir Stojnić, realizzata nell’ambito della manifestazione “Spajalica” (Graffetta), organizzata dal Museo d’arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume.

Con quest’intervento, l’artista ricostruisce simbolicamente il perimetro del muro – che venne costruito nel 1924 con l’annessione di Fiume all’Italia e abbattuto dopo il 1945 –, per trasmettere artisticamente la volontà di abbattere anche i muri “mentali” e di ribellarsi a qualsiasi tipo di sottomissione. A parlarci dell’intervento e dell’intero progetto è lo stesso artista.
“La performance rappresenta il capitolo iniziale del progetto ‘1:1’, con cui desidero contrassegnare le costruzioni che in passato hanno avuto ruoli importanti e implicazioni politiche – esordisce Damir Stojnić –. E come tali furono distrutte con il susseguirsi dei regimi che si sono alternati al potere nella città quarnerina. Da sempre nutro un particolare interesse per i processi che hanno in relazione l’ideologia e l’architettura. E in che modo tra questi due poli, l’essere umano diventi insignificante. Il progetto è stato proposto all’MMSU, nell’ambito di Fiume Capitale Europea della Cultura (CEC) 2020, e assieme al direttore dell’ente museale, Slaven Tolj, abbiamo scelto di avviarlo alla manifestazione ‘Spajalica’, che da sempre si concentra su performance interattive negli spazi pubblici della città”.

Qual è l’idea alla base del progetto?

“È quella di affrontare, senza alcuna interpretazione ideologica, la storia di Fiume in modo da porre l’accento sulla sua diversità e ricchezza culturale”.

Quali saranno le fasi successive?

“‘1:1’ comprenderà diversi interventi. Tra cui la ‘marcatura’ del perimetro della sinagoga in Pomerio, a cui diedero fuoco i nazisti nel 1944. Penso di raffigurare sull’edificio anche la facciata della sinagoga, ma questi sono dettagli tecnici di cui mi occuperò quando sarà il momento giusto. Un’altra idea è quella di illuminare per mezzo di lampade subacquee il luogo in cui venne ormeggiata la nave ‘Elettra’ (di Guglielmo Marconi), dalla cui radio, nel settembre del 1920, D’Annunzio proclamò al mondo l’istituzione della Reggenza del Carnaro. Auspico anche di intitolare questa parte del porto ‘Piazza Gabriele D’Annunzio’. Il progetto nel suo insieme è composto da diverse altre parti – tra cui la passeggiata di Che Guevara a Fiume –, molte delle quali sono in piano di realizzazione entro il 2020”.

Perché proprio la scelta del tracciato del vecchio confine tra Italia e Jugoslavia come primo capitolo di questa serie?

“Perché era completamente progettata e quindi possibile da realizzare in poco tempo. Senza dimenticare che tecnicamente è stato l’intervento più semplice. Per realizzare gli altri capitoli del progetto ci vorrà un sacco di tempo e di ricerche, per inserirli nella città in modo da essere percettibili ma al tempo stesso non invasivi. Per quanto riguarda il muro di confine, il solo fatto che abbiamo avuto una barriera che divideva la città in due entità, quasi mezzo secolo prima del Muro di Berlino, così come il fatto che i cittadini l’abbiano abbattuto, è stato uno sprono in più per realizzarlo”.

ISCRTANA GRANICA FIUME E SUSAK AUTOR DAMIR STOJNIC 2018 7 Quali sono, dunque, i significati della linea rossa?

“La marcatura del muro di confine ha duplici significati. Da una parte vuole celebrare il potere del cittadino, dall’altra rappresenta un appello a opporsi a muri molto più resistenti e invisibili che ci dividono oggi da una vita dignitosa. Sono muri che vengono sistematicamente posti dalle diverse fazioni politiche che governano in Croazia. E sono in realtà il braccio esteso della politica mondiale che minaccia di inghiottirci”.

La sola comparsa della linea ha provocato non poche controversie. Se le aspettava?

“In tutta sincerità non mi aspettavo un simile polverone. Sono soddisfatto però che ci sia dell’interessamento per il mio lavoro, anche se penso sia solo il frutto dell’ipocrisia dei gruppi politici, che da una parte agiscono in nome di una falsa sacralità e dall’altra in quello della liberalità. Qualsiasi forma di governo è repressiva, è una proprietà insita. A tutte queste controversie posso reagire dicendo soltanto che mi rapporto con me stesso in modo sano, sia a livello individuale che collettivo”.

Negli ultimi anni a Fiume siamo testimoni di una crescente considerazione artistica legata a D’Annunzio, nonostante appartenga al periodo fiumano che, secondo la storiografia croata, è stato il precursore del fascismo. Come spiega questa tendenza e perché è importante per la città quarnerina?

“Penso sia troppo superficiale intendere D’Annunzio solamente dalla prospettiva del proto-fascista. Il fascismo seconda un’interpretazione generale, è definito come ‘il governo di rappresentanti reazionari e imperialisti delle grandi imprese, dei proprietari di industrie di armi, di istituti bancari e proprietari terrieri, che si è formato inizialmente in Italia e successivamente in Germania e in Giappone’. Mi chiedo: non è oggi la Croazia completamente nelle mani delle banche mondiali? I nostri politici si comportano esattamente secondo le indicazioni delle corporazioni straniere. In altre parole viviamo all’interno di un ordine mondiale di stampo fascista, con la differenza che oggi la repressione non viene più attuata con le armi, bensì con i mezzi finanziari. D’Annunzio aveva dichiarato guerra proprio a tali organismi, ossia alla Società delle Nazioni, la quale a sua volta si era opposta alla Lega di Fiume, per aver cercato di includere lo Sinn Féin irlandese, l’Egitto, l’India, insomma, tutti quegli stati e popoli che si consideravano danneggiati in qualche modo dalla risoluzione presa alla Conferenza di pace di Parigi. Basta leggere il quarto comma della Carta del Carnaro, scritto assieme all’anarcosindacalista Alceste De Ambris, in cui veniva garantita l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di razza, sesso, etnia o religione, compreso l’ateismo. Molti intellettuali e artisti hanno osservato il fenomeno dannunziano oltre il velo del pregiudizio ideologico che, nella nostra città, è stato principalmente propagato dalle autorità comuniste dopo il ‘45. Durante la sua reggenza, a Fiume giunse l’intera élite artistica mondiale. I dadaisti di Berlino gli diedero il massimo appoggio senza riserve. Per molti intellettuali e filosofi l’Impresa di Fiume rappresentò un esperimento socio-politico autonomo, che con le sue manifestazioni contro il capitalismo e l’imperialismo ha posto le basi di molti movimenti liberali successivi, dal Maggio francese del ‘68 alle comunità di cultura alternativa dei primi Anni Settanta negli Stati Uniti e altri fenomeni globali. A modo suo, la Reggenza del Carnaro fu il modello di un’utopia ricercata sin dagli anni ‘50 da artisti che insistevano su una fusione completa della vita con l’arte e promulgavano la resistenza creativa verso tutte le strutture politiche e governative. Durante questo periodo, dal settembre 1919 al dicembre 1920, Fiume è stata la capitale europea della cultura, e mi rallegra sapere che lo sarà di nuovo, esattamente nel centenario dell’Impresa di Fiume. Detto questo, naturalmente non nego tutte le connotazioni sociali e politiche, miste al nazionalismo e agli estremismi più vari, ma qui abbiamo un fenomeno la cui lucidità e follia hanno superato qualsiasi ideologia”.

Facebook Commenti